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Da conoscere Paola Giovetti che ci racconta la Bellezza

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Paola Giovetti è autrice di oltre una trentina di saggi riguardanti tematiche esoteriche e spirituali. Collabora con giornali e programmi radiofonici. I suoi libri conquistano a ragione sempre più lettori grazie alla cura e la competenza che la contraddistingue.

In libreria per Edizioni Studio Tesi “Il tempo della bellezza” un viaggio attraverso il bello fuori e dentro di noi, un volume interessante che apre spunti di riflessione e ci aiuta a familiarizzare con il concetto di bellezza.

L’abbiamo incontrata e ci ha regalato una bellissima intervista che pubblichiamo con grande piacere. Buona lettura!

Perché hai dedicare un libro alla Bellezza? Cosa rappresenta per te?

Non c’è un perché preciso; ho studiato lettere, amo la natura e l’arte, mi occupo da anni di bellezza e potenzialità interiori, di eventi insoliti, misteriosi e portatori di buone notizie, di spiritualità e a un certo punto mi è venuto spontaneo mettere nero su bianco…

Quando nasce il pensiero intorno alla bellezza come valore?

Per cominciare si può dire che la capacità di godere della bellezza è innata e istintiva:        è uno dei grandi doni che abbiamo ricevuto nascendo. Un dono che va coltivato, affinato, accresciuto. Si può infatti imparare a vedere e apprezzare la bellezza ovunque si presenti per goderne di più, impregnarci di bellezza e diventare persone più “belle”, cioè più partecipi, più generose, più attente. Ed è doveroso indicarla ai bambini fin da piccoli, per far scoprire loro le infinite meraviglie che ci circondano.

La bellezza, quella vera, consola, conforta, arricchisce, eleva. Non per niente i greci, che di bellezza se ne intendevano, usavano dire kalos kai agathos, cioè “bello e buono”, volendo significare che ciò che è bello, che viene percepito e vissuto come tale è anche buono, cioè produce bontà, rende migliori. La bellezza di quaggiù riempie di meraviglia e fa godere un anticipo del vero mondo al quale apparteniamo. In altre parole, parla del Divino, fa intuire il grande Mistero.

La bellezza inoltre può salvarci dalla depressione, dalla paura, dall’aggressività, dalla violenza, dalla collera, può indicarci la via per vivere al meglio la vita, per alzarla di livello. Non ci si sente forse migliori al cospetto di un bel paesaggio, di un cielo stellato, ascoltando un brano di Chopin, leggendo una poesia di Leopardi, ammirando un quadro del Botticelli, o guardando il volto sorridente  dei bambini, che  un poeta ha definito “piccole divinità domestiche”?

Natura e bellezza un connubio inscindibile?

Le prime tracce di capacità di apprezzare la bellezza le troviamo nella grotte preistoriche dove i nostri antenati di 30/40.000 anni fa hanno lasciato magnifici graffiti e pitture: primi esempi di arte. Prima in ordine di tempo la grotta di Chauvet nel sud della Francia, risalente al paleolitico superiore (30/40.000 anni or sono) coperta di graffiti e pitture. Chi ha realizzato queste pitture, ha lisciato le pareti, preparato i colori naturali, ha osservato con attenzione la natura e ne ha proiettato le immagini nel luogo della sua dimora: ha compiuto cioè un’operazione artistica intenzionale e  precisa. A che scopo? Per avere la bellezza a disposizione in qualunque momento, per fissarla per sempre.  Lo stesso vale per le tante altre grotte dipinte che sono state scoperte in Francia, Spagna, Indonesia e altri Paesi: il senso della bellezza che emerge contemporaneamente nel mondo. 

Ma per arrivare a uno studio vero e proprio sulla bellezza bisogna recarsi in Grecia:  nessuna civiltà infatti come quella greca ha dato tanta importanza alla ricerca del Bello, dell’armonia tra bellezza e qualità morali, tra bellezza e religione, politica, vita sociale. Il popolo greco ha avuto un rapporto unico con l’arte e quindi con la bellezza in ogni sua espressione e manifestazione. I greci ornarono le loro città di dipinti e sculture in gran numero, svilupparono una filosofia che è tuttora modello insuperato, crearono opere teatrali, letterarie e poetiche ammirate e imitate fino ad oggi. Aspirarono cioè al raggiungimento della bellezza in tutto ciò a cui si dedicavano. volevano  essere circondati di bellezza.  I concetti estetici elaborati da loro sono validi ancora oggi. 

Presso i greci la scultura è quella che ha maggiormente affrontato la ricerca dei canoni di bellezza universale e indiscussa. Essa è l’aspetto più conosciuto dell’arte greca grazie all’abbondanza di reperti pervenuti fino a noi e alle copie realizzate in età romana. Capolavori senza tempo come  la Venere di Milo, la Nike di Samotracia,

l’Apollo del Belvedere e il gruppo del Laocoonte sono modelli insuperati di bellezza e armonia dove il corpo è veramente il tempio dell’anima. Ma per arrivare a uno studio vero e proprio sulla bellezza bisogna recarsi in Grecia:  nessuna civiltà infatti come quella greca ha dato tanta importanza alla ricerca del Bello, dell’armonia tra bellezza e qualità morali, tra bellezza e religione, politica, vita sociale. Il popolo greco ha avuto un rapporto unico con l’arte e quindi con la bellezza in ogni sua espressione e manifestazione. I greci ornarono le loro città di dipinti e sculture in gran numero, svilupparono una filosofia che è tuttora modello insuperato, crearono opere teatrali, letterarie e poetiche ammirate e imitate fino ad oggi. Aspirarono cioè al raggiungimento della bellezza in tutto ciò a cui si dedicavano. volevano  essere circondati di bellezza.  I concetti estetici elaborati da loro sono validi ancora oggi. 

Presso i greci la scultura è quella che ha maggiormente affrontato la ricerca dei canoni di bellezza universale e indiscussa. Essa è l’aspetto più conosciuto dell’arte greca grazie all’abbondanza di reperti pervenuti fino a noi e alle copie realizzate in età romana. Capolavori senza tempo come  la Venere di Milo, la Nike di Samotracia,

l’Apollo del Belvedere e il gruppo del Laocoonte sono modelli insuperati di bellezza e armonia dove il corpo è veramente il tempio dell’anima. Ma per arrivare a uno studio vero e proprio sulla bellezza bisogna recarsi in Grecia:  nessuna civiltà infatti come quella greca ha dato tanta importanza alla ricerca del Bello, dell’armonia tra bellezza e qualità morali, tra bellezza e religione, politica, vita sociale. Il popolo greco ha avuto un rapporto unico con l’arte e quindi con la bellezza in ogni sua espressione e manifestazione. I greci ornarono le loro città di dipinti e sculture in gran numero, svilupparono una filosofia che è tuttora modello insuperato, crearono opere teatrali, letterarie e poetiche ammirate e imitate fino ad oggi. Aspirarono cioè al raggiungimento della bellezza in tutto ciò a cui si dedicavano. volevano  essere circondati di bellezza.  I concetti estetici elaborati da loro sono validi ancora oggi. 

Presso i greci la scultura è quella che ha maggiormente affrontato la ricerca dei canoni di bellezza universale e indiscussa. Essa è l’aspetto più conosciuto dell’arte greca grazie all’abbondanza di reperti pervenuti fino a noi e alle copie realizzate in età romana. Capolavori senza tempo come  la Venere di Milo, la Nike di Samotracia, l’Apollo del Belvedere e il gruppo del Laocoonte sono modelli insuperati di bellezza e armonia dove il corpo è veramente il tempio dell’anima.

In Italia ne siamo circondati ma spesso la diamo per scontata o non le attribuiamo il giusto valore. Perché?

Noi in Italia siamo letteralmente circondati di bellezza, siamo depositari di un patrimonio unico al mondo di bellezza naturale e artistica. Non esiste borgo, per quanto piccolo, che non abbia qualche tesoro d’arte. Di questa bellezza che viene dal nostro passato noi dobbiamo essere  custodi: anzi nei confronti di questo patrimonio dobbiamo acquisire un forte senso di responsabilità. Per questo è indispensabile conoscerlo – e qui bisogna spezzare una lancia a favore  dell’insegnamento scolastico della storia dell’arte, insegnamento previsto soltanto nei licei. Insieme al senso di responsabilità, la conoscenza del nostro comune patrimonio naturale, culturale e artistico rafforza il nostro senso di identità nazionale e invita alla sua protezione e alla sua  custodia.  

Un rapido accenno alla bellezza dei luoghi di culto: essi furono sempre creati in luoghi ricchi di fascino, in una natura splendida, edificati con pgni cura e ornati di opere d’arte, a significare quanto la bellezza possa avvicinare al Divino, ne sia in qualche modo messaggera.

Più importante ancora della bellezza che immediatamente si vede è la bellezza interiore: una bellezza più difficile da individuare perché in un primo momento non la si vede in quanto riguarda l’anima di una persona, il suo modo di essere, di pensare, di interagire. Oggi la bellezza esteriore viene continuamente promossa, pubblicizzata,  si parla tanto di moda, di cure estetiche, di cosmetici; raramente invece si parla di bellezza interiore, il cui riflesso ha il potere di modificare l’aspetto esteriore al punto da farlo diventare addirittura invisibile, messo in ombra dalla luce che irradia da dentro. Se si parla con una persona e dopo un po’, in virtù di quello che dice e di come lo dice, essa sembra più attraente di come era all’inizio, significa che la sua bellezza interiore è superiore a quella esteriore.

Diceva il poeta libanese Kahlil Gibran autore del celebre libro “Il Profeta”: La bellezza non è nel viso, la bellezza è una luce dell’anima. Per capire fino a che punto ciò sia vero basta pensare a Madre Teresa di Calcutta.

E’ certamente possibile migliorare il nostro aspetto esteriore curando il corpo, vestendolo bene, nutrendoci nel modo giusto, facendo ginnastica, in una parola avendo cura di questo soma che ci è stato affidato. Ancora di più dovremmo fare per la nostra interiorità, cominciando a riflettere sul fatto che oltre a un corpo abbiamo una mente e un’anima che possiamo arricchire, coltivare, far crescere. Questo anzi è il nostro compito più importante: mai smettere di imparare, conservarci curiosi, interessati al nostro prossimo e al mondo che ci circonda, disponibili ad aiutare, a dare il nostro contributo alla vita del mondo per lasciarlo più bello di come l’abbiamo trovato. Soprattutto dobbiamo portare a manifestazione ciò che abbiamo avuto in dote e che a volte resta ignoto a noi stessi, correggere ciò che presenta difetti, integrare ciò che manca, approfondire, armonizzare, irradiare. E’ quello che Jung chiamò “processo di individuazione”, una delle sue scoperte più importanti. Un processo psichico unico e irripetibile che consiste nell’avvicinarsi progressivamente al proprio sé, integrando e armonizzando le varie componenti della personalità. Una possibilità di superare i propri blocchi e di procedere con maggior sicurezza verso la crescita individuale, la comprensione di chi veramente siamo e di quale è il nostro compito nella vita. Lo sviluppo del processo di individuazione porta alla realizzazione di tutta la bellezza interiore possibile per il singolo, in una parola all’attuazione della propria unicità. Questo per Jung è il contributo del singolo alla vita dell’universo: diventare coscienti di ciò che potenzialmente siamo e svilupparlo consapevolmente. Accrescere la coscienza umana fino al massimo potenziale possibile.

La bellezza interiore è senza tempo, non dipende dagli anni, è sganciata dallo scorrere delle stagioni. Dice ancora Gibran:

Io in te amo te soltanto. Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà e nell’autunno dei suoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi allo specchio e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede.

Intervista di: Elena Torre



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