Simone Cicali, per i lettori “il Cicali”, classe 1971, fiorentino, scrive tra weird, fantascienza, distopia e umorismo, prediligendo il fantastico e l’insolito. Arrivato tardi all’autopubblicazione, si è rivelato subito prolifico: quattro raccolte di racconti (Inaspettatamente, Probabilmente – Premio Ulthar 2023 -, Stranamente – Premio La Chiave d’Argento 2024 – e 4 di 3), il giallo breve I gialli, il ciclo del Ceppo (La strada per il Ceppo, Ventitré – Il Ceppo) e il romanzo d’azione a tinte forti Scritto nel Sangue. Collabora con il collettivo Sodalizio Wordsmith. I lettori lo accostano a Matheson: racconti tesi, spiazzanti, nemici della banalità. A lui piacciono anche King, Koontz, Chiang e Benni. Online lo si trova sul suo blog Troppa Salute, ilcicali.com. Tutti i contatti a ilcicali.com/link
- Simone, ti definisci spesso un “nerd di lunga data”. In che modo il tuo percorso ha plasmato l’autore che sei oggi?
Sono un classe 1971, uno di quelli che hanno fatto in tempo a vedere il primo Guerre Stellari, e poi Nightmare 3, al cinema quando uscirono. Essere nerd allora non era una medaglia, era quasi un’offesa; sanciva l’appartenenza a un club poco sociale, quasi ostracizzato, in cui però i membri si volevano un sacco di bene perché potevano parlare di Star Trek e horror con anime affini. Sono cresciuto a pane, biblioteca di quartiere e Ai confini della realtà: è stata quella la mia vera scuola di scrittura: mi ha insegnato che il fantastico deve essere plausibile; mi piace raccontare cose strane che succedono a persone normali, o viceversa, quando la realtà decide di sbagliare strada, diciamo così.
Ho sempre scritto, fin dalle elementari con i librettini fatti a mano, poi negli anni ’90 tra Geocities e Splinder, infine sul mio ilcicali.com. Non scrivo per diventare famoso o ricco, sono realista anche nei miei sogni, ma perché sono un lettore insaziabile e scrivo quello che vorrei leggere io. Se una storia non diverte me per primo, figuriamoci se la propongo agli altri. È una questione di rispetto per il me del passato e per chi mi legge.
- Perché la scelta dell’indipendenza e cos’è il “Sodalizio Wordsmith”?
La strada dell’editoria indipendente è stata una scelta quasi obbligata: in Italia, se non ti chiami Stephen King, una raccolta di racconti non te la pubblica nessuno, men che meno se è weird. Ma per me il racconto è il metro ideale: deve crearti un mondo in poche pagine e lasciarti lo spazio per continuare a immaginare; è il giusto compromesso tra ipotizzato e dimostrato, quella zona di scoperte quasi inaspettate in cui cresce quel che ti aiuta ad ampliare le tue prospettive sul mondo.
Non sono però un lupo solitario. Ci sono collaborazioni con altri autori, antologie e riviste; la più fruttuosa è il Sodalizio Wordsmith, con Lorenzo Leoni: uno scrive e l’altro corregge, e viceversa. Lorenzo è pignolissimo, ha un ritmo invidiabile… e io faccio lo stesso con lui, di solito. Il nostro motto è “Scrivi senza paura, revisiona senza pietà”. Scriviamo quello che vorremmo leggere, entrambi, per quello questa collaborazione funziona così bene.
Nonostante mi porti dietro diversi decenni passati in una nicchia, non mi vergogno di quello che pubblico, anzi!, perché dietro c’è un controllo di qualità che farebbe impallidire tante case editrici. Soprattutto, le mie antologie sono come gelaterie: magari non ti piacciono tutti i gusti, ma se non sei intollerante al fantastico e al weird, una vaschetta che ti soddisfa la porti a casa di sicuro.
- Parliamo delle tue ultime fatiche: Scritto nel sangue e La macchina segreta di Leonardo.
Scritto nel Sangue è un progetto che mi portavo dietro da tanto, nato a puntate sul web e poi limato e perfezionato. È un romanzo d’azione, un fanta-archeologico che mescola miti sumeri, alieni alla Sitchin o alla Kolosimo e creature del mito come vampiri e lupi mannari. Ma attenzione: niente magie: ho cercato di dare a tutto una spiegazione biologica e plausibile. Mi hanno detto che l’antagonista è uno dei personaggi più riusciti: è un sociopatico, un assassino, ma ha le sue motivazioni, non è cattivo “perché sì”.
Poi c’è l’ultima arrivata, La macchina segreta di Leonardo. È una novelette ambientata nel Rinascimento, in Val d’Aosta. Ho immaginato un Leonardo da Vinci alle prese con un’impresa segreta, un “Rinascimento weird” dove la tecnologia dell’epoca viene forzata al limite senza oltrepassarlo. Mi sono fatto “fare le bucce” da Lorenzo per l’accuratezza storica, ma poi ci ho messo del mio. È una storia che parte da un codice ritrovato per parlare di automi e minacce strane, nata un po’ dall’amore per la versatilità di Leonardo e un po’ da cento riferimenti pop, da Charles Fort agli Anime. Divertente ed accurata, come piace a me.
Cerco sempre, nei miei racconti, quel senso di meraviglia che ti lascia un po’ spiazzato, ma ti spinge a pensare “Ma se fosse davvero così?”. Ecco, quando il lettore è sorpreso, divertito e poi, addirittura, spinto a riflettere, io ho raggiunto il mio scopo.










