Home Interviste Ospite del nostro format musicale Fabio Biale

Ospite del nostro format musicale Fabio Biale

193
SHARE

Dopo la lunga militanza con Zibba e Almalibre e le avventure folk con i Luf, i Liguriani e i Birkin tree, il violinista cantante torna in studio da solo per una nuova raccolta di canzoni originali. Nelle dodici tracce lo swing gitano, il valzer, il canto narrativo ed il rock si incrociano per raccontare storie la cui gravità insegue il segreto della leggerezza: eroi, innamorati, assassini, mendicanti; i disillusi e gli inarrestabili.

Oggi lo ospitiamo nel nostro format 🙂

Cosa vuol dire approcciarsi alla musica oggi?

La Musica non cambia. L’approccio ad essa è l’abbordaggio alla più affascinante donna del mondo. Ciò che oggi è cambiato è il settore lavorativo ma trovo sconveniente pensare immediatamente a quello. Se faccio musica per diventare famoso, non è lei che voglio ma la fama. Scegliere di fare questo lavoro è un po’ una missione e un po’ azzardo che si fondano su un amore spassionato.
L’aspetto meraviglioso, oggi, è la possibilità di avere risorse illimitate di conoscenza: video, tutorial, spartiti, registrazioni. Con un click puoi osservare e ascoltare i tuoi maestri. Solo vent’anni fa per accedere a certi linguaggi bisognava fare i salti mortali, viaggiare, farsi spedire dischi e manuali dall’altra parte del mondo, ecc ecc. Una stupenda rivoluzione.

Hai avuto collaborazioni importanti con Lou Dalfin, Giorgio Conte, Flavio Oreglio, The Gang, Paolo Bonfanti, Giua e, non ultimi, Zibba e Almalibre: come ti sei trovato con loro?

La musica è collaborazione e confronto. E’ sfida e percezione del limite. E’ comunicazione universale. Lavorare con gli altri è sempre un’emozione e un arricchimento ad alta intensità. Tutti quelli che hai citato hanno contribuito tantissimo a segnare la mia strada e i miei orizzonti. Mettere il violino al servizio di tante teste diverse ti costringe a conoscerlo sempre meglio e a sviscerare tutte le sue potenzialità. Se poi le teste, oltre che ad essere di ottimi artisti, sono anche di persone belle, ricche e amichevoli cosa puoi volere di più?

Cosa dobbiamo sapere di te per comprendere a pieno il tuo universo creativo?

Io amo la musica narrativa. Credo nella canzone come racconto.
Le mie presentano, bene o male, sempre delle storie personali, vissute da vicino, talvolta romanzate. Sono sempre canzoni di persone, raramente di immagini. Non amo le accozzaglie di metafore e figure poco concrete: mi sembrano spesso una mezza truffa. Mi piace sempre che si senta la puzza di uomo. Anche se talvolta sa di ascelle.
Cosa voglio comunicare? E’ una domanda frequente ma ci si interroga sempre poco sul suo vero significato e si risponde sempre con un pizzico di falsa modestia.
Che esisto? Che ho delle esperienza che devo raccontare per farmi capire e per capirmi tramite le reazioni che gli ascoltatori traggono da esse?
Oppure che ho una visione della vita che sento di voler condividere perché mi pare possa avere del buono?
Non mi è chiaro; così come di conseguenza non mi è mai chiaro se abbia un senso pubblicare un album nuovo. Ma è un gioco talmente divertente che non mi posso esimere.
E infine c’è il violino: ne ho tratto rumore, imitazione della natura e delle cose, ha accompagnato da solo la voce, l’ho sovrainciso e ne ho fatto orchestre, ha fatto ballare, dato la carica, fatto commuovere.
“E a questo punto entri tu col violino e li fai piangere” me lo sono sentito dire mille volte.
Una volta di meno delle emozioni che lui ha saputo dare a me.

Come ti approcci ad un nuovo progetto?

Girava un video di provini per il Grande Fratello in cui un tale affermava (subissato dallo scherno della Gialappa’s) di essere “accollativo”: chissà che diavolo voleva dire, mi domando. Così scopro che in realtà non si tratta di un puro strafalcione ma di un dialettalismo palermitano di uso piuttosto frequente: una persona accollativa è quella che accetta con entusiasmo le proposte, le più assurde, avventurose, talvolta irresponsabili.
Come mi approccio ad un nuovo progetto? Me l’accollo!

Cosa pensi del successo dei talent? Pensi che siano necessari per emergere?

E’ un circo, vetrina di abilità tecniche, acrobazie, emozioni epidermiche. C’è la lacrima e il virtuosismo. Volteggi a cavallo, trapezisti e freak. Se in pochi minuti l’esibizione deve sorprendere, mancherà il tempo della riflessione, della sedimentazione delle sensazioni profonde, dei temi universali. E’ barocco ma non umanesimo.
Commercialmente funziona molto bene ma fornisce una visione distorta di cosa sia l’arte che è anche ponderatezza, racconto di quadri più complessi, equilibrio, lentezza.
Non mi piacciono, non ho mai pensato di parteciparvi; senza dubbio sono utili perché ti mettono di fronte ad un pubblico immenso. Se poi questo serva a costruire un percorso artistico e professionale serio e duraturo è un altro paio di maniche.

Quali gli elementi distintivi di questa tua nuova avventura?

Questo secondo album, La gravità senza peso, fotografa esattamente il mezzo del cammin di mia vita. E’ come un grosso serpente sonnacchioso, arrotolato sui trentacinque anni. Si guarda intorno, ride del prima e irride il dopo. Ma dopotutto non si sente cambiato e teme che non cambierà. Ho un bimbo piccolo e ho letto da qualche parte che quando nasce un figlio una parte dell’uomo che sei muore e devi elaborare il lutto di quel te stesso. Allo stesso tempo ritorni bambino: Babbo Natale ricomincia a farti visita, giochi, racconti favole.
Quindi allo stesso tempo è una scoperta individualistica, una riflessione sul giro di boa, un requiem edipico, un inno alla seconda fanciullezza.

Hai concerti in programma?

Pian piano si sta definendo il Senza Peso Tour che è già partito da Savona l’11 marzo e toccherà nei prossimi mesi buona parte dell’Italia. Nel frattempo seguirò i miei progetti collaterali, Birkin tree, con cui suono musica tradizionale irlandese, e Liguriani. Sarò in Germania i primi di maggio con un ensemble italo-tedesco con il quale abbiamo un progetto crossover tra la musica antica di area anglofona e la musica tradizionale irlandese odierna. Un progetto corposo che arriverà anche in Italia in autunno e verrà presto presentato su Rai RadioTre.
Restate in contatto seguendo tutti gli appuntamenti e le news su www.fabiobiale.com!

Intervista: Lucrezia Monti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here