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Da conoscere Manuel Santini

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Quando hai iniziato a scrivere canzoni e comporre musiche? 

La necessità di esprimermi attraverso la musica, come ogni altra forma d’arte, è sempre stata nascosta da una parte, forse perché non ho mai trovato le occasioni giuste o perché non mi ritenevo all’altezza. Poi nel 2009 con grande entusiasmo presi il coraggio di salire su un palco e debuttare come cantautore con “Sinfonia viareggina” per il Festival di Burlamacco, la manifestazione organizzata dal movimento dei “Carnevalari” e che negli ultimi anni ha il prestigio di eleggere la canzone ufficiale del Carnevale di Viareggio. Ho iniziato a scrivere testi e delegare vari musicisti alla realizzazione della melodia fin quando nel 2017 ho sentito il bisogno di comporre completamente il brano da presentare al Festival ed è nata “Sei parte di me” che si è classificata al secondo posto e ha vinto il Premio Pierino Ghilarducci come miglior testo.

Hai da subito avuto l’idea di scrivere per il carnevale?

Fin da bambino ho sempre desiderato far parte del Carnevale di Viareggio, ma l’idea da cui poi è nata anche la prima canzone risale ad un lavoro che mi è stato commissionato dalla televisione locale Rete Versilia nel 2007, ovvero una mini-serie in 5 puntate dal titolo “Un soffio di libeccio” in cui avrei appunto voluto inserire un commento musicale originale. I tempi stretti di consegna mi hanno impedito di sviluppare il progetto di una colonna sonora ma credo che senza quella bellissima esperienza, oggi non mi troverei a parlare di musica.

Sentendo il tuo “Bestio” è innegabile che attingi da molti stili musicali differenti per proporre i tuoi lavori, quanto è importante creare, nell’ambito del Carnevale, qualcosa di innovativo e/o particolare?

E’ vero, ascolto molta musica e molti generi quindi negli anni mi sono fatto una vera e propria cultura. Sono un amante del jazz e spesso ritrovo anche nel folk degli spunti interessanti per creare qualcosa di personale. La ricerca, prima dei testi poi, negli ultimi tempi, anche di armonie mi ha portato a spaziare ancora di più e ad ascoltare anche quegli artisti ai quali fino a qualche anno fa non mi avvicinavo. Fin dalla prima canzone ho cercato di creare qualcosa di originale, di mai scontato e che portasse comunque una sorpresa o un’innovazione perché non sopporto i cliché e la banalità e questo chiaramente ha i suoi pro e contro. Non è facile catturare il gusto dei “molti” soprattutto quando si propongono lavori che vanno al di là delle melodie tradizionali. Con questo non voglio dire di essere assolutamente contrario alla tradizione e all’utilizzo dei brani storici del Carnevale, anzi, sono del parere che sui carri si tende ad utilizzare fin troppo materiale internazionale a discapito degli autori viareggini del passato e, soprattutto, contemporanei. Ma sono anche dell’idea che non si può rimanere legati al solito ritmo o al solito fraseggio e alla solita rima.

Negli anni è cambiato lo stile di far canzoni carnevalizie?

Sicuramente. Basti considerare l’avvento della tecnologia, dei sintetizzatori. Inoltre una volta le canzoni carnevalesche venivano composte al fine di farle suonare dalle bande sui carri o in sfilata, quindi è cambiato completamente il processo di composizione. Anche da un punto di vista di tempo musicale, quindi, è cambiato tutto, non c’è più limitazione alla partitura, se non il carattere di “ballabilità”. Anch’io mi sono ritrovato spesso a ottenere brani che in fin dei conti con la tradizione del Carnevale di Viareggio hanno poco o niente da condividere, basti citare “Caliente” o “Sei parte di me”. Due pezzi assolutamente diversi tra loro che, però, sono entrati nel cuore delle persone.

Quanto è difficile ogni anno scrivere un testo sul Carnevale ovvero su un’unica tematica?

E’ molto difficile, soprattutto per chi, come me, cerca sempre l’originalità. Se in ambito musicale dicono “hanno già scritto tutto”, figuriamoci in un territorio così ristretto come la tematica del Carnevale di Viareggio possa risultare complicato trovare ogni anno qualcosa di nuovo. Questo perché in primis il brano deve piacere a chi lo compone o a chi lo presenta al pubblico e nel caso di un cantautore questi aspetti si sovrappongono. Credo che l’attenzione per il dettaglio e una continua ricerca siano gli stimoli più importanti che ogni anno mi portano a comporre le canzoni per il Carnevale.

La tua più grande soddisfazione in ambito musicale?

Senza dubbio quando Mina ha pubblicato la mia rilettura di “Il tuo arredamento” e “Un soffio” (due video-cover) sul suo canale You Tube. Essere selezionati da una professionista come lei mi ha dato proprio la carica giusta per continuare a fare sempre meglio, a vedere questa passione con altri occhi.

E dopo “Il bestio”? Come nasce questo titolo?

Ho in cantiere un disco di brani inediti, al di là delle atmosfere carnevalesche. La maggior parte sono di mia composizione, ma ho raccolto anche materiale proposto da collaboratori ormai di vecchia data, così come ho avuto il piacere di ricevere provini da nuovi contatti. Diciamo che il progetto è ancora in fase embrionale, pertanto non so proprio stimarne una data di pubblicazione. Per quanto riguarda, invece, il titolo de “Il Bestio” volevo trovare un nome che racchiudesse un po’ lo spirito viareggino e scanzonato e subito mi è venuto in mente quando i viareggini di una volta, per far capire che a Viareggio si costruivano le “migliori barche al mondo” scambiando idee e progetti con gli americani storpiarono “the best barc” con “barco bestia”. Quindi è stato un attimo trovare il termine “bestio” anche perché graficamente l’ultima sillaba è leggibile come il numero 10, ovvero l’anniversario dalla prima canzone.

Intervista di: Luca Ramacciotti

Foto di: Stefano Dalle Luche

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