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Simona Baldelli, l’intervista

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Simona Baldelli è da poco in libreria per Giunti Editore con il suo La vita a rovescio. Ha affrontato con maestria e rigore storico la storia vera di Caterina Vizzani, una storia d’amore, ma anche di coraggio e di pregiudizi, quanto mai attuale nel periodo che stiamo vivendo, L’abbiamo incontrata per conoscerla meglio e sapere qualcosa in più.\r\n\r\n \r\n\r\nQuali stimoli e quali difficoltà hai incontrato nella ricostruzione storica del contesto in cui hai ambientato il tuo romanzo?\r\n\r\nLo stimolo era quello di essere depositaria di una bellissima storia, e realmente accaduta, per di più. Ho sentito immediatamente il dovere di raccontarla, non potevo privare i lettori di una vicenda così appassionante e, per certi versi, metaforica del presente. Le difficoltà per la ricostruzione e documentazione sono state tante. Certo che, prima dell’invenzione dei motori di ricerca, questa fase era senz’altro più dura ma, dopo le prime nozioni trovate su internet, ho avuto voglia di studiare e toccare reperti d’epoca, approfondire testi specializzati, informarmi sulla toponomastica, studiare mappe dell’epoca e conoscere il valore reale delle monete in corso, la cucina, la moda, ad esempio. Diciamo che, in questa fase, frequentando importanti biblioteche pubbliche, mi sono scontrata con alcuni nodi di burocrazia e di incuria che meriterebbero essi stessi di essere raccontati in un libro.\r\n\r\n \r\n\r\nSi parla d’amore, di storia, di ruoli, di discriminazione, di coraggio ma non siamo di fronte né ad un romanzo propriamente e solamente storico, d’amore o sulla discriminazione come hai miscelato i vari aspetti? \r\n\r\nNon è stata una scelta decisa a tavolino, ma una naturale conseguenza del processo di scrittura. Non sono un’appassionata lettrice di romanzi di genere, diciamo. Non c’è un aspetto o un tema che mi interessa più di un altro. Non m’importa se i due, alla fine della storia, vivono felici e contenti o di sapere chi è l’assassino. Sono attratta dagli intrecci, come gli aspetti intimi si fondono con le azioni pubbliche, e in quale maniera un gesto privato può influire sulla collettività. Una storia d’amore m’interessa per i fatti e le reazioni che possono scaturire all’interno della società e un contesto storico mi è utile per prendere le misure con l’attualità. Vedere come un tal problema è stato affrontato in un determinato periodo o ad una diversa latitudine, mi permette di valutare se, rispetto a quel tal problema, abbiamo fatto della strada o siamo ancora al punto di partenza.\r\n\r\nCerco di spiegarmi meglio, di chiarire questa “miscela”, come tu dici. Una bella storia non è sufficiente, a mio parere, per scrivere un romanzo. Occorre altro, un filo conduttore, un valore che sia oggettivo, che sfiori nell’intimo ciascun potenziale lettore. Non tutti potrebbero sentirsi toccati dalle tematiche femminili, ad alcuni non interessa l’identità di genere, ad altri annoiano i romanzi storici o sentimentali… si trattava quindi di trovare un comune denominatore. E questo poteva darlo solo l’aggancio con la quotidianità, la realtà oggettiva. Pur restando fedele agli episodi storici, i fatti realmente accaduti, la documentazione della vita dell’epoca e le istanze dei protagonisti, ho inserito, qua e là, elementi e personaggi secondari che introducessero nel romanzo questioni e visioni contemporanee, idee che potremmo esprimere e discutere anche tu ed io, in questo momento. Di occasioni e argomenti ce n’erano tanti, spero di aver scelto quelli di largo interesse.\r\n\r\n \r\n\r\nQuando è perché hai capito che avresti scritto di Caterina Vizzani?\r\n\r\nL’ho capito subito, appena lette le prime righe del saggio storico di Marzio Barbagli edito nel 2014 da il Mulino, sulla vita di Caterina Vizzani, la protagonista della storia. Il “perché” deriva proprio da quanto dicevo poc’anzi. In tema di diritti civili, pari opportunità, legittime aspirazioni alla felicità, partecipazione alla vita pubblica e rappresentativa da parte delle donne, ingerenza del potere spirituale e temporale nella vita privata, in circa tre secoli, quali risultati abbiamo raggiunto?\r\n\r\n \r\n\r\nCosa è rimasto fuori dal libro?\r\n\r\nCredo nulla, almeno di ciò che mi premeva dire. Mi sono presa il tempo (circa un anno di scrittura) e lo spazio (416 pagine) per riflettere e comporre con calma il mosaico che avevo in mente.\r\n\r\n \r\n\r\nCosa hai imparato da Caterina?\r\n\r\nChe se aspetti che le “pari opportunità” ti cadono dall’alto, stai fresca! Questo è l’aspetto che più mi ha colpito della vicenda. Caterina Vizzani aveva 14 anni all’inizio della storia, poco più che analfabeta, povera, discriminata, sfigurata dal vaiolo, donna (nel 1735) eppure ha saputo farsi carico delle sue aspirazioni e dei legittimi desideri per ricavarsi uno spazio nel mondo. Un insegnamento che dovremmo tenere ben presente.\r\n\r\n \r\n\r\nQuale aspetto della narrazione ti ha dato più filo da torcere? \r\n\r\nSenz’altro la ricerca storica.\r\n\r\n \r\n\r\nSe c’è qualcosa che le piace aggiungere come sempre può aggiungere ciò che vuole non essendo una vera e propria chiacchierata potrei aver omesso qualcosa di importante.\r\n\r\nNon saprei, forse posso aggiungere qualche parola circa la mia scelta di aggiungere elementi “fantastici”, nelle mie storie. A proposito di me, si parla di realismo magico di matrice italiana. E questa definizione mi piace e mi inorgoglisce. Io credo che la realtà, quella tridimensionale, non basti a raccontare la vita, che è fatta di molto altro. I miei libri hanno spesso per coprotagonisti presenze difficili da definire. Personaggi irreali eppure probabili che mi occorrono per dare concretezza al nostro mondo di emozioni, paure e desideri. In questo caso, ho scelto di accompagnare il cammino e l’evoluzione di Caterina con un personaggio letterario che fosse una possibile fonte d’ispirazione per lei: Bradamante, la donna cavaliere travestita da uomo, che abbiamo conosciuto dalle pagine dell’Orlando innamorato e Orlando furioso. Bradamante accompagnerà Caterina per tutta la storia, sotto forma di nuvola dalle sfumature d’oro. La Vizzani, all’inizio della storia è adolescente, quel complesso periodo della vita in cui abbiamo particolarmente bisogno di miti, eroi, punti di riferimento. Ho voluto che fosse un personaggio scaturito dalle pagine di un libro, perché La vita a rovescio, è anche un inno alla vita arricchita dalla lettura, quel processo meraviglioso e magico che ti permette di vivere infinite vite attraverso le quali, capire e migliorare la tua.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Cinzia Ciarmatori

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