Home Da non perdere Pelle Sottile: Carla Magnoni e l’arte di scandagliare ciò che siamo

Pelle Sottile: Carla Magnoni e l’arte di scandagliare ciò che siamo

Pelle Sottile: Carla Magnoni e l’arte di scandagliare ciò che siamo

Ci sono opere che si percepiscono come necessarie. Non nel senso di imprescindibili per la cultura ufficiale, ma necessarie perché qualcuno le ha dovute fare, perché non farle avrebbe lasciato qualcosa di non detto. Pelle Sottile di Carla Magnoni, andata in scena il 28 marzo al Teatro degli Avvaloranti di Città della Pieve, ha questa qualità.

Magnoni, cantautrice e pianista con alle spalle due album di valore – Cento passi avanti e Quello che resta, quest’ultimo accolto da recensioni lusinghiere – porta in scena uno spettacolo che è al tempo stesso concerto, monologo e attraversamento emotivo. Quattordici brani, tratti dai suoi lavori discografici più tre inediti destinati a un terzo album atteso per il 2027, si alternano a testi di prosa che costruiscono il contorno narrativo. Al suo fianco, tre musicisti di alto profilo: Valter Sacripanti alla batteria, David Pieralisi alla chitarra, Giuseppe Tortora al violoncello.

Il titolo non è metaforico per pura convenienza letteraria. Pelle Sottile è un’indagine sistematica su cosa significa essere sensibili in un mondo che spesso premia la corazza. La Magnoni non idealizza la sensibilità ma la descrive con precisione fenomenologica. La pelle dei sensibili è sottile, è più fragile, inevitabile che diventi suscettibile. Ma aggiunge subito: la pelle sottile non è fragilità, è una potenza percettiva. È una distinzione che merita di essere compresa.

Lo spettacolo racconta relazioni che finiscono, con la lucidità di chi non cerca il melodramma ma la verità. C’è sempre un lui che molla, che lascia andare un percorso d’amore con il graduale esaurimento di chi non ha più fiato per soffiare, come nell’immagine bellissima dell’Ombrello di Sapone. E c’è, dall’altra parte, chi continua a soffiare da sola.

Notevole la costruzione del monologo Facciamo un viaggio, in cui lo spettatore è invitato a immaginarsi passeggero di un volo dell’11 settembre 2001, e a chiedersi cosa farebbe in quell’istante. La grande storia entra nella piccola storia, e la piccola storia restituisce alla grande storia la sua misura umana.

Pelle Sottile è, in definitiva, un lavoro che scandaglia a fondo la sensibilità umana senza mai diventare autocompiaciuto. La musica fa da pilastro per una riflessione che investe l’intera sala. L’allestimento minimale non è un limite produttivo: è una scelta che restituisce al centro ciò che merita di stare al centro. Parole e suoni, in equilibrio preciso. Un’opera da cui si esce con qualcosa di diverso da come si è entrati.

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