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Ospiti del nostro format musicale Methamorfosi

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La Methamorfosi con “GUAI” parla di di sogni , di cose vere , di cose che le
appartengono, di vita malata o meglio di gente malata, dipendenze e voglia nonostante tutto di stare bene, per non dimenticare come questo mondo potrebbe essere migliore Rock energico e distorsione sonora, ogni composizione nasce da un riff o da una melodiavocale su cui si sviluppano suoni e sensazioni autonome .
la voglia di cantare in italiano per potersi esprimere meglio non nasconde doppi sensi e riferimenti a fatti e persone, testi scritti nella maniera più semplice e sincera possibile chitarra basso e batteria come un muro inciso da contaminazioni grunge, doom,alternative rock , chitarre ritmiche come macigni si trasformano in arpeggi da paranoia estrema, la base ritmica chiude questo cerchio spianando la strada al suono potente che si
vuole esprimere con questo primo lavoro.
I BRANI guai, mia e sp saranno i primi singoli accompagnati dai loro video clip ufficiali

Quando hai iniziato a fare musica?

Fin da giovanissimi, con gli strumenti più o meno scassati che ritrovavamo tra le cose che avevamo in casa, appartenuti a un genitore, un fratello o qualche zio. Abbiamo iniziato con l’ascoltare le cassette e i dischi di chi aveva qualche anno più di noi, imparando ad amare ciò che usciva dalle casse di questi impianti che occupavano lo spazio di un mobile intero, al punto di volerlo poi replicare. Con l’aiuto di numerosi libri di accordi, di qualche amico più grande e direi anche la pazienza di chi per ore in casa ascoltava successioni incerte di note e ritmi sbagliati siamo poi approdati infine in una sala prove…ovvero in una cantina, un solaio, un garage o qualunque spazio si prestasse a poterci fare del rumore dentro. A quel punto, con una batteria montata, un microfono e un paio di amplificatori si cominciava a fare sul serio!

Con quali artisti sei cresciuto?

Musicalmente ci consideriamo dei figli degli anni Novanta, e più in particolare abbiamo in comune la passione per la scena rock alternativa che ha preso il via della città di Seattle. La lista degli artisti di riferimento sarebbe lunga ma principalmente ci sentiamo legati alle cupe atmosfere di Alice In Chains e Soundgarden Tra gli altri ascolti che ci accomunano ci sono l’hardcore di stampo newyorkese e, venendo a tempi relativamente più recenti, lo stoner rock. In generale direi che non rincorriamo le innovazioni…e non ne facciamo un mistero. Quando sentiamo un muro di suono compatto, una melodia accattivante e incursioni nella psichedelia ci sentiamo a casa!
 
Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Dobbiamo molto all’improvvisazione. Il germe di ogni brano è sempre un qualcosa di istintivo: l’intuizione che una breve successione di note, un ritmo o talvolta anche solo un tappeto sonoro possa poi svilupparsi in qualcosa di più grande. Per quanto banale possa sembrare è così. Un riff viene ripetuto, modificato, plasmato, girato e rigirato finché non si accompagna a quello successivo, ad un’apertura o comunque fino a che non porta in una direzione che trova tutti d’accordo. I brani sono composti con il contributo di ognuno di noi e ciascuno trova l’ispirazione nel momento, a partire dal testo (rigorosamente in italiano), da qualcosa che gli è accaduto durante la giornata o da ciò che spera gli succeda il giorno seguente. Nel dubbio, comunque, registriamo sempre tutto per non perderci una singola nota. Troppe volte abbiamo visto sciupare una canzone, solo perché al termine di una jam non sapevamo riprodurre ciò che avevamo appena suonato.
 
Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?
Le canzoni di La Methamorfosi parlano principalmente di disillusione, di scontro tra la realtà di ogni giorno e ciò che invece sarebbe per noi l’ideale, ma anche delle brevi gioie e meraviglie di cui possiamo godere, a saperle cercare. Il tutto è rapportato alla dimensione dei rapporti personali con chi ci sta vicino (per qualcuno potremmo dire purtroppo, per qualcun altro per fortuna), nel bene e nel male….per nostra scelta o per necessità…

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?
Essere fedeli a sé stessi e il più possibile semplici e diretti è il modo migliore per esprimere e sottolineare la nostra presenza nel quotidiano che ci circonda. Questo vale anche nei rapporti che abbiamo tra di noi e con le altre persone che gravitano intorno alla band. Nei testi questo si traduce in una scelta di parole molto lineare, che fanno parte del vocabolario che usiamo ogni giorno, al più vagamente evocative. Musicalmente invece, tendiamo a limare molto le canzoni, a ridurle all’osso…con un paio di giri ben piazzati e una melodia che ci viaggia attorno, una canzone può dirsi già completa per quanto ci riguarda. 

Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?
Raccontiamo di frustrazioni, dovute al senso di separazione che viviamo con quello che osserviamo intorno a noi. Le esperienze che viviamo ogni giorno ci cambiano, non sempre nella giusta direzione, e questa continua mutazione ci permette di capire chi siamo davvero. Non sempre questo processo di “Methamorfosi” è indolore. Talvolta scopriamo che siamo lontani da quello che vorremmo essere o lontani, in senso figurato, dal luogo in cui fisicamente ci troviamo. A questo punto, convogliamo tutto questo in pressione sonora e saltano fuori le canzoni che scriviamo. 

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?

La musica non è la prima occupazione di nessuno di noi, per cui dobbiamo tenere ben presente che i piedi vanno tenuti ancorati saldamente alla realtà. Pur con questa consapevolezza però, nonostante ci siano stati dei periodi più o meno lunghi in cui non abbiamo frequentato la sala prove, qualcosa ci ha sempre fatto tornare al “nido”. Non è possibile individuare un momento preciso, né troviamo si possa, nel nostro caso, parlare di scoperta di questa sensazione. Quella che sentiamo è più che altro un’esigenza. Al termine di un precedente progetto, che ci aveva visto assieme coinvolti in un’esperienza lunga anni, è stato naturale ritrovarci per ripartire con qualcosa di nuovo. Certamente non rivoluzionario in senso assoluto, ma sicuramente inedito per noi. 

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?
Siamo legati al rock alternativo in senso lato. Musicalmente partiamo, come già detto, dal suono di Seattle anni Novanta (grunge?) ma ci spostiamo poi in tutti i territori contigui (stoner? psichedelia?). Il denominatore comune sono le ritmiche serrate, un solido muro di basso e chitarra su cui si appoggiano le melodie del cantato in italiano. Una cosa che ci sorprende è quanto poco sia utilizzato il cantato in italiano nell’ambito alternativo: quando parli di rock alternativo in italiano con la mente si va a gruppi come Verdena, Marlene Kuntz, Afterhours, Teatro degli Orrori in tempi più recenti, ma poi i riferimenti principali si fermano li. Crediamo che in Italia ci sia molto da lavorare in questo senso.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?
Difficile rispondere a questa domanda, con la premessa che non possiamo considerarci dei professionisti in ambito musicale. Possiamo dire comunque che in generale vediamo accrescersi il divario tra persone dotate di grande talento e sensibilità, incredibilmente dedite a quello che fanno e conseguentemente preparate, e altre che invece affrontano con superficialità la propria attività, denotando una forte impreparazione. Ora, finché questi ultimi restano confinati ad una realtà circoscritta poco importa, ma purtroppo sempre più spesso capita che invece si prendano immeritatamente lo spazio che competerebbe ad altri. È questa, a dire il vero, una tendenza generale degli ultimi tempi. Le figure più professionali, quindi, devono essere sempre più pronte a compensare i casini che qualcun altro ha creato. 

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?
È dai tempi di myspace che si sono create enormi possibilità di entrare direttamente in contatto con artisti che sarebbe stato impensabile conoscere senza il web. La cosa è estremamente stimolante ma, come ovvio, si rischia ora di perdersi nell’oceano di proposte. Una band che voglia farsi davvero conoscere, al giorno d’oggi non può esimersi dall’investire molto nei canali social, ma talvolta vediamo gruppi dedicare più tempo a questa attività che alla produzione musicale in senso stretto, almeno apparentemente. Questo non è di per sé un male, specie se poi gli sforzi vengono ripagati, ma l’attenzione a nostro avviso va sempre posta sulla qualità di ciò che si propone piuttosto che sulla quantità di contenuti che si fa girare. Abbiamo un approccio da “vecchia scuola” insomma, coerente con l’esperienza che abbiamo maturato negli anni. 

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete? 
La sincerità dell’intento. Ci sono canzoni di una semplicità disarmante, composte di soli due accordi e altre estremamente complesse e articolate. Allo stesso modo, si ascoltano produzioni ultra grezze e altre cesellate fin nell’ultima sfumatura. Qualunque sia la dimensione in cui si colloca un artista, comunque, a nostro modo di vedere dovrebbe sempre sentirsi tangibile, e riconoscibile, la sua personalità. 

Cosa pensi dei talent show?
Non staremo qui a dire che sono un’ottima opportunità per artisti emergenti, perché la piramide è troppo larga e la vetta è solo per uno. Su migliaia di musicisti che tentano di spiccare tra altri, solo una minima parte ottiene dai talent una minima visibilità. Il format è comunque focalizzato su aspetti che con la musica hanno poco o nulla a che fare, e ci si concentra infatti principalmente sul personaggio piuttosto che sulla sua produzione artistica. Si esaltano le doti di esecuzione, di presenza scenica, la simpatia e così via, e la capacità di creare qualcosa di personale rischia di andare in secondo piano.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Piacciono: i live, le canzoni uscite al primo colpo, vino rosso e tartine, i principi attivi, il calore degli amplificatori, le persone leali, il mare d’inverno (che sembra un film in bianco e nero), i vecchi amici, le donne 
Fanno arrabbiare: le liste e gli elenchi (scusa!) 

Prossimi appuntamenti dal vivo?
Al momento stiamo programmando i live nel circuito dei locali del Nord Est, ma stiamo lavorando per espandere il nostro raggio d’azione. 

Progetti?
Vorremmo arricchire la nostra esperienza live. Suoniamo da molti anni in un contesto che potremmo definire locale e vorremmo ora portare la nostra musica al di fuori di questo, per confrontarci con differenti scene e realtà. Oltre a questo, stiamo anche lavorando sui nuovi pezzi. Abbiamo parecchio materiale già registrato in sala prove pronto per essere sviluppato, e ogni volta che ci ritroviamo nasce qualche cosa di nuovo: talvolta non porta a nulla che non sia una breve jam e altre volte (poche purtroppo!) in una sola prova diamo alla luce una nuova canzone. 

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