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L’orso M49, soprannominato Papillon in fuga

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L’orso M49, soprannominato Papillon, è di nuovo scappato dal recinto del Centro Faunistico di Casteller, dopo la seconda cattura avvenuta lo scorso 28 aprile. 

M49 era già stato catturato una prima volta il 15 luglio 2019, dopo che nei mesi precedenti si era reso responsabile di numerosi danni al comparto zootecnico. Dopo poche ore l’orso era però riuscito a fuggire, scavalcando recinzioni elettrificate e un muro alto quattro metri. Questa notte il plantigrado, dopo quasi 3 mesi di reclusione e la sterilizzazione, è di nuovo riuscito a fuggire.

Il WWF Italia chiede una nuova occasione in natura per M49, chiamato Papillion per la sua capacità di scappare dai luoghi di detenzione in cui era rinchiuso, con un monitoraggio intensivo dei suoi spostamenti, oggi possibile grazie al radiocollare di cui è dotato l’animale, che consenta di tracciare i suoi movimenti e prevenire eventuali situazioni di rischio. E ribadisce la necessità di investire energie e risorse nella prevenzione dei danni e nella corretta informazione, per favorire in modo concreto la convivenza con l’uomo ed evitare il ripetersi di simili episodi in futuro.

M49 non ha mai mostrato comportamenti potenzialmente pericolosi per le persone, e lo stesso PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali) prevede in primo luogo, nel caso di orsi che provocano danni ripetuti a patrimoni, anche ipotesi di gestione alternative alla captivazione, come la cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio.

La seconda fuga di M49, oltre all’inadeguatezza dei protocolli di sicurezza messi in atto dalla PAT in questo frangente, dimostra come la natura si può conservare, ma non ingabbiare o controllare. L’orso è una specie protetta sia da Direttive internazionali che da leggi nazionali (Legge 157/92), e gli interventi di cattura e captivazione devono rispettare alcune fondamentali condizioni di necessità e proporzionalità, che mancavano in passato e mancano tutt’oggi, al fine di garantire tanto le attività umane sul territorio quanto la conservazione di una specie chiave per gli ecosistemi.

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