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Sandrone Dazieri: L’angelo

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L’angelo di Sandrone Dazieri

La realtà, i suoi intrecci e le letture che di essi si possono fare sono molto più complesse di quanto possa apparire. “L’angelo del treno” di Dazieri segna il ritorno di due protagonisti molto amati, la poliziotta Colomba Caselli e il professore Dante Torre, conosciuti dal grande pubblico grazie a “Uccidi il padre”.
In questa nuova avvincente avventura la morte corre sul treno, precisamente su quello Roma-Milano e ha le (non) sembianze di un angelo, ossia Giltiné, la baltica dea della morte. Un thriller ben ritmato che nell’inseguimento dell’angelo ci porta in giro per numerose città come Roma, Milano, Venezia connotate nel loro splendore e decadenza con grande impatto emotivo e sguardo lucido intriso di dettagli tipici di chi conosce approfonditamente certi luoghi.
I due protagonisti sono il vero motore della storia per la complessa caratterizzazione: sono fragili e forti fuori misura, in entrambe le qualità eccellono. Sia Dante che Colomba hanno nel corpo e nella psiche la scrittura e i segni di passati dolorosi,complicati e in parte irrisolti. Passati che hanno portato anche delle qualità particolari nei due personaggi soprattutto se utilizzate come risorse a livello investigativo.
La bravura di Dazieri è evidente nella sua capacità di disegnare scenari probabili: il thriller allora diventa strumento per interrogarsi sulle peculiarità di una realtà sfaccettata e sfuggente, tanto è che dietro a un’apparente gesto di matrice ISIS si celano segreti e raccordi molto più inquietanti che vanno a scavare nei trascorsi internazionali antichi.
Un romanzo serrato, in cui tutti i sensi vengono coinvolti per comporre il puzzle che condurrà al finale con tanto di colpo di scena.

Articolo di Erika Pucci

www.erikaluna.net

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