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Daniele Raco ci racconta “la sua gallina”

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Come recitava una celebre canzone di Cochi & Renato “La gallina non è un animale intelligente” eppure, stando al libro di Raco potrebbe esserlo. La Gallina è il nome che i giocatori di slot hanno dato ad una delle macchinette di maggior successo e diffusione. La gallina che potrebbe dar loro delle uova d’oro, cambiare il corso della loro vita. Una gallina intelligente perché sa quando elargire e quando prendere e, purtroppo, più soventemente prende invece di dare.

Una gallina che si tiene le sue uova d’oro strette, le fa spasimare, e quando le dona finalmente in realtà sono costate troppo. Chi ha sperperato patrimoni, chi venduto i gioielli, chi rovinato la famiglia.

Allora sorge spontanea una domanda che potrebbe essere un’inversione di ruoli. La gallina sarà forse il giocatore? La gallina da spennare in tutti i sensi per poi abbandonarla una volta esaurita (come accadrà ad uno dei protagonisti del libro).

Un barista, un ex direttore delle poste, un comico, un politico, un muratore e una casalinga sono i giocatori protagonisti del primo racconto di Daniele Raco. Ognuno di loro affronterà il demone del gioco d’azzardo compulsivo che prende letteralmente vita ed è il vero protagonista della storia, possiamo leggere, anzi sentire, la sua voce sibilante che si insinua in noi, che striscia verso il nostro cervello avvolgendolo nelle sue spire. 

Premettendo che i miei unici giochi son stati i familiari e natalizi Mercante in fiera e la Tombola, che non ho mai scommesso, giocato all’enalotto o comperato un Gratta&Vinci questo libro mi ha dato i brividi. La voce del Demone del Gioco mi è sprofondata nell’anima artigliandola. Ho seguito le vicende dei protagonisti in trepidazione come se stessi vedendo delle persone che stavano affogando perché la scrittura di Daniele Raco è netta, tagliente, in apparenza veloce, ma ti resta dentro. Raco, per mestiere sa giocare con le parole, le sa usare bene, ma qui cala la maschera del comico, toglie quella del wrestler Kombat Komedian e diviene un uomo nudo totalmente, con l’anima esposta a noi. E si racconta con sincerità ed umiltà.  “La gallina” è un libro che, secondo l’autore, è destinato ai giocatori d’azzardo, quelli che soffrono di ludopatia (un termine all’apparenza giocosa), di azzardopatia, ma per il mio modesto parere è un libro che devono leggere tutti come una cura preventiva anche quelli che, come me, non hanno mai provato l’ebrezza non tanto della vincita, ma del giocare per vincere. Perché è un bellissimo libro. 

Approfondiamo il discorso con lo stesso autore.

Arlecchino scherzando disse la verità. Come si fa a trasformare dei difetti in comicità?

E’ l’essenza della comicità. Si accentua i difetti delle persone proprio per portare a ridere e anche in modo molto più scorretto di quello che i fa oggi. Basti pensare ai Fratelli De Rege. In realtà io faccio una cosa diversa. Parlo dei miei difetti, che spesso sono anche i difetti degli altri che vi si riconoscono. Potremmo definirlo il comune senso dell’umorismo. Nel caso specifico dell’essere un giocatore compulsivo, è un difetto piuttosto ampio in cui spero non ci si riconoscano tutti, ma comunque riuscire a far ridere su una cosa così problematica non era facile, ma per me era un punto d’onore.

Le leggi dello spettacolo sono spesso spietate soprattutto se non si hanno peli sulla lingua. Come sopravvivere?

Non so se ho subito delle epurazioni non potendo avere delle prove. Sicuramente posso affermare che il libro non è stato pubblicato da nessuna casa editrice a cui è stato proposto senza neanche troppe spiegazioni ufficiali. Qualche motivazione ufficiosa che è meglio le tenga per me. Il mio pezzo sul gioco d’azzardo è andato in onda su Zelig Tv e il mio spettacolo verteva su quello e ne ho ricevuto anche ottime critiche. In trasmissioni più importanti so che non vengo inserto nella lista dei papabili per questo motivo, ma  son tutte voci di corridoio. Non ho comunicazioni ufficiali per cui lavoro dal vivo che è poi la cosa che ho sempre preferito fare.

Comico e scrittore sono due lavori che si possono conciliare tra di loro, ma… il wrestling?

Per come la vedo io comico e scrittore si devono per forza conciliare perché faccio fatica a recitare testi creati da altri. Quindi il passaggio a diventare scrittore vero e proprio, anche se starei attento a definirmi così, è stato abbastanza semplice. Il wrestling è una passione che nutro fin da quando ero piccolo e ho voluto realizzarla prima di compiere i quarant’anni. È una passione che ho trasmesso anche ai miei figli perché adoro guardarlo, gioisco, è tutto predeterminato però mi piace davvero tantissimo, la mia vita senza il wrestling non la posso immaginare anche a fronte dei numerosi amici che ho in questo sport in ambito europeo. È stato davvero bellissimo salire sul ring. Con il comico ci incastra ben poco anche se c’è stato un gustosissimo siparietto, con il più volte campione italiano Andres Diamond, a Zelig Uno.

Il gioco d’azzardo. Ora riesci a ironizzarci sopra nei tuoi spettacoli, ma ripensando a questa problematica quale è il primo pensiero doloroso che ti viene in mente?

Il momento del non ritorno. La sera che mi sono trovato innanzi ad un bivio. Decidere se farla finita  o affrontare questa malattia.  Sono stati un pomeriggio, una sera, una notte molto dolorosi, ma che conservo dentro di me perché fungano da monito.

A chi è destinato il tuo libro e perché.

Il mio libro è stato pensato principalmente per i giocatori e per questo è piccolo, si legge velocemente. E’ un linguaggio minimal, con frasi scarne perché un giocatore non ha tempo. È pensato proprio per chi ha questo problema, è nelle mani di questo demone e devono bastare poche pagine perché decida di affrontare il problema. Ho sempre detto che sarei stato felice se fosse servito anche per una sola persona invece ho scoperto che in molti vi hanno trovato un aiuto.

Cosa si aspetta dal futuro Daniele Raco?

Solo tanta serenità, voglia di fare il mio mestiere, tante soddisfazioni, altre so che sono in arrivo. Mi aspetto pace, serenità, tranquillità. Vorrei che la gente, o almeno qualcuno, si dimenticasse di me. Anche se poi, in realtà forse nemmeno questo. Mi aspetto, ecco questa è la parola giusta, tanta armonia.

Articolo di: Luca Ramacciotti

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