Home Ambiente I fiori australiani ne parliamo con il dottor Roberto Pagnanelli

I fiori australiani ne parliamo con il dottor Roberto Pagnanelli

1000
SHARE

Incontriamo Il dottor Roberto Pagnanelli medico-chirurgo e psicoterapeuta. Specializzato in Psichiatria,  diplomato in Medicina Psicosomatica, in Medicina Omeopatica, da poco per le Edizioni Mediterranee è uscito un volume dedicato ai Fiori Australiani scritto a quattro mani con Nicoletta Pagnanelli, con lui abbiamo approfondito l’argomento.

 

La strada della floriterapia è stata aperta da Edward Bach in che cosa differiscono gli australiani?

La preparazione dei fiori australiani e quella originale del dottor Bach s’ispirano entrambe alla stessa ‘filosofia’: il rispetto della Natira, l’ascolto della persona, il desiderio di aiutare a migliorare lo stato emotivo, lo stimolare le ‘forze guaritrici interiori’ che ognuno di noi possiede. La differenza fra i due tipi di fiori è confinata essenzialmente nelle diverse zone di origine in cui le piante crescono: il Regno Unito per ‘gli originali’ di Bach e il continente australiano e il suo bush, per gli omonimi fiori. Il luogo dove vivono le piante – un determinato e specifico terreno, il grado di umidità etc… – conferisce loro delle qualità ‘doc’, specifiche per ogni pianta e legate indissolubilmente all’energia che si respira a quelle determinate latitudini. Naturalmente anche il tipo di pianta, albero o arbusto, è diverso. Alcuni di essi sono peculiari ed esclusivi del continente australiano e unici e singolari i loro effetti. Non troveremo, quindi, fra i fiori di Bach un ‘corrispettivo’ analogico di She Oak – per le problematiche legate al non poter avere figli pur desiderandoli – o un ‘equivalente’ di Mulla mulla per i disturbi legati al calore in tutte le sue manifestazioni (non tollerare ad esempio oggetti caldi, giornate afose e umide) o di Kangaroo paw per chi non accetta i diversi (omosessuali, persone appartenenti a razze diverse etc…). Un’altra differenza sostanziale è nella posologia. Questa, classicamente, avviene somministrando quattro gocce per quattro volte al giorno, sotto la lingua o in un po’ di acqua minerale. Ciò vale per i fiori italiani, i californiani e i fiori di Bach. Le essenze australiane rappresentano in tal senso un’eccezione, per quanto riguarda il dosaggio. Questo è di sette gocce per quattro volte al giorno. Occorre pertanto un dosagg un po’ più alto per ottenere l’effetto desiderato.

Quali sono i punti in comune?

Sicuramente il rispetto per la persona, la necessità di essere messi in una condizione di ascolto delle proprie problematiche, sia da parte del terapeuta che di se stessi. Il comprendere la fonte del proprio disagio, anche attraverso una psicoterapia che spesso si effettua in parallelo – come una sorta di guida psicologica – garantendo ottimi risultati sul piano clinico. Il far fronte alle difficoltà agendo su se stessi e sul proprio modo di essere. Le essenze floreali possono essere definite come ‘cura dolce’ perché non interferiscono con reazioni biochimiche dell’organismo di qualsivoglia natura, essendo per lo più prive di effetti collaterali.

C’è una differenza con l’impiego di farmaci chimici?

La differenza coi farmaci chimici è dettata dal fatto che gli antidepressivi o gli ansiolitici, ad esempio, sortiscono un effetto benefico agendo sui neurotrasmettitori cerebrali. Il paziente però, a volte, li percepisce come ‘pesanti’, capaci di ‘raffreddare le proprie emozioni’ o ‘inibire il desiderio sessuale’, di ‘spegnere da dentro’ i disagi. A questo proposito sottolineo che i farmaci non vanno demonizzati, tutt’altro. Vi sono condizioni cliniche nelle quali sono essenziali. Gli psicofarmaci sono efficaci e a volte indispensabili per patologie di grado moderato e grave. Pensiamo alla depressione grave, alla schizofrenia, a determinate forme di psicosi o a stati d’ansia particolarmente acuti. Tuttavia sono molti i casi di persone che si rivolgono a noi specialisti, non in quanto portatori di un disturbo psichiatrico vero e proprio ma di una semplice difficoltà emotiva. La timidezza, l’arrossire, il non voler parlare di fronte al pubblico, il rapporto ostico con uno dei genitori, la necessità di dover superare un periodo buio e sfortunato dell’esistenza; tutte queste non sono vere e proprie malattie psichiatriche e possono essere affrontate con coraggio e una buona dose di buonsenso. In questo caso senza psicofarmaci.

In tanti anni di utilizzo di questi fiori, quali secondo lei sono le situazioni in cui vengono utilizzati con maggiori risultati?

Sono situazioni non specifiche ma molto frequenti nella nostra vita e nell’attività professionale di uno psichiatra. Sicuramente ognuno di noi può fare riferimento ai fiori quando si trovi in periodi di difficoltà sul piano emozionale. Lutti, perdite di persone importanti, ansia, impegni di lavoro e preoccupazioni per il futuro, fobie, terrore, panico. Ma anche momenti d’indecisione, d’incertezza, il ‘non saper cosa fare’ in una determinata situazione. Tutti sintomi che ben si sposano con la terapia floreale. Se lo vuole sapere, adoro scrivere libri proprio perché vorrei che queste conoscenze, del tutto semplici e applicabili da chiunque, fossero a disposizione di tutti. Grandi e piccini.

C’è un caso o più d’uno che ricorda con maggior piacere?

Fra i miei pazienti, che prima che essere pazienti sono ‘persone’, ho avuto la fortuna di seguire diversi sportivi. Annovero fra loro atleti che hanno vinto con merito alcune medaglie alle Olimpiadi o ai mondiali o giocano ad alti livelli in diverse specialità: dal pattinaggio alla vela, dalla pallavolo al calcio. Ebbene ognuno aveva bisogno del ‘suo’ rimedio. Qualcuno soffriva di panico. Altri d’insicurezza nei propri mezzi, altri ancora accusavano varie forme di depressione o venivano da un periodo nero, in cui nulla ‘girava per il verso giusto’. Ognuno di loro, nell’ampio ventaglio di rimedi, ha trovato il suo.

Quanto gioca la psicoterapia in questi casi?

Molto, sicuramente. Conoscere se stessi spesso passa attraverso la conoscenza del proprio corpo e delle sue reazioni. Quando il soggetto viene messo in uno stato profondo di ‘trance ipnotica’, riesce a scoprire di se stesso un mucchio di conoscenze ancestrali che prima non poteva neppure supporre di avere e che mai avrebbe potuto scoprire. In ciò i fiori facilitano il suo compito.

Ci sono fiori che crescono anche da noi?

Sì, ad esempio l’Iris o la Rosa Canina (Bush Iris e Dog Rose). Questi non sono esclusivi dell’Australia. Ma, come detto, le caratteristiche dei fiori australiani sono proprie, proprio perché derivano dall’ambiente di crescita del vegetale. Non è il caso quindi di ‘coltivarle’ da soli, nel proprio giardino di casa, tanto per fare un esempio. Piuttosto, per chi fra i lettori fosse appassionato di floriterapia, segnalo, a questo proposito, che esistono i ‘Fiori italiani’, ai quali abbiamo dedicato una recente opera – dal titolo ‘La terapia con i fiori italiani’ edita da Edizioni Mediterranee di Roma – che crescono da noi, nelle nostre regioni e per questo ben si adattano ad essere impiegati dalla popolazione italiana. Mi riferisco al Ciliegio, al Pesco, al Pioppo, al Sambuco e alla Pinguicola, ad esempio. Tutti con le loro tipiche caratteristiche che li rendono unici nei loro effetti.

In che modo vengono preparati e come si utilizzano?

Le infiorescenze vengono raccolte all’alba in determinati periodi dell’anno, lasciati alla luce del sole in bacinelle d’acqua purissima, filtrati e imbottigliati in stock bottles con puro brandy. Si assumeranno in gocce, sette, lontano dai pasti (un’ora prima o due ore dopo), per quattro volte al giorno.

Chi può utilizzarli?

Ognuno di noi può impiegarli con successo. Basta conoscere i fiori e le loro caratteristiche, adattandole poi, una volta che si conoscono, alle persone che ci sono vicine. Non essendo un atto medico, il loro impiego può avvenire anche come forma di ‘autosomministrazione’. Spesso foriera di ampie soddisfazioni.

NOTE BIOGRAFICHE DEGLI AUTORI DE: ‘I SEGRETI DEI FIORI AUSTRALIANI’, 248 pag., 2018, Edizioni Mediterranee

Il dottor Roberto Pagnanelli è medico-chirurgo e psicoterapeuta. Specializzato in Psichiatria, è diplomato in Medicina Psicosomatica, in Medicina Omeopatica e in Psicoterapie Brevi. È autore di pubblicazioni su riviste scientifiche e di volumi di successo. Ha partecipato a trasmissioni radiotelevisive nazionali e scritto su Starbene, Per me, Più Salute & Benessere, Viver Sani & Belli, Top Salute, Donna Moderna, Più Sani più Belli e Salute Naturale. Ideatore della Musicoterapia Cinematografica, applica la Psicoterapia d’Azione da oltre un ventennio. Lavora a Trieste, Monfalcone, Gorizia e Udine.

Nicoletta L. Pagnanelli si è diplomata al Liceo Classico ‘Dante Alighieri’ di Trieste col massimo dei voti. Studentessa in Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Trieste, frequenta il quarto anno. Ha partecipato alle Olimpiadi della Matematica e delle Neuroscienze. Appassionata di medicina naturale, in quest’opera ha curato i paragrafi relativi alla diagnosi biotipologica, alle qualità e alle caratteristiche psicologiche e botaniche delle piante e al simbolismo dei fiori. Autrice de I fiori di Bach – Cure & Rimedi (Editoriale Programma) è al suo secondo lavoro.

Intervista di: Elena Torre

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.