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Mauro Garofalo in libreria con un nuovo romanzo

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Scrittore, giornalista e fotoreporter Mauro Garofalo è da pochi giorni in libreria con “Ballata per le nostre anime” edito da Mondadori. Abbiamo voluto approfondire il contenuto del libro insieme a lui…

Chi era Simone Pianetti?

Un uomo che infine abdica. Un uomo come tanti, che parte, torna, combatte e alla fine si arrende e scompare. È la traccia della meschinità umana, e il giorno di ordinaria follia. Quando uccide 5 uomini e 2 donne il 13 luglio del 1914 non lo sa ma è anche lo spirito, il fantasma di tutti i morti che verranno. La prima guerra mondiale. L’irruzione della morte nella modernità, dunque. Pianetti scomparirà tra i boschi come scomparirà una certa idea di futuro radioso legato al progresso. Di lui rimarranno tracce disperse, qualche eco tra le valli, la leggenda del vendicatore. Da un punto di vista archetipico Pianetti può essere inteso come il ritiro dal capitalismo, dell’industria contro la ruralità, la società del controllo da cui occorre sfuggire, per dirla con Ernst Jünger, tornando al bosco.

In un altro contesto sociale e culturale il Pianetti avrebbe avuto lo stesso imprinting che lo ha portato a compiere determinate scelte?

È una domanda che avrebbe senso solo se calata nell’ipotesi di un’ucronia. Cosa sarebbe successo se. Cos’è un imprinting. Cosa rappresenta l’alternativa a un tempo lineare che è accaduto, ha avuto un impatto e delle conseguenze. Sliding doors che farebbero prendere altri sentieri narrativi, producendo un presente alternativo. Come nella serie The Man in the High Castle. Cosa sarebbe successo se Hitler avesse vinto la seconda guerra mondiale? In quale realtà ci troveremmo, se la bomba atomica invece che su Hiroshima fosse stata sganciata su Washington?

Viene descritta una società e una mentalità che paiono legate ad un remoto passato. È realmente così o, in realtà, certi meccanismi sociali sono ancora individuabili? 

L’uomo è sempre lo stesso. Nel male come nel bene. La stessa meschinità, il medesimo genio. Cambiano gli strumenti che si costruisce per modificare la realtà entro la quale è immerso. La sua possibilità di modificare, plasmare, determinare l’habitat entro il quale è iscritto. Lo spazio-tempo che lo determina e dal quale viene determinato. Poi esistono le catastrofi naturali, per cui finalmente anche l’essere umano comprende di non essere immortale.

Una narrazione di eventi che viene interrotta in alcuni casi da voci personali, come mai questa scelta?

La mia ricerca si sta spostando negli anni sui tempi delle narrazioni. Mi interessano i tempi multipli ovvero il momento specifico di ogni personaggio all’interno della storia. Non esiste una sola verità, esistono parziali punti di vista. La frantumazione del modello narrativo lineare a favore di quella che potremmo definire la relatività ristretta delle storie. In una parola, mi interessa la contemporaneità, la forzatura della cornice della forma-romanzo.

La scrittura pare rifarsi ai modelli del romanzo novecentesco italiano sia per stile sia per la storia che sorge da un susseguirsi di descrizioni di oggetti, situazioni e stati di animo. Quali sono stati i grandi maestri a cui lei si è ispirato o a cui ha pensato nella stesura di Ballata per le nostre anime?

La prima idea della Ballata deve molto alle Cronache di poveri amanti di Vasco Pratolini. Per l’idea delle voci dei morti, l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, per i tempi singoli Winesburg Ohio di Sherwood Anderson. Poi, esistono richiami ad autori contemporanei come George Saunders, Lincoln nel Bardo, e ad altri invece della tradizione come William Shakespeare e Francois Villon.

La scrittura ha anche un proprio ritmo quasi musicale. Ci sono state influenze in tal senso?

La musica ha una capacità unica di catapultarci in un altrove, e lo sa fare in una manciata di minuti. Chi scrive cerca sempre di portare il lettore in un mondo immaginario. Il fatto che negli anni io abbia ascoltato molta musica, magari può aver determinato un impatto sulla scrittura. Del resto le frasi sono battute, la sintassi si esprime con un suono, esiste un’accordatura e una metrica nella grammatica di un testo. Sono elementi che appartengono alla musica così alla poesia e la prosa. Lo stile di un autore determina anche il modo in cui il suo testo verrà non solo scritto ma anche percepito e letto. Nella Ballata c’è il Tom Waits di The Heart of Saturday Night e il Nick Cave, con Warren Ellis, delle colonne sonore di film come L’assassinio di Jesse James e Lawless.

Come si è svolto il lavoro di ricerca storico?

Mi sono basato sulla leggenda familiare più che sulla Storia. Mi interessava l’interstizio della verità. Non ciò che si sapeva, ma il non detto. Il sussurrato dalle comari nei vicoli. Il segreto protetto dalla valle. Il riverbero tra le rocce e il mistero di un uomo che uccide sette persone, e avrebbe potuto assassinarne anche di più. Ho intervistato il pronipote, Denis Pianetti che ha scritto un saggio storico, Cronaca di una vendetta, e dispone di molto materiale e documentazione dell’epoca, comprese fotografie e atti giudiziari.

C’è un aneddoto che le è rimasto nel cuore legato alla stesura di questo romanzo?

Quando con il mio editor Giordano Aterini siamo andati a Cornello dei Tasso, dove accade la vicenda. I percorsi di montagna, i sentieri tra i boschi, nel silenzio spettrale delle valli. Vedere la lapide del dottore, la prima vittima di Simone Pianetti. O vedere le cascate che egli dovette superare per rifugiarsi sul Venturosa e il Cancervo, massicci rocciosi che sorvegliano il tempo degli uomini. La montagna a cui nulla importa del destino degli uomini. Il tempo minerale, degli alberi e gli animali che non vedi ma ci sono tutto intorno a te, mi fanno sempre pensare che non siamo che uno dei molti esseri su questo pianeta, non certo il più importante.

Intervista di: Luca Ramacciotti

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