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Conosciamo meglio Furio

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Furio è in uscita il 3 giugno col suo primo album da solista “Furiology” dopo 30 anni di carriera con i Pitura Freska prima e con gli SKA-J poi.\r\nSi tratta di un progetto estremamente interessante in quanto l’artista abbandona le sue sonorità storiche (reggae, ska) per sperimentarne altre più pop e funk, giocando con doppi sensi e giochi di parole sia in dialetto veneziano che in italiano, trattando anche temi di attualità. Il primo singolo sarà “Orietta Berti”, brano ironico costruito su un gioco di parole tra “il senso dell’orientamento” e “il sesso dell’Orietta Berti”.\r\n\r\nDopo una lunga militanza con i Pitura Freska e con gli SKA-J qual è la molla che ha fatto scattare la nascita di Furio solista?\r\n\r\nScusa ma Furio è il mio nome d’arte da sempre… appaio così nelle prime cassette dei Pitura Freska dagli anni ottanta in poi.\r\nSe non ci fosse stato Furio non ci sarebbero stati alcuni successi del gruppo reggae come Picinin, Papa nero e molti altri che ancora sono trasmessi dalle radio.\r\nLa scelta di uscire con un disco (il primo a mio nome) è dovoto al fatto di essere più riconoscibile ai miei fans in questo momento di super offerta discografica che è legata alle sole trasmissioni televisive governate dalle poche major restate.\r\n\r\nCosa ti sei portato delle suggestioni e delle esperienze precedenti e cosa hai lasciato?\r\nGuardo poco al passato. Penso che un artista debba sempre guardare al futuro e mettersi in gioco con cose nuove, evitare le formule già utilizzate per poter stupire e dare delle nuove sensazioni.\r\n\r\nQuanto e come il dialetto veneziano entra nei testi e con quale funzione?\r\nLa lingua veneziana in questo disco entra poco rispetto il passato. I miei testi sono prevalentemente in italiano con delle locuzioni in veneziano che mi aiutano a farmi capire meglio, è un po’ quello che fanno alla radio o alla televisione dove senti parlare sempre con locuzioni romanesche.\r\n\r\nQuanto conta il gioco per te?\r\nNon sono un grande giocatore in senso ristretto. Mi piace l’idea invece del mettersi in gioco. Cercare sempre qualcosa di nuovo, sperimentare, rischiare perché se non lo si fa si diventa noiosi e ripetitivi.\r\n\r\nChe ruolo ha e deve avere l’ironia?\r\nL’ironia è il sale della vita. Se non si ha la capacità di essere ironici non si può capire neppure le cose serie e l’arte di raccontare le cose serie con ironia ce l’hanno insegnata gli antichi greci.\r\n\r\nCome hai raccontato l’attualità?\r\nI mei testi sono storie di vita vissuta, se questa incontra l’attualità la potrai ritrovare. Non mi piace dover scrivere di argomenti di attualità se devo farlo per forza, per rincorrere gli altri che già lo fanno. Mi piace farlo solo (e mi rifaccio alla domanda precedente) se posso utilizzare l’ironia.\r\n\r\nIntervista di: Lucrezia Monti\r\n\r\n \r\n\r\n 

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