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Ospite del nostro format LUCA BASH

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Luca Bash inizia a studiare musica all’ inizio degli anni ‘90, inizialmente con lo studio del violino, per poi passare nel ’94 alla chitarra. Comunque aspetterà fino al ’99 prima di scrivere la sua prima canzone, quando impatta in Dave Matthews, acquistando per caso il suo duo acustico “Live at Luter College”. La volontà di comprendere la composizione chitarristica lo spinge ad iscriversi all’ UM – Università della musica – a Roma, approfondendo la chitarra ritmica e l’armonia. Produce le sue prime 13 canzoni, tra cui “Dear John”, che lui stesso riconosce come il primo pezzo da poter presentare al pubblico.

Nel 2006, Bash fu invitato a partecipare al Festival Internazionale di Piombino, rassegna che vinse in duo acustico, corredando il suo successo con il premio di miglior interpretazione. Formò in seguito una band, chiamata BASH, la quale in 5 anni produsse un LP, “On Air” e vinse diversi eventi nella realtà indie.

I BASH ruppero nel 2011 dopo che I suoi membri principali cambiarono città per motivi lavorativi, ma l’avventura di Luca Bash non terminò. Continuò a scrivere ma nel 2013 ebbe un grave incidente in moto, che lo debilitò per diversi mesi e cinque giorni di coma. Durante la riabilitazione Bash acquisì una coscienza diversa rispetto la sua musica, trainato dalla fortuna di poter di nuovo suonare la chitarra. Da qui, ricontattò da Torino, la sua nuova città, il suo amico e chitarrista storico Giova (Giovanni) Pes per iniziare un nuovo capitolo della sua storia musicale. Nel 2014, un interessante storia discografica prende piede: il progetto CMYK. Il duo ha realizzato 4 EP di canzoni acustiche: Cyan, Magenta, Yellow and Key Black. Ogni EP rappresenta uno dei colori base nella stampa grafica che, a differenza dei colori video, RGB, sono fondamentali per stampare ogni tipo di immagine. L’ intento è quindi quello di fissare in maniera indelebile ciò che Luca Bash vuole esprimere dal profondo del suo io. Attraverso il progetto CMYK, la musica di Bash inizia a mettere piede nel panorama internazionale indie. Nel 2015 the duo realizzarono Single Drops, che raccoglie il singolo “Your Tomorrow” ed un brano favorito da ognuno dei 4 EP. La critica descrive questa nuova direzione al meglio: “Con una semplice base acustica, Pes aggiunge bellezza alle composizione di Bash attraverso la sua chitarra al fine di definire al meglio il proprio stile folk. Una sorta di fusione tra una chitarra latina e il country americano rendono unico il loro stile, specialmente per due italiani di provincia. Attraverso il suo viaggio musicale, Luca Bash è rimasto solido nella sua ricerca: cercare il link con il suo pubblico attraverso una vera e pura espressione della sua visione del mondo. Attraverso i suoi testi, che delineano il nocciolo di cosa significa essere ancora vivo, e grazie ai sui esperti manufatti chitarristici evidenti nei suoi brani, Bash continuerà la sua ricerca, provando nuove vie con ogni pubblicazione per collegarsi con i fan e gli amanti della vita. La ricerca è per un sorriso cosciente, un respiro profondo, un “Bravo!” e questo è più che sufficiente per guidare questo appassionato cantautore.

Cosa rappresenta la musica?

Se esistesse un Dio e questi scegliesse di comunicarci qualcosa, la musica sarebbe la sua lingua.
E’ un massaggio per l’anima, rifugio per le paure, viagra delle emozioni e l’orgasmo più intenso, quando riesci a scrivere quel che hai nel cuore.

E’ difficile fare parte del mondo musicale?

Dipende dalle aspettative. Se fai musica pensando a diventare una rock star, un tronista o una stella di un anno usa-e-getta, si. Se comprendi che la musica in generale non ti consente di pagare un mutuo e la tua aspettativa è solo quella fare la tua musica, no. La tieni come un hobby, e nel frattempo lavori. Oggi, grazie al web, fare musica è più semplice, poiché hai un portale sul mondo senza penare più di tanto.
Il discorso meriterebbe un blog… ma specialmente oggi è necessario evitare di fare un minestrone tra musica come arte, spettacolo e marketing televisivo. Sarò romantico… ma sono cose diverse.

Cosa pensi dei talent show? Hai mai pensato di parteciparvi?

Feci tanti anni fa una selezione di X factor, poiché i miei musicisti mi dissero che dovevo. Ma, da cantautore, i Talent non li apprezzo e non mi piacciono. Il motivo è semplice: hanno risolto un problema che nel marketing è un sogno. Riescono, grazie alla TV, a tramutare un personaggio sconosciuto in una “cash cow” senza gli investimenti che sarebbero stati necessari per creare prima una “star”. Le condizioni però sono due: il successo del vincitore deve durare un anno, per evitare l’erosione dei profitti del vincitore dell’anno successivo, e la sua musica deve essere “in pronta consegna”.
Il risultato è la creazione continua di meteore in un cielo sempre più privo di stelle e il conseguente stop allo sviluppo musicale. Ma la Musica non è il soggetto di questo discorso, ma ne è la vittima.

Cosa ti piace nel mondo e cosa detesti?

Il mondo è meraviglioso nella sua totalità, se sei fortunato. Io lo sono, e pertanto ne ho una visione fiabesca. Ma per molti non lo è, anzi: il mondo per molti è una continua sorgente di sofferenze e stenti. Pertanto la risposta, ahimè, non è di semplice generalizzazione ed evito di darla.
La seconda è easy. Detesto l’uomo in senso lato, la sua miopia nel perseguire il risultato di brevissimo periodo sacrificando tutto e tutti e la falsità che tutto questo comporta.

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

La mia musica nasce dalle mani sulla chitarra, e da melodie cantate in falso inglese. Una volta che il brano è al 90% completo, chiudo gli occhi e penso a quali immagini mi evoca. E da li nasce il testo. Le fonti sono in generale il mio gusto musicale dato dall’ascolto di Dave Matthews, Ben Harper, Sting, Steavie Wonder, ecc… ma non copio, né prendo “spunto”, come fanno alcuni “grandi”!

Di cosa parla la tua nuova avventura?

Io in generale parlo nei testi sempre di felicità e degli aspetti che condizionano il suo raggiungimento. Raramente parlo di Amore, e non perché ne sia privo, ma perché credo sia “populista” parlare di felicità citando il “luogo” dove tutti noi ci nascondiamo per fuggire dalla realtà. Poiché spesso le relazioni sentimentali diventano questo. E quindi nei brani trovate una canzone di un genitore che prepara il figlio alla vita, un brano che discute dell’eutanasia, Social network e il loro significato, ecc.
Per inciso, vederla come “avventura” è errato: non sono più un ragazzo, forse un po’ sognatore, ma non un illuso dalle nuvole. Scrivo musica dal 1999 e sono alla settima pubblicazione originale. Non è un’avventura… faccio solo quello che mi da felicità, da un po’ ormai.

Farai una tournée prossimamente?

Il lavoro e la lontananza dei miei amici musicisti non mi consente di programmare una tournée. Ho intenzione di fare nel prossimo anno una10-15 eventi acustici e, se riesco, a novembre, riunire tutti in due serate (Milano e Roma) a cavallo dell’Ognissanti. Vedremo, ma molto avverrà sul web.

Grazie mille!

Intervista di: Lucrezia Monti

 

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