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Lo Zen e l’arte di aprire una porta aperta di Bruno Ballardini

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Cosa è lo Zen, questa parola taumaturgica che il newagismo usa come fosse la panacea di tutti i mali? Come si raggiunge l’illuminazione? Come può migliorare la nostra vita e darci poteri fuori dalla norma?
Ecco questo libro non risponde a nessuna di queste domane. Perché Bruno Ballardini, che lo Zen lo conosce e lo studia seriamente da anni, nel suo nuovo libro “Lo zen e l’arte di aprire una porta aperta” non da ricette facile od esercizi atti a farci raggiungere l’illuminazione. Spiega cosa sia lo Zen, come avvicinarsi ad esso, come impiegarlo in ogni sfaccettatura del nostro quotidiano (scordandoci passato e senza angustiarci per il futuro). Prosegue idealmente, approfondisce ulteriormente il tema già toccato nel suo precedente saggio” Lo Zen e l’arte della manutenzione dello stress”. Se non lo avete letto recuperatelo, se vi aspettate almeno lì formule magiche lasciate stare.
Ballardini affronta e spiega come “essere Zen” possa cambiare la vita, ma è ben chiaro fin dall’inizio che è un lavoro che dobbiamo svolgere noi, da noi, ma non da soli. Come in ogni scibile proveniente dall’Oriente la figura del Maestro ha un ruolo di centrale importanza, ma come recita la stessa filosofia un allievo trova il maestro quando è pronto all’incontro. Per cui rimbocchiamoci da noi le maniche per sconfiggere l’Ego, allargare la nostra visione, che non sia parziale, per non farci massificare, schiacciare, distrarre.
Iniziamo non più a guardare, ma ad osservare. Sprofondiamoci nell’arte, tentiamo di non farci sviare da coloro che ci indicano un fatto, un evento, per nasconderne altri, non facciamo sì che l’Ego ci domini confondendoci, facendoci viaggiare lungo la vita senza assaporarla, capirla, viverla. Cerchiamo la Retta Visione, non facciamo distrarre da cose, beni superflui, cerchiamo di comprendere la felicità del vivere, dell’assaporare e non del desiderare, di voler davvero crescere, studiare senza temere il cambiamento.
Ballardini ricorre a citazioni di brani del Mumonkan, le cui traduzioni sono a cura dell’autore stesso, per poi meglio chiarire e spiegare i vari concetti che ad una prima lettura possono sembrare ovvi. Quando accade bisogna tornare indietro e rileggere e comprendere subito come la nostra mente ci abbia fatto credere una cosa per un’altra perché di ovvio in questo libro non vi è proprio nulla.

Articolo di: Luca Ramacciotti

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