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Hans Tuzzi, La figlia più bella

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 \r\n\r\nNorberto Melis questa volta alle prese con l’omicidio di una giovane aspirante attrice e gli inconfessabili segreti di una ricca cittadina lombarda. Anche in questo romanzo Tuzzi riesce a raccontarci un piccolo pezzo di Italia mettendone a fuoco caratteristiche poco conosciute.\r\n\r\n \r\n\r\nGiugno 1986. Mentre tutta l’Italia segue i mondiali di calcio, una ragazza viene trovata affogata in una roggia nelle campagne di Abbiategrasso: non è un incidente, ma l’assassino non ha abusato sessualmente della vittima. Con grande sollievo di Fiorenza, l’indagine, partita male, viene affidata a Melis. Che sa bene come, in questi casi, i primi sospetti si devono concentrare sulla cerchia dei famigliari. I quali, però, nella loro cascina isolata fra i campi, non soltanto forniscono solidi alibi l’uno con l’altro, ma sembrano sinceramente provati dal dolore. L’attenzione del commissario si sposta perciò sulla ricca cittadina, dove tutti, o quasi, conducono una vita apparentemente esemplare ma dove in realtà ciascuno ha i propri più o meno inconfessabili segreti, in uno spaccato di vita di provincia della quale Tuzzi raffigura vizi privati e pubbliche virtù. Non mancano poi le lettere anonime, a schizzar fango e sospetti ora su questo ora su quello, arrivando persino a gettare ombre sul passato della povera ragazza morta alla quale, forse, qualcuno aveva promesso una carriera da attrice cinematografica. Coadiuvato da personale di polizia a lui sconosciuto, Melis non sottovaluta nessuna traccia, eppure qualcosa gli dice che le origini del delitto vanno cercate altrove. Ma dove? Lentamente, si delinea una possibile pista. Una brutta, sporca pista. Sulla quale Melis lancia i suoi abituali collaboratori, gli agenti della sua Squadra: e D’Aiuto, Ferrini e Giovannini si dimostrano pari alle aspettative, anche se la soluzione del caso si presenterà improvvisa e amara – una crudele smentita a ogni raziocinio investigativo.\r\n\r\n«Attualmente il miglior autore di gialli di qualità».\r\n\r\nCorrado Augias, «Il Venerdì di Repubblica»\r\n\r\n \r\n\r\n«Uno dei migliori scrittori, non solo giallisti, italiani».\r\n\r\nFabrizio d’Esposito, «Il Fatto Quotidiano»\r\n\r\n \r\n\r\n«I libri di Tuzzi aprono la mente e hanno sempre\r\n\r\nquel pizzico di carattere che li fa tutti pezzi unici».\r\n\r\nPietro Cheli, «leiweb»\r\n\r\n \r\n\r\n«Libri che non è esagerato definire memorabili».\r\n\r\nFabrizio Roncone, «Io Donna – Corriere della Sera»\r\n\r\n \r\n\r\n«Un ottovolante linguistico strepitoso».\r\n\r\nFlaminio Gualdoni, «Il giornale dell’arte»\r\n\r\n \r\n\r\nFonte: Elena Cassarotto

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