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Leonardo Gori ci parla de L’ultima scelta

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Nel nostro spazio interviste oggi incontriamo Leonardo Gori da poco in libreria con L’ultima scelta edito da Tea un nuovo romanzo che vede ancora come protagonista l’ormai noto colonnello Bruno Arcieri.

Lo abbiamo incontrato per addentrarci  un po’ di più tra le pieghe di questa storia che abbiamo recensito ed amato.

 

Nell’ultima scelta c’è una forte presenza della dimensione onirica e dei ricordi come se l’impalpabilità fosse una nuova sfida per Arcieri…

E’ come nei due romanzi precedenti (“Il ritorno del colonnello Arcieri” e “Non è tempo di morire”) ma di più… Bruno ha raggiunto un’età in cui è inevitabile che guardi indietro, al suo passato. Il che significa anche scrutare di più dentro di sé. E il passato gli manda dei segnali, degli avvertimenti, sotto forma di sogni.

Anche la musica continua ad essere presente…

La musica c’è, nei romanzi di Arcieri, dalla prima avventura (“Nero di maggio”, in libreria di nuovo a settembre). Non posso fare a meno della colonna sonora, direttamente attraverso le citazioni – e qui ce ne sono tante – oppure evocata dalla scrittura stessa… Mi aiuta, fra l’altro, a dare il profumo dell’epoca in cui la storia è ambientata, che è una delle mie priorità.  Ma la musica mi serve anche a fini più strettamente narrativi. Ai tempi di “Musica nera” ho cercato di sperimentare con la scrittura sincopata, qui ho forse maldestramente cercato di evocare le atmosfere avvolgenti della psichedelia di fine anni Sessanta. D’altra parte tutto questo si lega con ciò che dicevamo prima, riguardo i sogni…

Tante le citazioni non solo musicali, trova spazio anche Plutarco

Negli ultimi romanzi metto come “esergo”, all’inizio di ogni libro, due citazioni: una “colta” e una tratta dalla musica o dalla letteratura “popolare”. Due chiavi di interpretazioni della vita solo apparentemente opposte. Così faccio anche all’interno della narrazione. Sono segnali, chiavi di interpretazione, che mando al lettore (e a me stesso, in fondo), a volte in modo quasi subliminale. Ci sono poi diverse citazioni dai miei amati fumetti… Molto criptiche, talvolta, come ammiccamenti innocenti ai lettori che condividono questa mia antica passione.

Ancora un omaggio a Bordelli… il sodalizio continua?

Non è un omaggio, è un incontro rituale e rassicurante, non trovi? Ormai sono due vecchi amici, proprio nel senso di attempati… Probabilmente li troveremo, un giorno, con un plaid sulle ginocchia, davanti al fuoco, a ricordare la gioventù… Il gioco piace molto a me e a Marco, e abbiamo tutta l’intenzione di continuarlo, sempre che ai lettori non dispiaccia.

La cucina più che in altri romanzi diventa veicolo di storie

Alle presentazioni dico che “L’ultima scelta” va acquistato un po’ per la splendida copertina di Francesco Chiacchio, un po’ per l’appendice di ricette, illustrate dallo stesso e redatte da Elena Mani. E che in mezzo c’è anche un romanzo, come bonus. Ma sì, certo, le “ricette”, in questo romanzo, non servono più solo come alleggerimento, divertimento, ma hanno una funzione narrativa. Mi sono servite per raccontare la storia di Max, un nuovo personaggio che sono tentato di far tornare, nelle prossime avventure di Arcieri. La le ricette hanno anche una funzione simbolica. Sono, in un certo senso, delle citazioni anche loro, delle chiavi interpretative.

 

Intervista di Elena Torre

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