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Kanji, giapponese e arabo al Salone del Libro di Torino

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\r\nDALL’ALTO AL BASSO, DA DESTRA A SINISTRA: Kanji e Arabo, “l’arte” di scrivere alla conquista dell’Occidente\r\n\r\n \r\n\r\nTra fumetti, scenari internazionali e mass media: incontro al Salone del Libro  sulle due lingue portatrici di culture lontane dalla nostra ma che l’attualità ci ha reso più vicine. Con gli autori di due dizionari editi da Zanichelli. \r\n\r\n \r\n\r\nDue culture, due lingue che si traducono in due stili di scrittura. Così diversi tra loro ma con un unico comun denominatore: il fascino evocativo. Parliamo dei kanji (gli ideogrammi giapponesi) e l’arabo. Due modi di comunicare tanto distanti dal nostro, ma che il contesto politico e culturale ci ha reso più “vicini”, di cui si parlerà nell’appuntamento: “Dall’alto al basso, da destra a sinistra: storie di grappoli e dizionari. Kanji, lingua giapponese e arabo per i traduttori”.\r\n\r\nSi terrà al Salone del Libro di Torino, sabato 14 maggio alle ore 17 alla Sala Madrid del Centro Congressi Lingotto. L’incontro, che fa parte del ciclo L’AutoreInvisibile, vuole approfondire le due lingue  – il giapponese e l’arabo – sempre più attuali nello scenario mediatico internazionale, e in rapporto con il nostro idioma e la nostra cultura.\r\n\r\n“Dall’alto al basso” è il modo in cui si scrive (o si potrebbe dire si “disegnano”) i kanji. Introdotti in Giappone dalla Cina partire dal III secolo d.C., i kanji rappresentano l’aspetto più peculiare della cultura e letteratura giapponese. Noi li abbiamo imparati a conoscere con i fumetti manga e i cartoni animati. È possibile che la percezione dei kanji (impropriamente detti anche ideogrammi) da parte degli Occidentali sia diversa da quella dei giapponesi che li apprendono fin da bambini e che giornalmente li usano. Per loro rappresentano  la tradizione e un importante elemento di cultura nazionale, mentre per noi, al di là del fascino che sicuramente emanano, possono apparire complicati e di ostacolo alla comunicazione più funzionale.\r\n\r\n“Da destra a sinistra” è invece il verso in cui si scrive in lingua araba. Direzione contraria alla nostra (da sinistra verso destra). E’ la lingua ufficiale di 22 paesi e di oltre 400 milioni di arabofoni. Ma essendo la lingua “liturgica” con cui si esprime l’Islam (come per i cristiani il latino), rappresenta quasi due miliardi di musulmani nel mondo. Questi numeri solo per evidenziare l’importanza della lingua araba nel contesto internazionale. Infatti la letteratura araba è l’ospite di questa edizione del Salone del Libro di Torino.\r\n\r\nE all’incontro coordinato da Ilide Carmignani ne parleranno:\r\n\r\nSimone Guerra, autore di KANJI Grande dizionario giapponese – italiano dei caratteri (con oltre 5495 ideogrammi singoli e 43mila composti)\r\nEros Baldissera, autore de IL DIZIONARIO DI ARABO (oltre 46mila voci)\r\n\r\nEntrambi i volumi sono pubblicati da Zanichelli, editore da oltre 150 anni “specialista” di opere di consultazione e dizionari linguistici. I “grappoli” del titolo dell’incontro, infatti, fanno riferimento alla struttura dei due dizionari: allude alle soluzioni adottate per ordinare i lemmi: il Dizionario di arabo è ordinato alfabeticamente per radici, ogni radice la si può pensare come un “grappolo” con i vari lemmi che le si attribuiscono che vengono sottoelencati. E il dizionario di Simone Guerra raggruppa i kanji singoli (dotati di diverse informazioni e composti) secondo 214 chiavi grafiche, dette bushu o “radicali” (macro-grappoli).\r\n\r\nCon gli autori interverranno: Gianluca Coci (Università di Torino) e Sana Darghmouni (Università di Bologna). \r\n

Sabato 14 maggio, ore 17.00\r\nSala Madrid – Centro Congressi Lingotto\r\n      Seminari di Traduzione – L’AutoreInvisibile

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