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Ospite del nostro Format per conoscere meglio le nuove proposte musicali Andrea Lorenzoni

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Da poco è uscito il nuovo album del cantautore bolognese Andrea Lorenzoni “Mondo Club”: un disco che affronta i temi della libertà e del futuro attraverso un doppio profilo emozionale che vede toccare freschezza e profondità allo stesso tempo.

Noi abbiamo raggiunto Andrea Lorenzoni ed ecco cosa ci ha raccontato.

Quali sono gli elementi che ti hanno permesso di scegliere il tuo singolo?
Il gradimento presunto del maggior numero di ascoltatori.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascolti e in uno che scrivi?
Sono molto curioso e bisognoso di essere sorpreso, per cui in un brano può mancare o esserci qualsiasi cosa. Sento vicine alla mia sensibilità le melodie, quindi probabilmente anche nello scrivere non riesco a prescindere dalla melodia. La linea della voce deve essere il più possibile originale, gli arrangiamenti il più possibile raffinati.

Quali sono i tuoi modelli musicali?
Cerco di svincolarmi dai miei modelli e questi mi sono connaturati. Franco Battiato, Marco Castoldi ma anche Silverchair, Nirvana, Morphine, Afterhours, Marlene Kuntz, David Bowie, Placebo.

Ci vuoi anticipare qualcosa sul tuo disco in uscita a marzo?
È un disco di fiducia nel futuro e di visioni del domani ma parla anche del passato e del presente. Ci sono tanti nomi di donna e tante figure femminili. Racconto delle storie e le racconto con il mio sguardo “dallo spazio” rispettando chi non vede le cose dal mio stesso punto di vista.

Come si racconta il presente?
Si racconta cercando di non offendere volontariamente gli altri con le parole e con i fatti. Rispettando la propria sensibilità e le proprie idee. Ascoltando gli altri e assecondando nel racconto ciò che ci colpisce di più e che ci fa riflettere. Si racconta dopo aver ascoltato ciò che ai nostri occhi sembra totalmente assurdo o totalmente meraviglioso. Si racconta con la consapevolezza della responsabilità di ciò che si dice: è necessario raccontare con il fine di migliorare la società (o comunque di non peggiorarla), un’opera d’arte non è mai solo una descrizione o un’ esasperazione della realtà, racchiude sempre un valore pedagogico intrinseco, perché è inevitabilmente e sempre potenziale esempio o modello per qualcun altro. Un racconto del presente non può essere solo consolatorio. Narrare significa anche sapere che c’è chi non sa ascoltare, noi compresi.

Cosa vorresti per la tua musica?
Che potesse toccare alcune corde profonde del maggior numero possibile di persone.

Intervista di: Lucrezia Monti

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