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Fioly Bocca, l’intervista

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Fioly Bocca è sicuramente una delle narratrici contemporanee che vanno tenute d’occhio, sia per la grande capacità di scrittura, intensa e particolarissima, sia per le storie intessute con grande eleganza. Da poco sugli scaffali con il suo nuovo romanzo L’emozione in ogni passo, edito da Giunti, l’abbiamo incontrata per conoscere qualcosa in più.\r\n\r\n \r\n\r\nUn libro, che è anche un viaggio… in che misura è per te importante il cammino?\r\nIl Cammino, per come lo intendo in questo libro, non è tanto una strada segnata. È più un mettersi in marcia. Un prendere atto della propria situazione, per quanto complessa possa essere, e partire alla ricerca di una dimensione autentica. Non conta naturalmente la meta, ma il viaggio.\r\nE ogni passo, anche il primo, è simbolo di una volontà precisa: quella di non arrendersi alle decisioni che altrimenti la vita prenderebbe al posto nostro.\r\n\r\nUn romanzo che parla d’amore senza dubbio, ma anche di amicizia tra due donne. Quanto spazio ha nella tua vita?\r\nA costo di sembrare banale, dirò che l’amicizia è quel sentimento che può salvartela, la vita. Meno pretenzioso dell’amore tra partner, meno esclusivo, è un’ancora di salvezza in molte situazioni. Avere una buona rete sociale e anche poche persone che siano punti di riferimento ti rende una persona più equilibrata e solida. Ti permette di avere basi robuste, al pari, molto spesso, della famiglia. Ripeto una cosa sentita: gli amici sono la famiglia che ci scegliamo.\r\nMi ritengo molto fortunata, da questo punto di vista: ci sono persone che camminano da molti anni al mio fianco. Capita anche di perdersi di vista, ma c’è la consapevolezza di procedere sulla stessa strada\r\n\r\nHai mai incontrato donne come Alma o Frida? Pensi che saresti per loro un’amica?\r\nCosa ti piace dei loro caratteri?\r\nHo incontrato donne che ne hanno alcune caratteristiche. Potrei essere amica di Alma per similitudine; Frida mi ispirerebbe istintivamente sicurezza.\r\nDi Alma mi piace il fatto che è una donna capace di credere nelle proprie aspirazioni, di portare avanti le ambizioni (ad esempio, riesce ad aprire la libreria che ha sempre sognato). Non ha bisogno di tenere tutto sotto controllo, cosa che sottopone la maggior parte di noi donne oggi a una dose insopportabile di stress, e si lascia vivere. Si fida del proprio intuito e prova a seguirlo per capire dove possa condurla.\r\nFrida è una donna in un certo senso più rigida, asciutta. È dotata di senso pratico e lucidità e la sua professione di psichiatra è risultato della propensione a interrogarsi sulle cose, su ciò che muove le persone a essere quello che sono. Non si ferma all’apparenza: per sua natura è una donna sempre alla ricerca di risposte alle domande più complesse che la vita pone.\r\n\r\nChe ruolo ha nel libro il destino e cosa significa per te?\r\nPer citare, come già nel libro, Erri de Luca, il destino è arrivo. Non è disegno prefabbricato in cui iscrivere un percorso, ma ampio ventaglio di scelte. Più che una mappa tracciata, lo vedo come una pasta modellabile che cambia aspetto in base a quello che ne facciamo. Naturalmente hanno un ruolo le cose che accadono, ma uno altrettanto importante lo ha il nostro modo di reagire ad esse. La personale capacità di restare in contatto con la parte più intima di noi: quella che la strada giusta la conosce da sempre, o la sa intuire.\r\n\r\nOgni libro è di per sé un viaggio dalla voglia di raccontare una storia nuova alla pubblicazione, quali le tappe più impegnative di questo nuovo percorso?\r\nLa parte più difficile è mettere a tacere quella parte di me che dice che la storia non va bene, la scrittura non è abbastanza fluida, insomma che non sono brava abbastanza. Il momento più complicato è quello della rilettura, perché non sono mai soddisfatta di quanto prodotto, e può essere frustrante, pensare di non aver fatto bene a sufficienza.\r\nIl difficile è ascoltare la storia e mettere da parte l’ansia da prestazione.\r\n\r\nChe ruolo ha l’emozione in te?\r\nLungo il Cammino di Santiago, la strada viene indicata al pellegrino dal simbolo della conchiglia. Le emozioni, nella vita, sono quella conchiglia: se impariamo a comprenderle senza soffocarle, ci guidano ai bivi e ci rassicurano quando abbiamo paura di esserci persi.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Cinzia Ciarmatori

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