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Ospiti del nostro format musicale Human Being

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HUMAN BEING

EVERYTHING IS NOT LIKE IT SEEMS

Autoproduzione

Il lavoro nasce da sè, blocchi di vita pronti per essere scolpiti. E’ un pro memoria, è dolore. Ma allo stesso tempo voglia di non arrendersi, di amore. Ci sono cose che vanno fatte nonostante tutto e nonostante tutto siamo noi a fare sì che le cose vadano per il verso giusto. E’ un percorso attraverso sette tracce, un toccare alcuni aspetti per poi farli convergere verso un unico punto. Un pro memoria, appunto: noi siamo esseri Umani.

Human Being è il progetto solista di Alessio Catozzi, un musicista, produttore e suonatore di piano. Un suonatore di citofoni e un suonatore di vita. Produttore artistico dei Droptimesed ora impegnato in questo nuovo percorso. “Everything is not like it seems” è il suo primo lavoro discografico (CD 2019). Masterizzato da Giovanni Versari. 

Quando hai iniziato a fare musica?

Da adolescente. Avevo iniziato ad interessarmene da bambino ma la svolta fu un basso elettrico che mi regalò un mio amico. Tutt’oggi, se mi capita di parlarne con lui, gli dico che quel giorno mi ha maledetto.

Con quali artisti sei cresciuto?

Molti e di molti generi. Mi viene sempre difficile citarne qualcuno in particolare, ma cerco di sintetizzarli in periodi. Hard rock/heavy metal agli inizi, quindi IronMaiden ma anche Led Zeppelin. Poi il periodo “funky” con Red Hot, Living Colour ed altri più spinti, come i Primus.  Più avanti, ho iniziato ad aprire maggiormente i miei interessi, cercando tra la musica classica, il jazz e l’ elettronica. Pur essendogli distante anni luci, a volte, per scherzo, mi definisco beethoveniano, nel senso che penso di appartenere alla sua “categoria” di musicisti, ovvero di quelli terribilmente sofferenti. Del jazz mi piace la contemporaneità: Mehldau, Avishai Cohen, E.S.T. ma anche di più freschi come KamasiWashington, BBN2G, GoGo Pinguin e, veramente, tantissimi altri. Stesso discorso per l’elettronica. Da Murcof ad Apparat, passando per gli Autechre e tagliando per la “nuova” contemporaneità: Lapalux, Elliot Moss and more.

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Nasce in diverse maniere. Spesso suonando uno strumento o giocando con il computer ma, a volte, anche per strada, mentre cammino o faccio altre cose. Le fonti d’ispirazione sono la realtà che mi circonda, le esperienze personali e anche gli argomenti chi m’interessano come la spiritualità, l’attualità e molti altri.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Parla di momenti personali negativi, anche figli dell’attualità, contrapposti ad aspetti più alti che, comunque,  ci sono anche durante i momenti difficili e che ci aiutano a tener saldo il timone quando c’è burrasca.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

Smettiamola di andare per mare, troppe onde. La terra ferma è più stabile, comportiamoci come se fossimo esseri Umani.

Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?

Le esperienze e le riflessioni di un marinaio che scorrendo lungo il fiume raccoglie delle gocce d’acqua e le trasforma in pensieri che si chiamano canzoni.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?

Quando mi hanno regalato quel basso elettrico. Mannaggia a Cimarò !

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Mi lascio libero e cerco di spaziare tra i miei gusti musicali ma, di fondo, penso di contaminare un’anima fondamentalmente rock/pop.  

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Significa rinnovare spesso i paradigmi affinché ci si interfacci costantemente con la realtà contemporanea, così veloce e soprattutto digitale. Questo vale sia per chi la produce la musica che per chi la promuove e la distribuisce. Ci sono più possibilità di mettersi in mostra e, mettendo in conto l’obbligo di doversi  differenziare, di guadagnare dalla propria passione. Di contro c’è, forse, che in Italia siamo un pò indietro nei confronti  della rete e dalla possibilità di aprirci agli altri e fare rete. E poi siamo pochi, volete mettere 60 milioni contro 7,5 miliardi persone ? Quindi meglio conoscere l’inglese.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Penso che sia fondamentale esserci. E’ una vetrina sul mondo che non c’è mai stata prima, perciò meglio approfittarne.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascolti e in uno che scrivi? 

In entrambe i casi, direi quel flusso che attiva delle emozioni dentro di me, al  di là degli strumenti, degli stili o altro.  

Cosa pensi dei talent show?

Penso che siano parte dei nostri tempi, una forma d’intrattenimento che non comprende solo la musica ma anche altri aspetti che vanno oltre i miei interessi. Non li ho mai seguiti con attenzione e non sono in grado di poterli giudicare obiettivamente.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Rispondo formando delle coppie con una cosa che mi piace e una che mi fa arrabbiare. La conoscenza e l’ignoranza, la pace e la guerra, la generosità e l’avidità, le cozze e le birre acide (ma sono sulla via della conversione) il rispetto per il prossimo e l’arroganza, le uguaglianze e le differenze, il rinascimento e l’Italia attuale, l’esperienza e la supposizione, il silenzio ed il rumore e, per finire, i cani e le zanzare.

Prossimi appuntamenti dal vivo?

Non saprei, ho appena pubblicato il primo singolo, “Action and Feel” con la regia del giovane e talentoso Federico Casarella, e lunedì  30 settembre uscirà l’intero disco, disponibile per il download e lo streaming nei principali music store on line. Di sicuro, la voglia di rappresentarlo dal vivo c’è tutta ma bisogna rispettare tutte le fasi. Prima, far conoscere la musica.

Progetti?

Mi piacerebbe ampliare il repertorio di Human being con un nuovo disco. Qualche goccia l’ho già raccolta, chissà, magari le raffinerò.

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