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Le parole nella cura, incontro con Gemma Martino

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Incontro con Gemma Martino per dialogare con lei sul tema della salute, per conoscere meglio il suo lavoro e scoprire l’importanza della parola. Qualche domanda e un libro Il dis-agio in senologia oncologica per fare insieme passi importanti.

In questi ultimi anni tanti passi in avanti sono stati fatti sia per la diagnosi sia per il trattamento in senologia oncologica. Quali sono stati secondo lei i traguardi importanti?

In campo diagnostico: le tecnologie avanzate; in campo chirurgico: il trattamento conservativo e chirurgico estetico; in campo chemioterapico: nuovi farmaci a bersaglio preciso; in campo radioterapico: l’ipo-frazionamento e il trattamento intraoperatorio; in campo riabilitativo-preventivo: l’approccio biosistemico e percettivo-immaginativo.

E quanto c’è ancora da fare?

In campo preventivo, maggiori ricerche; in campo diagnostico, chirurgico, chemioterapico e radioterapico: trovare l’equilibrio per non medicalizzare in eccesso.
In campo riabilitativo: nulla si fa per applicare quanto è emerso dalle nostre ricerche percettivo motorie e simboliche iniziate molti anni fa all’INT.
Nell’ambito semantico c’è molto da lavorare. Il nostro avvertimento di usare le parole della speranza e non della negatività nella pratica non viene recepito.
Nell’ambito comunicativo nulla si fa per migliorare la relazione tra sistemi sanitari e familiari: i nostri corsi di formazione – aperti al personale medico e terapeutico – sono frequentati da giovani sensibili, che si ritagliano un momento di cura di sé, senza essere appoggiati o stimolati dalle istituzioni dove lavorano.

In quale direzione dovrebbe andare questa disciplina così importante per le donne?

Nella direzione comunicativa relazionale con rispetto dell’autonomia di scelta da parte delle donne ben informate. Le donne sane e/o malate dovrebbero partecipare nei luoghi di educazione sanitaria alla discussione di pratiche diagnostiche e terapeutiche “premurosamente” troppo invasive ed essere grate di avere a disposizione proposte ricostruttive tecnicamente avanzate e libere a volte di non accettarle.

Quanto sono importanti le parole tra medico e paziente in un processo terapeutico?

Le parole e il loro complementare silenzio hanno un valore terapeutico altissimo oltre a lenire le angosce, permettere la presa di coscienza, migliorare il clima di accoglienza e creare fiducia. Ora sto dirigendo un gruppo di lavoro di scrittori e scrittrici senologi e senologhe per tracciare guide per l’esclusione di parole iterativamente negative sia scritte sui referti che dette a voce e per il viraggio verso un linguaggio al limite della trance ricco di parole di luce, di calore e di speranza. Vogliamo studiare la modalità comunicativa del nostro Maestro Umberto Veronesi e tramandarla ai nostri allievi.

Quanto conta l’individualità nel processo di cura?

Da parte dei “medici protocollari” l’individualità del/la paziente è considerata una caratteristica che crea disagio psicologico e relazionale. Da parte dei pazienti esprimere la propria individualità agli occhi dei curanti può essere vista come una ribellione. L’individualità dovrebbe al contrario essere risvegliata nei pazienti da parte dei curanti come parte di cooperazione necessaria per il processo di guarigione.

In tanti anni di attività che ruolo hanno avuto le sue pazienti nella sua crescita personale?

Hanno collaborato a crearmi le grandi domande esistenziali senza una risposta di pace e senza cambiamenti evidenti dei miei comportamenti e della mia spiritualità. Alcune persone – sia in qualità di pazienti che di curanti – hanno suscitato in me sentimenti di ammirazione e stordimento. Le relazioni in ambito sanitario si sono mischiate con le mia dis/abilità nei campi amicali, familiari e artistici.

Quali sono gli obbiettivi che si pone questo libro?

Insegnare uno stile di linguaggio che permetta ai curati/curanti di esprimersi con naturalezza e familiarità nella comunicazione di informazioni ansiogene. Indirizzare ad una scienza dove la relazione diventi un dato di senso della ricerca scientifica e dove l’ascolto, il silenzio, l’umiltà e la tenerezza nella clinica siano strumenti di terapia.

Che cos’è Metis? Sotto quale spinte nasce e cosa si propone?

Metis è un centro fondato nel fine millennio da un gruppo di meravigliosi professionisti/e cresciuti con me all’Istituto Tumori di Milano (INT) negli anni in cui Umberto Veronesi ne era Direttore. Volevamo continuare a ricercare, con libertà e passione, i migliori metodi per ridurre il disagio corporeo e psichico in oncologia e nelle malattie croniche degenerative; curare in modo etico ed affettivo le persone che si appoggiano a noi; formare i sanitari alla relazione terapeutica monitorando e sostenendo il loro stato emotivo/reattivo con corsi di umanizzazione e comunicazione; scrivere testi educativi; incidere con opere solidali sul disagio sociale. Il nostro perseguire una pratica clinica condivisa, formativa e solidale ci ha portato a contornarci di persone riconoscenti stimolanti sorridenti. Amici, colleghi ed ex malati ci spronano con il loro impegno civile, il loro spessore culturale, la loro professionalità e la loro affettività.

In che modo è possibile acquistare il libro?

Telefonando alla segreteria di Metis allo 0229515510,
o scrivendo a segreteria@metisonline.it
o venendo direttamente nel Centro Metis di via Plinio 1 Milano
(stazione MM rossa uscita Lima) a 300 metri dalla stazione centrale

Gemma Martino

Laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano. Iscritta all’Albo dell’Ordine dei Medici e a quello degli Psicoterapeuti dello stesso Ordine. Specializzata in: Malattie del Ricambio dell’Apparato Digerente; Anestesiologia e Rianimazione; Terapia Fisica e Riabilitazione. La Senologia – che è il campo nel quale esercita nella clinica e la vede docente nei Master Universitari Italiani – attualmente non è ancora inserita tra le branche specialistiche.
Ho sviluppato la sua attività medica e di ricerca all’ Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori (INT) di Milano dove è stata assistente in Anestesia e Rianimazione poi Vicedirettore della Divisione di Terapia del Dolore e poi Direttore della Divisione di Terapia Fisica e Riabilitazione da lei creata. Sotto la direzione di Umberto Veronesi ha orientato i suoi studi verso la prevenzione e la terapia integrata delle sequele iatrogene ed evolutive in campo oncologico e soprattutto senologico.
Si è occupata di organizzazione, formazione e comunicazione sanitaria consapevole che le ricerche innovative e le terapie ottimali sono collegate alla proficua relazione tra sistemi sanitari e familiari. Profondamente vincolata al rispetto degli individui e all’etica professionale Nel 1987 ha vinto il Magna cum Laude del Film Medico Scientifico Internazionale di Parma con il film – Tumori della mammella – La riabilitazione . Nel 2006 ho ricevuto il Premio Internazionale di Genova ‘Una donna fuori dal coro’ “per l’alto valore sociale conseguito nelle sue opere (…) da sempre impegnata a promuovere una Scienza che dia valore alla persona e alla sua individualità”…

Intervista di: Cinzia Ciarmatori

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