Home Da leggere Dio Al Mio Angolo di George Foreman: l’uomo oltre il campione

Dio Al Mio Angolo di George Foreman: l’uomo oltre il campione

Dio Al Mio Angolo di George Foreman: l’uomo oltre il campione.

Ho avuto il piacere di leggere Dio al mio angolo di George Foreman, il primo titolo pubblicato da Crêuza de Mä Edizioni, casa editrice indipendente nata nel marzo 2026 dall’idea di Matteo Fortuna insieme a Edoardo Fantini e a Stefano Massari. Il nome è un omaggio a Fabrizio De André e già questo dice molto sull’intenzione che sta dietro al progetto. La casa editrice vuole portare alla luce quelle che loro stessi chiamano “azioni buone”, storie vere di trasformazione e  coraggio spesso sommerse dal rumore di un’informazione che preferisce il conflitto alla complessità.

Grafica Divina

La prima collana varata si chiama Ostinati e contrari e raccoglie le vite di chi ha scelto strade più difficili ma più oneste — e George Foreman, nella sua vita straordinaria e contraddittoria, è forse l’emblema perfetto di questa idea. Quello che colpisce di questo libro non è la traiettoria sportiva — le vittorie, il titolo mondiale conquistato a 24 anni battendo Joe Frazier, la clamorosa riconquista della cintura a 45 anni nel 1994, record ancora imbattuto — ma tutto quello che sta nel mezzo, in quella zona d’ombra che la maggior parte delle biografie tende a sorvolare. La sconfitta contro Muhammad Ali segna qualcosa di molto più profondo di una semplice débâcle sul ring: è l’inizio di una caduta interiore, di una crisi che Foreman non riesce a contenere.

Poi arriva il 1977, un malore durante un incontro, e lui lo vive come un segnale inequivocabile. Si ritira. Inizia a predicare. Fonda un centro per ragazzi in difficoltà nella Houston da cui veniva, quegli stessi sobborghi che avevano modellato la sua rabbia. Leggere questo passaggio fa venire un brivido sottile lungo la schiena — non per la spettacolarità dell’episodio, ma per il coraggio immenso che ci vuole a fermarsi davvero, a lasciar andare un’identità costruita sulla forza e sul dominio, e scegliere invece la vulnerabilità, il servizio, la cura degli altri.

È il tipo di trasformazione che ci riguarda tutte, in qualche misura — quella di capire che la nostra corazza, per quanto ci abbia protette, a un certo punto smette di servirci. Crêuza de Mä Edizioni ha fatto qualcosa di preciso con questo libro: ha scelto una storia che parla di rinascita senza renderla edulcorata, senza toglierle il peso delle cadute che l’hanno resa possibile. E l’ha accompagnata con un cortometraggio — Aurora, girato nel quartiere CEP di Genova Prà con ragazze vere del posto — che traduce in immagini lo stesso tema del riscatto attraverso la disciplina. Inquadrare il QR code sulla copertina e guardarlo dopo aver letto è un’esperienza che aggiunge un ulteriore livello emotivo a tutto il racconto.

Questo è un progetto editoriale che merita attenzione non solo per il libro in sé, ma per l’intenzione che ci sta dietro: creare uno spazio dove le storie non servono a intrattenere ma a interrogarci, a farci sedere con le nostre contraddizioni senza fretta di risolverle. Ne abbiamo un bisogno enorme.

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