Di ritorno da Parigi abbiamo sentito Sergio Urbani per il debutto nella capitale francese l’11 giugno scorso (Istituto Italiano di Cultura) di Filius et Pater. Una conversazione su uno spettacolo intimo che porta in scena il rapporto mai esplorato tra Luigi Pirandello e suo figlio Fausto, entrambi artisti ma legati da un dialogo umano complesso e profondo. Un viaggio nella dimensione privata di due figure straordinarie, dove la vita si intreccia con l’arte in un confronto immaginato ma teatralmente potente. Lo spettacolo, co-scritto da Urbani insieme a Luciana Grifi, ha trovato nel pubblico parigino un’accoglienza straordinaria.
Di ritorno da Parigi dove avete portato questo Filius et Pater: come è andata? Come ha preso il pubblico questo lavoro?
Ti ringrazio per la disponibilità. Non abbiamo previsto repliche immediate per una questione molto pratica: quando debutti a giugno, per continuare a rappresentare Filius et Pater dovresti spostarti necessariamente in luoghi all’aperto, ma questo non è assolutamente uno spettacolo per esterni. È un lavoro molto intimo che richiede la dimensione raccolta del teatro. Portarlo in teatri, sale conferenze o musei durante il periodo estivo non è il momento ideale, quindi stiamo ragionando su una ripresa nel dopo estate.
La reazione del pubblico a Parigi è stata straordinariamente positiva. La serata si è articolata con il vernissage alle 18.00 e lo spettacolo subito a seguire alle 20.00. Ho notato fin da subito un’attenzione e una concentrazione davvero significative. Conoscendo bene il pubblico parigino per averci già lavorato, so quanto possa essere esigente e diretto: se qualcosa non convince, si alzano senza problemi durante lo spettacolo. Ecco, non solo non si è alzato nessuno, ma c’era una partecipazione emotiva silenziosa ma profondamente intensa.
Il pubblico era letteralmente connesso alla parola, al gesto, attentissimo a ogni sfumatura. Diverse persone hanno aspettato a lungo per venire nei camerini a complimentarsi, e questo è sempre un segnale molto significativo. Io ero dietro in regia durante tutto lo spettacolo e ho davvero apprezzato questa loro partecipazione emotiva e silenziosa così autentica.
Entrare nei meandri del rapporto fra un genitore e suo figlio, due personaggi particolari perché non solo padre e figlio ma anche entrambi artisti: che esperienza umana e artistica è stata?
È una domanda molto interessante, alla quale rispondo con grande piacere, perché rappresenta un lavoro totalmente diverso da tutto quello che ho fatto prima. Quando realizzi uno spettacolo di Pirandello – ne ho diretti diversi nel corso degli anni – ti immergi completamente nel suo mondo di grande creatività, originalità, nelle sue straordinarie drammaturgie. Qui invece, affrontando Luigi Pirandello e suo figlio Fausto come persone, e di conseguenza come artisti, devi letteralmente spogliarti di ogni preconcetto. È come ricominciare tutto da capo, perché c’è una conoscenza completamente. Non puoi permetterti di essere condizionato dall’amore e dall’ammirazione che un autore o un regista come me può provare nei confronti di Luigi Pirandello, pur apprezzandone la straordinaria grandezza letteraria. Devi entrare in un mondo nuovo, personale, privato, senza paura di scoprire cose che potrebbero non piacerti.
Un grande artista non significa necessariamente un grande uomo: significa avere grande capacità, grande talento, ma puoi scoprire aspetti che possono anche deluderti. Bisogna entrare senza condizionamenti o favoritismi. È il percorso che abbiamo fatto con Luciana, facendoci garanti sia dell’uno che dell’altro, ma essendo anche critici nei confronti di entrambi, scandagliando tutto, leggendo tutto.
Abbiamo studiato tutto il loro rapporto epistolare, tutte le lettere, i diari, cose private e personali che sono emerse anche successivamente, perché la famiglia non voleva. È stato immergersi prima nella sfera intima e personale dell’uomo e poi iniziare a legare tutto con la loro arte. È stato un bellissimo viaggio proprio per questo, perché è stata tutta una nuova riscoperta.
Vita privata e vita pubblica: guardare dentro l’animo di un artista è solo interessante o anche fondamentale per comprendere la sua arte?
È fondamentale, èvero che l’arte dovrebbe bastare a se stessa: un’opera vive di vita propria, ha un significato a prescindere da tutto quello che c’è dietro. La grandezza di un’opera si svincola da tutti i legami, vive di vita sua e diventa universale, non più dell’autore, ma di tutti e per tutti.
Però, per capire meglio alcuni passaggi, alcuni dettagli, alcune motivazioni, per apprezzare maggiormente il perché ci sono e perché sono stati inseriti, da dove vengono e da quale frustrazione, trauma, gioia, sogno, desiderio o passione nascono le scelte che un artista fa in una direzione o nell’altra: ecco, io trovo che non sia fondamentale per valutare la grandezza dell’opera, ma può diventare fondamentale per comprenderla totalmente e in profondità.
Qual è stato il suo lavoro con gli attori su questo testo?
Il lavoro è fondamentalmente simile per ogni personaggio, ma quando si tratta di un personaggio storico si può sapere molto di più e quindi si può andare più a fondo. Ci sono personaggi che hanno una letteratura ricca e altri che non ce l’hanno, quindi il personaggio storico ti permette di approfondire maggiormente.
Io insegno e quindi i miei attori seguono il metodo della psicotecnica, che significa andare a fondo e comprendere il personaggio in tutto e per tutto. Arrivare a sapere di tutto, leggere di tutto, ascoltare e vedere di tutto e comprenderlo dal punto di vista emozionale, psicologico, artistico e comportamentale. Una volta raccolte tutte le informazioni, in sinergia e seguendo le indicazioni del regista, inizia la fase di costruzione.
La fase di costruzione significa trasportare tutto questo su una voce, lavorare sulla voce, sul movimento, sulla postura, sull’andamento, sull’appoggio della voce, sulle sillabe, sull’utilizzo degli arti. È una ricerca profondissima. È vero che Pirandello, morendo nel 1936, non ha grandi archivi video. Però ci sono delle registrazioni della sua voce caricate online, e l’ascolto frequente della sua voce aiuta a capire l’utilizzo della struttura verbale, della voce. Questo ovviamente sia per Luigi che per Fausto. Poi vedere foto per capire la postura, video quando ci sono per capire il movimento. È un doppio percorso di conoscenza: da una parte per la sfera interiore, artistica e psicologica, dall’altra trasformare tutto in una coerenza rispetto alla costruzione del personaggio realmente esistito.
Progetti per il futuro?
Sicuramente portare Filius et Pater in Italia, andare in scena dopo l’estate. Per quanto riguarda me, oltre a questo spettacolo, in luglio inizia la preparazione del nuovo spettacolo che debutterà a novembre e che sarà il secondo della compagnia. Sarà uno spettacolo di pura fantasia, attuale, moderno, molto tagliente, molto crudo. Quindi un lavoro totalmente diverso rispetto a Filius et Pater. Ribadisco, l’idea, la volontà è quella di portarlo in Italia in associazione, se possibile, anche a delle mostre sul cinquantennale della morte di Fausto Pirandello, come è stato per Parigi, ma anche svincolate da questo e andare in scena totalmente in forma autonoma, a prescindere da una mostra o da una retrospettiva su Fausto Pirandello.











