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Dietro le quinte al museo l’esordio della Atkinson

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Kate Atkinson Dietro le quinte al museo, un capolavoro…

Sono pochi i libri che riescono a tracciare un segno così profondo nelle emozioni, sono pochi gli autori che sanno agganciare alle pagine un lettore, anche il più distratto. Ha questo potere assoluto la britannica Kate Atkinson che intessendo storie nel volgere di poche generazioni regala affreschi di epoche che è difficile non amare. Lo fa con la maestria di chi è padrona di una tecnica narrativa perfetta, di chi conosce i propri protagonisti nella totalità del loro esser, con i loro difetti e i pensieri più reconditi nascosti alle loro stesse coscienze. Lo fa con la naturalezza che è propria dei grandi narratori del secolo scorso e a pieno titolo può essere inserita con i suoi libri direttamente nella letteratura. In “Dietro le quinte al museo” incontriamo Ruby Lennox che ancor prima di uscire dal ventre di sua madre ci racconta di sé e della vita che vivrà, la vita che inizia a fianco dei suoi genitori e delle sue amate sorelle, delle cugine delle zie, ma la prospettiva magicamente si allarga fino ad abbracciare le vicende di chi nella sua famiglia, la bisnonna Alice, decise di fuggire in una notte con un fotografo francese lasciando marito e figli, quell’uomo strano arrivato chissà da dove sparito con lei nel nulla… ma il nulla non è mai vuoto per la Atkinson che sa riempire con ritratti vividi luoghi, eventi e persone che abitano un tempo che si trasforma continuamente nel volgere delle vicende dei protagonisti. Un romanzo straordinario, il debutto della scrittrice che con questo titolo ha vinto il prestigioso Whitbread Prize (oggi Costa Award) e che ha reso palese al pubblico un talento difficile da eguagliare.

Articolo di: Elena Torre

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