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Ignazio Tarantino Sto bene, è solo la fine del mondo

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Vincitore del premio Kihlgren 2014\r\n\r\n \r\n\r\nAnni Ottanta, nel sud dell’Italia. La vita di una numerosa, modesta famiglia, dominata da un padre depresso e violento, viene sconvolta dall’ingresso della madre in una setta religiosa chiamata Società, che promette la sopravvivenza a un’imminente fine del mondo. Giuliano Flavio, il più piccolo dei figli, che nutre per la donna, mite e generosa, un amore incondizionato, non può far altro che unirsi agli altri nel percorso che porterà tutti alla vita eterna. Ma quello che da principio è un sogno diventa presto un incubo di obblighi e divieti, di isolamento dalla famiglia allargata, di visioni e terrori apocalittici. Man mano che il mondo della famiglia «così come lo conosce» si sfalda, Giuliano deve lottare duramente per conquistare l’indipendenza, a cominciare dalla possibilità di vivere liberamente un amore che gli è stato vietato, per l’«incredula» Sara. Come David Foster Wallace, Tarantino riempie il romanzo di personaggi fortemente caratterizzati, dotati di una loro integrità, evitando sempre di prendere le parti dell’uno o dell’altro. E di citare la setta religiosa che si nasconde dietro il nome di Società, i Testimoni di Geova. Ma l’escamotage risulta trasparente, e la descrizione della vita degli adepti lascia nel lettore un senso di terribile disagio.\r\n\r\n \r\n\r\n«Tarantino ha compiuto un prodigio…Il libro si colloca senza nessuna enfasi fra le grandi voci riconoscibili e autorevoli per stile, ritmo, timbro, degli ultimi cent’anni:\r\n\r\npenso a Gadda, a Soldati, a Berto…Un capolavoro».\r\n\r\nGiovanni Pacchiano,\r\n\r\n«Sette-Corriere della Sera»\r\n\r\n \r\n\r\n«Ci sono volute 5 stesure per trasfondere se stesso nella storia di Giuliano Flavio e della sua numerosa famiglia, di una madre amata anche nella sua follia religiosa, di un padre violento e di una coercizione.\r\n\r\nMa ne è valsa la pena: il romanzo è così convincente nel suo mescolare ironia, tragedia e rabbia, da essere diventato un caso letterario».\r\n\r\nFulvio Paloscia, «la Repubblica»\r\n\r\n \r\n\r\n«Una lettura sorprendente che tiene avvinto il lettore dall’inizio alla fine…\r\n\r\nUn libro fresco e vivo, dotato di uno stile perfettamente calibrato sulla materia del racconto. Un romanzo il cui interesse non è soltanto letterario, perché l’autore\r\n\r\nè molto bravo nel mostrare la sottilissima ma potente violenza psicologica che le sette esercitano sui soggetti facili a essere plagiati».\r\n\r\nRoberto Carnero, «Il Sole 24 Ore»\r\n\r\n \r\n\r\n«Tutti conoscono i Testimoni di Geova ma nessuno ne ha mai parlato in un romanzo. Il libro di Tarantino è dirompente».\r\n\r\nAlberto Pezzini, «Libero»\r\n\r\n \r\n\r\nIgnazio Tarantino, nato a Monopoli nel 1974,  una specializzazione in Storia dell’arte contemporanea, collaborazioni con gallerie d’arte e spazi espositivi,  lavora come art advisor. Prima della pubblicazione del suo romanzo d’esordio ha scritto in funzione di performance artistiche a metà tra il reading e il teatro con l’attiva partecipazione del pubblico.\r\n\r\n 

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