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Intervista a Selene Calloni Williams

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Selene Calloni Williams, scrittrice e documentarista, è autrice di numerosi libri e documentari su psicologia, ecologia profonda, sciamanismo, yoga, filosofia e antropologia. Ha fondato in Svizzera l’Istituto di Nonterapia, che gestisce la scuola di counseling immaginale e yoga sciamanico, e Voyages Illumination, che organizza viaggi negli ultimi paradisi naturali del pianeta e nell’anima del mondo. Ha pubblicato, con Studio Tesi, Il discorso alla luna, Il profumo della luna e Lo zen e l’arte della ribellione; con le Edizioni Mediterranee James Hillman, il cammino del “fare anima” e dell’ecologia profonda, Iniziazione allo Yoga Sciamanico, Le Carte dei Nat e le Costellazioni Familiari, Mantra Madre, Anche gli atleti meditano, seppur di corsa, Adolescenza interrotta, Il cibo del risveglio e Shinrin-Yoku.

Abbiamo voluto approfondire i temi centrali del suo ultimo libro Ci credo, ci riesco ecco cosa ci ha raccontato.

Quanto la Carla del tuo ultimo libro ti appartiene?

Carla rappresenta il successo che è in ciascuno di noi. Volevo raccontare una storia di successo, non solo, volevo anche descrivere un metodo, che non fosse il solito percorso di quel coaching o di quella psicologia da supermercato che parte dall’Io e ha come fine il rinforzo delle categorie dell’Io, ma che fosse un cammino dell’anima. Così ho attinto al ricordo di un incontro eccezionale che tenevo dentro di me come un prezioso tesoro. 

È realmente una persona vera anche se la sua identità è protetta da pseudonimo, o un simbolo?

Carla è davvero esistita ed è veramente assurta a una fama planetaria grazie alla propria arte. Attraverso il mio libro non è possibile capire di chi si tratti, l’ho avvolta nell’anonimato, perché questa era la sua volontà. È una donna che mi ha insegnato molto. Tutto quello che mi ha dato l’ho assimilato ed è divenuto me; perciò lei è anche me ed è un po’ mia madre, che è stata un maestro per me, una guida che aveva molti tratti in comune con l’artista che ho conosciuto e raccontato nel libro.

In che modo si può far tesoro degli insegnamenti che ti ha lasciato?

Ritengo che questo sia un libro importante per tutti coloro che aspirano al successo, perché non è un libro di teorie, ma di pratiche che si possono eseguire quotidianamente e, se le fai, funzionano. È semplice, chiaro, impeccabile, infallibile!

Per far tesoro degli insegnamenti di Carla non bisogna capire, pensare, analizzare, riflettere, occorre praticare i rituali che lei ci rivela: fare ti porta all’essere, cioè trasforma il tuo modo d’essere, il tuo comportamento, il tuo mondo.

La vera elevazione di un individuo si ha quando egli riesce ad andare oltre la propria mente. Non si può andare oltre la mente con la mente, ci vuole un’iniziazione. Io considero l’iniziazione uno spirito che si trasmette da maestro a discepolo, per questo ritengo che avere un maestro sia importate nel percorso della crescita personale. Non necessariamente il maestro deve essere una persona fisica, può essere anche disincarnato, può essere un albero o un libro in cui un maestro ha infuso la propria essenza.

Nel percorso di crescita personale è sempre necessario avere dei maestri?

In questo mondo troppo veloce, uno dei problemi più grandi è vivere distrattamente. Se sei distratto rischi di essere in balia di una sorta di ipnosi di massa, un condizionamento che automatizza i tuoi pensieri e i tuoi comportamenti.

Questo condizionamento si esercita mediante l’attribuzione di un significato prestabilito alle cose e agli eventi. Cosa è una foglia per esempio? Se sei distratto non vedi la foglia, ma ciò che ti hanno insegnato a scuola, quello che ti hanno indotto a pensare che una foglia sia. Se sei attento, ti poni in ascolto ed è inevitabile scoprire che la foglia ha uno spirito. Per esempio, puoi chiederti cosa dia alla foglia la sua forma. Se sei distratto  dai per buona la risposta che hai nella mente, quello che ti hanno insegnato, ma se sei attento e ti prendi il tuo tempo, rimani in ascolto della foglia, così scopri che è il vuoto che circonda la foglia ciò che dà ad essa la sua forma.

In un mondo sempre più veloce e distratto come trovare il proprio io?

La velocità, quando va a discapito della profondità, è un pericolo.

Bisogna darsi il tempo di ascoltare, perché ascoltando si entra nella relazione, si esce dall’identificazione con il proprio Io.

Mettere la centralità della consapevolezza nell’Io è un vizio della nostra cultura che limita le nostre possibilità.

Se ricevi una carezza e sei identificato nel tuo Io, sei un individuo che riceve una carezza e questa carezza può essere dura, forte, aspra, troppo lieve, senza passione o soffocante: l’Io è un filtro attraverso il quale l’esperienza viene inscatolata nelle categorie del giudizio mentale. L’esperienza della carezza vissuta con l’Io è un’esperienza mentale. Con uno sforzo l’Io può mettersi nei panni dell’altro, colui che dà la carezza, e pensare cosa questo gesto significhi per l’altro, ma in ogni caso si tratta di un pensiero mentale, di un’esperienza mentale. 

L’ascolto profondo, invece, ti centra tra l’Io e il tu, allora puoi essere l’atto stesso dell’accarezzare e questo è bellissimo!

Le sensazioni diventano immense, tutto perde i confini e si fa eterno, infinito, la mente si spegne. Essere nella relazione, essere nella carezza, al di là di soggetto e oggetto, significa essere nell’attimo presente, nel qui e ora, una dimensione dove la mente non può esistere. Al di là della mente la vita è pura gioia.

E quando rientri nella mente ogni volta si tratta di una mente nuova, più espansa, più ispirata. Nell’atto di morire e poi rinascere la mente supera se stessa e diviene uno strumento sempre più libero e creativo.

Cercare di stare nella relazione, di essere la relazione, anche solo per una manciata di secondi al giorno è una pratica straordinaria che intensifica la gioia di vivere e la sensazione stessa di essere vivi.

Al fine di spostare la centralità della consapevolezza dall’Io alla relazione è necessario non avere paura. L’ansia ti richiama immediatamente dentro i confini dell’Io –che viene scambiato per una protezione, quando, invece, è una gabbia.

La creazione del senso dell’Io, che è al centro della nostra cultura occidentale, affermata fortemente dal Cristianesimo, è una spada a doppio taglio. Essa è un’invenzione oltremodo benefica, capace di tagliare ogni ostacolo alla libertà, alla gioia e alla vera conoscenza, se, come espresso dalla figura di Gesù, è vissuto quale strumento del sacrum facere, dell’amore. Diviene un tremendo atto di autolesionismo se diviso dalla capacità di amare. L’Io ha una utilità positiva quando è in relazione al verbo amare: “Io amo” produce gioia, elevazione, ispirazione. Associato a qualsiasi altro verbo il senso dell’Io è illusorio e può portare in essere dolore e sofferenza. “Io sono”, è un assunto culturale, “Io faccio” è un inganno dei sensi, “Io possiedo” è una credenza sociale. Il senso dell’Io è uno strumento che può dare la piena libertà o la totale schiavitù.

Io amo è uno slancio dell’io che si apre e fa dono di sé. L’aprirsi dell’Io è determinato da un potere enorme, il più grande che l’uomo possieda: la fede.

Il mio è un libro sulla fede.

 

Nel libro ruolo centrale ha la fede, è un dono o la si può raggiungere?

La fede è un dono con il quale si nasce: venire al mondo è un atto di fede, il mondo è un atto di fede. Ma poi si forma il pensiero e la sensazione che le cose esistano perché hanno cause in altre cose e non semplicemente perché tu ci credi. Allora la fede si stempera, a volte si perde. Bisogna comprendere l’importanza della fede e coltivarla. Se hai fede non ci sono obiettivi irraggiungibili, devi avere fede per evitare a questo mondo di prender possesso di te! La fede è una qualità dell’amore e l’amore è un aspetto della fede.  Quando ami hai fede e quando hai fede ami. 

L’amore risponde sempre all’amore.

“Ci credo, ci riesco” è un libro pratico, ricco di descrizioni di rituali ed esercizi da fare per raggiungere gli obiettivi più grandi e più intimi.

Innanzitutto senti che c’è nel tuo corpo un’intenzione, un’aspirazione che vibra. È la voglia di cambiare qualcosa, di lasciare un segno, il bisogno di esprimerti e di essere sentito. La mente tende subito a dare delle forme a questa istanza, la quale però proviene da una sorgente sconosciuta alla mente pensante. Possiamo chiamare istinto o anima questa fonte. Di fatto, se fai attenzione, la senti negli organi.

Probabilmente questa intenzione, questa vibrazione, è una delle forze che hanno voluto la tua nascita e, allora come oggi, sta contribuendo a manifestare e a sostenere l’immagine del tuo corpo come veicolo della propria realizzazione.

Le cose e gli esseri esistono perché hanno un fine, non perché hanno una causa. 

Non avere fretta di dare una forma mentale alla intenzione che hai nel corpo. Non importa se la mente non la capisce e non sa descriversela. Quando la mente si impossessa di una intenzione animica la filtra attraverso i parametri del giudizio: il bene e il male, il vantaggio e lo svantaggio, ecc. Ma quando la mente calcola, non ragiona mai nei termini del vantaggio e svantaggio dell’anima -che è la tua reale natura-, bensì nei termini del vantaggio e svantaggio del sistema sociale, che non è la tua reale natura. Alla fine chi insegue ciò che crede essere il proprio bene a mezzo del puro calcolo mentale si trova a sostenere non già il vero se stesso, ma il sistema che lo sovrasta. In questo modo egli non può lasciare nessun contributo davvero creativo al mondo, non può portare nessun cambiamento davvero positivo, perché non può aiutare il mondo a vedersi, a capirsi, a trasformarsi.

Non solo, in verità non può neppure raggiungere un’autentica felicità personale perché la felicità è dare voce all’anima.

Dunque lascia che si manifestino in te grandi visioni e non permettere alla tua mente di giudicarle. Se vuoi produrre un’opera devi pensare che sarà la più grande opera che un artista abbia mai creato. In questo modo la vibrazione che è nel tuo corpo sarà libera di esprimersi alla massima intensità. Non lasciare che la tua mente si impossessi della tua intenzione, altrimenti la ridurrà per trovare i modi di realizzarla, i suoi modi. Ma ci sono altri modi, la conoscenza di questi modi è veicolata dalle idee sovramentali, se vuoi puoi chiamarle gli dei.

Per avere il favore delle idee sovramentali bisogna compiere un rituale. Allora spegni i pensieri, fai il  vuoto dentro la tua mente e abbi fede. In breve la tua intenzione si realizzerà per certo, a gradi di intensità sempre più crescenti.

Se credi che la felicità sia cosa di questo mondo e sei deciso a raggiungerla, questo libro ti prende per mano e ti guida, momento per momento, in questo grande processo, in questa magnifica avventura, che è l’esperienza della tua piena realizzazione nel mondo.

 

Intervista di: Cinzia Ciarmatori

 

 

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