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Ospite del nostro format musicale Marco Gray

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Quando hai iniziato a fare musica?

Credo che un poco si nasce con la musica. C’è una voce dentro che ti dice: canta, suona, impara. Poi quando hai 12-13 anni inizi in genere a sentire i tuoi beniamini, sono della generazione dei poster (non so se esistono ancora). Ero un bambino piccolo quando mio fratello mi faceva sentire i queen a tutto volume. Mi è rimasto dentro per quello che provavo, la mia musica. Per avere un approccio professionale, ho atteso la mia laurea. Desideravo prima prendere un titolo, compiere un’operazione prima di iniziarne un altra. Io consiglio a tutti i musicisti e cantanti, se hanno qualcosa in ballo oltre la musica, di dargli uno spazio preciso, altrimenti lo si vivrebbe come un tormento.

Ci lavoravo già da prima, ma il debutto é stato difatti un anno dopo che mi sono laureato, ovvero nel 2013. Non che prima le cose non le prendessi seriamente, tutt’altro. Poi però ho avuto modo di dedicarci più tempo . Ricordo che quando ho iniziato, a volte, venivo rimproverato di essere troppo severo e di non divertirmi mai. Poi sono cambiato . 

COME NASCE LA TUA MUSICA? QUALI SONO LE TUE FONTI D’ISPIRAZIONE?

Come nasce , beh un po’ così appunto, sentendo questa passione dentro che a un certo punto ti soffoca. Anche se la reprimi ti assale. Amo andare ai concerti, di chiunque. Vivevo a Roma. Una sera degli amici mi portarono a vedere un concerto al big mama. Io amo essere indipendente ma in quel periodo mi avevano ritirato la patente quindi ero legato alle loro tempistiche. C’era un bel ragazzo sul palco che suonava, mi innamorai follemente della sua cover al pianoforte di Toxic di Britney Spears. Mi presentai e dissi: ho bisogno di te. Era Emiliano Begni, pianista di fama, amico grande nonché colui a cui diedi la mia prima direzione artistica. Dopo debuttai con lui, proprio su quel palco.  Chi me lo doveva dire? Forse a distanza di anni quella patente ritirata per 3 mesi, fu una tortura, capisco ebbe la sua ragione.

Ispirazioni? Tante. I più grandi, senza mai la benché minima pretesa di emularli, ma di studiarli. Sono ossessionato da Freddie Mercury, Cher, Mariah Carey, Aretha Franklin, per un certo tipo di stile; Any winehouse, Ronson, per altri. Sento Fossati, Mina, Vanoni, Pravo, Vecchioni ogni giorno. Ho playlist che mescolano tutto. Artisti più giovani: amo follemente Malika Ayane, Mengoni, Adele

Mnek .

COSA HAI DECISO DI RACCONTARE CON IL TUO PROGETTO?

Di noi. Io sono parte dell ultima generazione che parlava al telefono fisso da casa e aveva la televisione analogica . Non avrei mia immaginato di pensare di amare attraverso un’applicazione, di fare il check-in da cellulari che hanno migliorato e legato le nostre vite . Parlo di sentimenti, della confusione che ne deriva. Forse non siamo più in grado di dire ti amo, o di capire se amiamo, o di riconoscere quando qualcosa ci fa bene o ci fa male. Vorrei dare voce a questo, anche in maniera divertente . Ogni rivoluzione ha Il lato bello della medaglia e il suo rovescio. Sta a noi saper amare e fare il meglio per rimanere autentici in un mondo che ci va standardizzando con i robot. Parlo dei sentimenti nella nostra epoca .

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione??

Mai avuto la pretesa di fare una musica che non sia pop. La mia idea è cantare pop, mischiarmi All Rnb che amo moltissimo. Vorrei fare una collaborazione con un rapper. So che posso diventare molto soul con un certo tipo di arrangiamenti. Sto ascoltando tantissimo reggae di recente, di indie sofisticato per portare eleganza alle cose che scrivo. Spero di farcela .

COSA SIGNIFICA LAVORARE NELLA MUSICA OGGI?

Lavorare oggi nella musica significa avere tanto fegato. Non saprei parlare del passato,  immagino sia stato lo stesso, ma per altre circostanze. Devi crederci tu, e solo tu.

Non puoi mai permetterti di dire sono stanco, e non puoi mai permetterti di dire non lo sapevo: devi informarti su tutto. Il mondo musicale, dalle royalties, agli streaming, al pubblico, é tutto cambiato e in costante rivoluzione. Leggevo un report pochi giorni fa, gli artisti percepiscono soltanto il 12% del fatturato che viene generato bella musica. Questo vuol dire artisti più poveri. Bisogna tenersi informati e fare il possibile per farsi valere . Sarebbe bello trovare nei propri colleghi e compagni di viaggio maggiore solidarietà. Ma viviamo in un mondo di competizioni, 

da quando nasci fai gare. 

6. Progetti ?

Si. Intanto sto lavorando a un set acustico per Ten More Times. Per il resto, davvero non posso anticipare nulla. Ci vuole dinamismo. Quello che sai oggi magari domani non accade, allora devi andare oltre di nuovo.

Grazie 

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