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In libreria Corpi di ballo di Francesca Marzia Esposito

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Le vite allo specchio di Anita e Miriam, le due protagoniste del libro Corpi di Ballo, riflettono un moto perpetuo che procede dalla notte dei tempi: la ricerca della perfezione, dell’impalpabilità, dell’oltre-corporeo. Ora potremmo definirlo virtuale, ma sarebbe troppo riduttivo.

Francesca Marzia Esposito costruisce sapientemente un mondo complesso e sfaccettato e ci racconta da più punti di vista di cosa significhi essere Artisti con la A maiuscola, dell’esercizio continuo ed esasperato, quasi meccanico, di tensione verso l’etereo e di contrappunto, dei sacrifici materiali, fisici, reali, che impattano sulla psiche, sul corpo, sul proprio cuore.

Miriam è la ballerina per eccellenza, alta, slanciata, magrissima, espressiva e perfetta in scena. Anita è l’altra, la spalla, l’eterna seconda. Sono pressoché identiche, quasi due gocce d’acqua, o siamesi, eppure la Signora Holmes, la loro rigidissima insegnante di danza, non fa altro che prediligere la prima, annullando in ogni occasione la seconda.

Il tema del doppio è saldamente presente nella narrazione e abbraccia tutta l’esistenza di Anita, lei che di giorno è solo l’ombra di Miriam, di notte, nell’oscurità, ritorna sé stessa,diventando agli occhi di Bruno una stella splendente piena di significati. I pieni e i vuoti, il cibo e il digiuno forzato e ascetico, le presenze e le assenze, corpi convessi e concavi, le stagioni che si susseguono cadenzate ed eleganti come se là fuori la vita continuasse a scorrere nonostante tutto.

La padronanza della scrittura fuoriesce dalla sapiente mano di Francesca MarziaEsposito in ogni pagina: se in alcuni momenti è ferocemente realista, in un attimo ritorna soave e morbida, impalpabile, dando qualche  assaggio al lettore di una sottile e bruciante ironia, mista a un surrealismo poetico esemplare. 

Corpi di ballo parla della plasticità imperfetta del corpo umano, dell’uomo che non può diventare dio senza pagare un caro prezzo. Tersicore però è la musa più bella dell’Olimpo e i ballerini si sa, tenderanno sempre alla sua imitazione più pura.

Articolo di: Gloria Puppi

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