Home Da ascoltare Sarah Jane Morris: The Sisterhood 2 è puro fuoco e anima

Sarah Jane Morris: The Sisterhood 2 è puro fuoco e anima

Esistono momenti nella carriera di un artista in cui la maturità vocale incontra una missione civile così limpida da trasformare un semplice disco in un manifesto politico e poetico. Con l’uscita di “The Sisterhood 2”, disponibile dal 6 marzo 2026, Sarah Jane Morris non si limita a consegnare al pubblico un sequel, ma completa un’opera monumentale iniziata due anni fa, consolidando il suo ruolo di custode della memoria musicale femminile. Insieme al fido compagno d’armi Tony Rémy, la vocalist britannica tesse una trama sonora che attraversa i generi — dal jazz al blues africano, dall’elegia celtica al folk militante — per onorare undici icone che hanno fatto della propria arte uno strumento di coscienza sociale. Non si tratta di un banale album di cover, ma di un ciclo di composizioni originali modellate sulle anime di donne che, come la stessa Morris, hanno compreso che il talento è una responsabilità verso chi non ha voce.

Il disco si apre con la potenza narrativa di “Longing To Be Free”, omaggio a Peggy Seeger che stabilisce immediatamente il tono dell’opera: un inno femminista che trasuda attivismo. Ma è nella capacità di Morris di mutare pelle che risiede la magia di questo lavoro. In “Oh Mother My Mother”, dedicata alla compianta Sinéad O’Connor, la voce si fa eterea, quasi spettrale, trasformandosi in un’elegia celtica che cerca una riconciliazione impossibile oltre il tempo. La sinergia con la chitarra di Rémy, qui architetto di atmosfere sospese e mai banali, tocca vertici di rara bellezza in brani come “The Edge is Where the Magic is Found”. Dedicata ad Amy Winehouse, questa ballad jazz evita abilmente la trappola del voyeurismo tragico per concentrarsi sulla purezza del talento della cantante londinese, muovendosi su quel confine sottile dove, appunto, risiede la magia.

Grafica Divina

L’estensione vocale di Sarah Jane Morris, che dopo cinque decenni di carriera appare ancora miracolosamente intatta, domina i registri più oscuri e pulsanti in “Also Known as Etta James”, dove il blues si fa minaccioso e viscerale, restituendo il senso di pericolo di un’artista nera in un’America ferocemente divisa. Eppure, l’album sa anche aprirsi a momenti di radiosa inclusività, come nel tributo a Dolly Parton “Love Wit & Stardust”, una celebrazione di chiarezza morale e generosità che unisce idealmente il Paradiso al Grand Old Opry. La narrazione procede senza cedimenti fino al monumentale finale di “The Dignity of Love”, nove minuti dedicati a Janis Ian che celebrano l’amore in ogni sua forma, lasciando l’ascoltatore in uno stato di sospensione emotiva, quasi a voler trattenere l’ultima nota di un progetto che brilla per onestà intellettuale.

Mentre l’industria discografica spesso premia la velocità e l’effimero, Morris e Rémy scelgono la strada del passaggio della torcia, unendo generazioni di donne sotto un unico tetto sonoro di straordinaria qualità produttiva. Questo secondo volume non è solo la prova definitiva del posto di Sarah Jane Morris tra le grandi interpreti del nostro tempo, ma è un atto d’amore necessario verso la storia della musica. Vedere questi brani prendere vita sul palco, specialmente nelle attese tappe italiane tra Roma, Milano e Pesaro, sarà l’occasione per testimoniare come la “Sorellanza” non sia solo un concetto teorico, ma una forza viva, vibrante e profondamente umana capace di curare, attraverso il canto, le ferite del presente.

Elena Torre

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