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Conosciamo meglio Antonio Desiderio

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Antonio Desiderio vanta un curriculum professionale di alto livello a cui associa la sua immagine elegante e raffinata.

Cultore della danza e dello spettacolo nelle sue più alte espressioni, inizia lo studio del pianoforte e della tecnica classica all’età di 11 anni con il M° Giuseppe Annese del Teatro dell’Opera di Roma. Successivamente si completa e si perfeziona con il M° Vinicio Colella dell’Accademia Nazionale di Danza e con il M° Marianna Starc con cui apprende la tecnica dell’accompagnamento della danza- Ha una laurea in giurisprudenza con una tesi di laurea sperimentale sui profili pubblicistici di riforma degli enti lirici. 

1) Prima di tutto una curiosità. Come concili la musica con la giurisprudenza?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita. Vado a teatro da quando ero bambino perché mio padre lavorava al Teatro dell’Opera di Roma e spesso si andava il fine settimana a vedere opera, balletto o sinfonica. Credo che lentamente abbia maturato un gusto ed una sensibilità musicale che in seguito mi spinse a studiare pianoforte.

Gli studi forensi sono invece arrivati al tempo delle scuole superiori: li ho avuto un approccio al diritto e ne sono rimasto affascinato tanto che in seguito scelsi il Corso di Laurea in Giurisprudenza. Ma la cosa bizzarra è che per diverso tempo le due realtà hanno coesistito: studiavo legge e in contemporanea lavoravo suonando nei vari centri professionali di Roma, mia città natale.

Poi al termine della pratica forense, ha vinto la grande passione per la musica ed il teatro e ne ho fatto il mio lavoro.

2) Quanto e cosa cambia essere un accompagnatore di danza da uno per cantanti lirici?

La difficoltà principale del pianista accompagnatore di danza sta nella grande improvvisazione: il maestro spiega l’esercizio e subito deve essere tagliato sopra l’accompagnamento musicale nella quadratura musicale e ritmica che serve. Non è cosa semplice: ricordo che tante volte sono stato provinato nei diversi centri e c’erano tanti pianisti accompagnatori molto più bravi di me, di eccelso livello tecnico, ma troppo attaccati ad una partitura o poco fantasiosi in un brano improvvisato. Io ho sempre ben capito cosa si aspettasse un maestro dalla musica, ciò che piaceva e non piaceva e questa è stata la mia carta vincente.

3) Cosa e quando Antonio Desiderio ha capito che la musica sarebbe stata la sua vita?

Forse da sempre, non riesco a concepire la mia vita senza musica, teatro, danza, canto e per questo ho svolto da sempre solo lavori in ambito artistico. È per me linfa vitale. Il bello è che questo mondo ti fa scoprire sempre nuove cose, aspetti che scoprono parti di te che non sapevi di avere oltre alla bellezza di conoscerlo nelle differenti culture del mondo e di fartelo apprezzare nella sua totalità.

4) In questi anni è cambiato il mondo della danza?

Svolgo il lavoro di manager di lirica e balletto da oltre 15 anni a livello internazionale e posso dire con cognizione di causa che stiamo vivendo in Italia sicuramente un momento poco florido per quest’arte. Nel passato era un’arte più sostenuta e più valorizzata: oggi, malgrado disponiamo di potentissimi mezzi di comunicazione, è messa li un angolo, malgrado faccio presente che non esiste un corpo di ballo estero che non abbia almeno due professionisti nel proprio organico di nazionalità italiana. Questo a riprova che i nostri talenti sono apprezzati in tutto il mondo; solo “in casa loro” non trovano il giusto posto e anziché formarli per inserirli nei grandi teatri italiani, sono costretti a lasciare l’Italia che non fa altro che chiudere i corpi di ballo degli Enti lirici. Questa è una vera vergogna a cui le maestranze politiche dovranno rispondere e inoltre ammettere che genera da sempre un grande indotto economico tra scuole, festival, spettacoli, merchandising ma chissà perché, si ostinano a dire il contrario.

5) In campo lirico c’è l’annosa diatriba regie classiche e regie moderne. Il mondo della danza è più cristallizzato?

Dipende sempre dal gusto con cui si affronta il titolo in questione. Ci sono stati veri geni come Balanchine, Roland Petit, fino al grande Matthew Bourne con il suo Lago dei Cigni in versione maschile che hanno rivoluzionato con intelligenza il mondo danza ma ovviamente parliamo di grandi artisti dotati di un incredibile estro. Ovvio il repertorio classico è quello, ma l’insidia è sempre dietro l’angolo: se non lo si riprende nella giusta maniera, lo stile adeguato ed un corpo di ballo all’altezza della versione coreografica proposta, può essere davvero terribile. E allora meglio una nuova creazione che non abbia termini di paragone (ma fatta sempre bene).

6) Voltandoti indietro a guardare il tuo percorso professionale c’è qualcosa che, con l’esperienza di oggi, affronteresti diversamente o cambieresti?

No, rifarei tutto ciò che ho fatto. Ho fatto scelte pensate e ponderate che rifarei, guardando sempre avanti per migliorarmi e rendere il mio lavoro uno strumento più tecnico e sicuro possibile per me e per gli artisti che rappresento.

7) Un artista del passato che avresti voluto conoscere.

Due senza dubbio: Rudolph Nureyev e Freddie Mercury: due vere stelle con con la loro arte, della danza e del canto, hanno dato tanto al mondo.

8 ) In un’epoca di realtà virtuale perché la gente resta ancora affascinata dal teatro?

Perché il teatro è magia. Nessuna invenzione tecnologica, del più alto profilo possibile, potranno mai regalare un emozione spesa su un palcoscenico fatta di suoni, danza, luci, scene. Il pubblico guarda, sogna…..il sipario si alza ed ecco che la magia si crea.

9) Un consiglio per chi sta per iniziare.

Credere tanto in se stessi e studiare perché questo mondo è fortemente competitivo. Niente si può improvvisare. E lottare, lottare sempre perché quando il difficile è superato, è proprio li che inizia il bello.

Intervista di: Luca Ramacciotti

Foto: Barbara Gallozzi per Imag&vents

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