Home Da ascoltare “Made in RA – First Period”: Danze di radici e orizzonti

“Made in RA – First Period”: Danze di radici e orizzonti

“Made in RA – First Period”: Danze di radici e orizzonti

C’è un’energia che si muove lenta e calda fin dal primo ascolto, qualcosa che si attacca alla pelle come il sole a fine giornata, quando lascia il suo segno. “Made in RA – First Period” è il nuovo album firmato GB Project, il progetto jazz guidato dal pianista e compositore Gilberto Mazzotti, pubblicato da AlfaMusic con distribuzione Egea. Accanto a lui, un ensemble affiatato: Alessandro Scala al sax soprano, Adriano Rugiadi al basso fretless, Stefano Calvano alla batteria e la voce intensa di Maria Francesca Melloni su un brano. Ma al di là dei nomi, è il suono che parla: un jazz che profuma di terra e di vento, che parte da Ravenna e si lascia attraversare da colori latini, sentori mediterranei, slanci africani.

Grafica Divina

Lo capisci subito da “Barsil”, la traccia che apre e riassume tutto: un equilibrio perfetto tra nostalgia e ritmo, tra dolcezza e spinta. Le prime note sono come un passo di danza su un pavimento polveroso, poi arriva il sax e il cuore accelera, il basso scivola morbido sotto, la batteria accarezza e accompagna, e il piano di Mazzotti tiene tutto insieme, come un racconto che conosce la direzione ma si lascia il lusso di rallentare. “Barsil” è un pezzo che sembra raccontare un ricordo, un bar che è anche un rifugio, una casa, un palco improvvisato. Ci si sentono dentro le domeniche d’estate, le prime note provate con gli amici, lo sguardo grato a chi ha creduto nella musica prima ancora che fosse un mestiere.

È un album che si ascolta con il corpo prima che con la testa, che entra morbido e poi improvvisamente prende quota. “Volo” è respiro puro, una sospensione che ti solleva da terra e ti porta via senza farti peso – tocco il cielo con mano, sospesa tra infinito e quotidianità. “Savor” è come assaporare qualcosa di denso e familiare, un piacere che si gusta lentamente, mentre “Dantem” ti riporta coi piedi a terra, in una Parigi immaginata o solo sognata, fatta di luci basse e risate sincere.

Ogni traccia ha un volto, un umore, una direzione. Ma quello che colpisce davvero è il modo in cui i musicisti si ascoltano tra loro, si rispondono, si anticipano. C’è una raffinatezza che non è mai sfoggio, una libertà che non sfocia nel caos, un senso del gruppo che vibra in ogni incastro ritmico e in ogni fraseggio. La contamina­zione tra generi emerge con naturalezza, senza forzature: si percepisce la musica mediterranea, africana, latina, combinata a un dialogo sincero che nasce da anni di complicità.

“Made in RA” è un disco per chi cerca musica che parla con accenti diversi, che affonda le radici nella tradizione jazz ma si lascia contaminare senza paura, per chi ha voglia di attraversare confini senza perdere l’orientamento. È un album che vibra tra radici e orizzonti, una vera esperienza sensoriale pronta a trasportarti. Un invito gentile e chiaro: lasciati avvolgere da queste note e scopri il jazz che respira il mondo.

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