Home Interviste Da conoscere la magia di Raffaele Scircoli

Da conoscere la magia di Raffaele Scircoli

340
SHARE

Per conoscere meglio Raffaele Scircoli e comprendere la portata della sua arte basta consultare il suo sito (http://www.raffaelescircoli.com ) o vedere i vari video online. È palese come il suo show si differenzi e caratterizzi da tutti quelli presenti e legati al mentalismo. Mistero, sorpresa e un sorriso negli occhi lo rendono un performer indimenticabile come i suoi tocchi dell’anima.

Partendo dalla fine, dal tuo numero attuale ti chiedo come mai in una società dove abbiamo il computer, si viaggia nello spazio, la ricerca scientifica è ai massimi livelli la gente rimane affascinata da un’esibizione che pare una seduta sciamanica?

Perché sfugge alla nostra comprensione. Hai presente quando diciamo di aver pensato ad una persona e quella ci ha telefonato? Pensavo ad una persona e l’ho incontrata. Desideravo quell’evento e infatti mi è arrivata la chiamata di lavoro. Tutti anche se siamo razionali o aetei abbiamo la convinzione che ci siano dei fili invisibili che ci muovono. Abbiamo solo cinque sensi che sono pochi e magari anche incompleti per poter davevro comprendere questo mondo. Magari c’è altro. E forse un’esibizione come la mia può rispondere a quelle domande.

Andiamo all’inizio. Come hai cominciato a seguire l’arte della magia, dell’illusionismo?

Tarocchi e pendolo quando ero bambino. Mia madre è di Cassino e lì c’era il santone del paese. Se avevi mal di schiena andavi da lui non dal medico. Un giorno mi chiese se avessi voluto imparare a leggere i tarocchi ed io acconsentii. Direi che quello è stato il mio inizio. Poi più avanti ho studiato inosi, suggestioni, fisognomica e solo a ventisette anni sono entrato in un club di maghi. L’esatto contrario del percorso di ogni prestigiatore. Forse per quello mi è rimasta l’impronta esoterica anche se non tendo a renderla palese, ma dalle raffigurazioni che metto su uno si può fare il suo film mentale. Preferisco parlare poco, come hai visto non raconto storie, voglio che sia lo spettatore a comprendere ciò che sto facendo. Uso quelle due o tre parole solo per dare un indirizzo, ma preferisco che la cosa sia visuale anche perché in questo mondo è tanto frenetico quanto visivo. Oggi se un mentalista ti parla a lungo il pubblico si annoia. Se invece l’approccio è visivo ti appaga di più perché è più veloce, è cambiato il mondo rispetto ad una volta dove il mentalista diceva una parola al minuto. Però continuo lo stesso ad ammantare tutto di un alone esoterico.

Ti è mai capitato un soggetto che poi si è rivelato riottoso?

Può capitare. Ad esempio durante una serata di Supermagic c’è stato uno molto lento nel fare le cose, perché non tutti abbiamo la stessa velocità di reazione e in quel caso sta a te adeguarti.

Spesso si parla dei tutorial su Youtube dove vengono svelati i trucchi. Ma al pubblico interessa sapere il trucco o  godersi l’esibizione?

Partiamo dal presupposto che agli youtubers taglierei le dita. Lo ammetto pubblicamente. Questo lo puoi tranquillamente scrivere (e ride).  Ci sono due tipologie di pubblico. C’è quello che lo vuole sapere e quello a cui non importa. Quello che io vorrei dire a questi “galantuomini” che svelano i trucchi è: “Il giorno che farai un tuo spettacolo (ammesso che tu lo faccia mai) ti farebbe piacere io ti seguissi spiegando al pubblico tutto ciò che stai facendo?” Ecco che si pongano la domanda.

Come prepari un tuo numero?

Immaginando. Mi spiego meglio. Leggo fumenti, guardo i film, tutto ciò che può essere fonte di ispirazione. Anni fa vidi un filmato non ricordo se a Domenica In o Buona Domenica del ‘93 dove c’era un numero di “tocchi” che a quanto pare dovrebbero derivare da Achille D’Angelo, il Mago di Napoli che ne è stato l’inventore. Sono rimasto sbalordito quando mi capitò di vedere quel filmato. Decisi di cambiare l’esibizione, facendo diventare l’esibizione in un tempo solo perché lì c’era sempre il discorso ogni volta del “ti tocco e tu alzi la mano della parte di corpo interessata”.  A me piaceva il concetto che dopo aver spiegato, indico e non dico più nulla. Quelli che ho fatto da Penn & Teller era un’ulteriore evoluzione dove ho messo dentro altre idee.

Parliamo proprio dell’esibizione nella trasmissione di Penn & Teller. Come è nata e come hai vissuto questa avventura professionale.

È nata con loro che erano a Saint-Vincent per le selezioni, ma io non le feci in realtà. Mi recai lì, mi informai su chi fossero i produttori, li fermai in corridoio chiedendo se avevano trenta secondi a disposizione per me e feci vedere i miei tocchi. Loro mi dissero se volevo partecipare e i moduli che dovevo compilare. È nata così e là fui accolto festosamente perché ero stato un imprevisto, non avevo fatto la trafila normale, ma avevo avuto un approccio laterale. Là trovi dei professionisti allucinanti e hanno un rispetto per l’arte e l’artista che è qualcosa di sconvolgente per noi. Un’esperienza da provare anche se fosse solo fine a sé stessa e non per poi proseguire eventualmente con il lavoro lì in America. 

Un sogno nel cassetto?

Uno spettacolo a Las Vegas? (ride)

E come lo realizzeresti?

Se tutto va bene a marzo devo tornare in un’altra televisione americana, non è ancora certo, ma vediamo. Speriamo di andare avanti con quella.

La differenza tra tempi teatrali dove sei sempre innanzi al pubblico e quelli televisivi dove la regia frammenta i punti di vista e i tempi ridotti?

Sulle inquadrature io non ho grossi problemi, ma ad esempio recentemente sono stato in RAI in diretta e sapevo di avere quattro minuti a disposizione. Arrivo lì per fare i tocchi e durante la preparazione compare il cartello con su scritto che avevo a disposizione un minuto. Quindi ho fatto tutto di fretta. Lì però sei a casa loro e devi stare a quei tempi c’è poco da fare. Ci si deve abituare. In teatro io ho lavorato meno che in televisione (spesso sono ospite anche della televisione svizzera) perché mi sono proposto meno per i teatri. In teatro hai tempi più rilassati.

Tu potessi lavorare con un artista del passato chi vorresti accanto a te?

Gustavo Rol… o Gesù!

Intervista di: Luca Ramacciotti

Foto: Luca Volpe

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.