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Intervista a Luca Bassanese

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Si definisce “attore, scrittore, musicista e cantastorie… ma prima di tutto essere umano”… ma vi assicuriamo è molto di più. In un pomeriggio colorato e piovoso lo abbiamo incontrato e seduti ad un caffè e in mezzo ai libri abbiamo amabimente chiacchierato. Ecco un estratto di quello che ci siamo detti…\r\n\r\n \r\n\r\nIn una passata intervista hai parlato di un nuovo umanesimo, termine che mi piace molto…\r\n\r\nIl nuovo umanesimo prima di tutto è una speranza, poi al di là della speranza, per essere sognatori concreti bisogna cercare ed esplorare molte realtà che non sono diffuse dalle mediaticità, ma che esistono. Esistono i comuni virtuosi, la rete dei comuni virtuosi, luoghi incantevoli come la libera università di Alcatraz di Jacopo Fo, esistono, molti movimenti come quello che per l’acqua pubblica che è stato incredibile e lo è ancora oggi come sentinella. Ci sono molte sentinelle nei territori, ma non sentinelle rabbiose che manifestano solo una sorta di violenza o verbale o anche fisica, ma sentinelle desiderose di costruire questo nuovo umanesimo, che io credo che ci sia, ma sia talvolta non pubblicizzato e per questo ciò che non si vede sembra non esserci. Ma io dico sempre, spengi l’informazione e accendi il tuo sguardo.\r\n\r\n \r\n\r\nÈ possibile un risveglio?\r\n\r\nPensiamo a quante volte noi teniamo in mano un cellulare per avere delle informazioni, o guardiamo la televisione, il tempo è moltissimo e quindi è difficile accorgerci di quello che ci accade intorno.\r\n\r\nIl risveglio è proprio in quello nell’andare in quei luoghi dove ancora esiste questo rapporto umanistico. Sono stato da poco in un negozio di dischi, dove ancora si vendono i dischi con la persona che li presenta e li diffonde, cosa che un centro commerciale non è in grado di fare. Così come i libri stessi, i librai per esempio sono il nuovo umanesimo che non è detto che debba essere qualcosa di così nuovo da essere tecnologicamente avanzatissimo, anzi può essere una sorta di decrescita felice per andare verso quello che è il benessere interno lordo di una nazione e non il PIL, cioè prodotto interno lordo. Che cos’è il benessere? Quando parlo del PIL parlo della terra in cui vivo io, il Veneto, sappiamo bene che il PIL è alto, ma il benessere? Per il benessere dobbiamo fare i conti con l’inquinamento, che non è considerato dal PIL che considera tutto quello che è economia. C’è un bellissimo discorso che se non mi sbaglio venne fatto nell’università dell’Arkansas da Kennedy dove si chiedeva cosa misurasse il PIL. E risponde che misura tutto anche le stragi sulle autostrade, le persone che muoiono di cancro e tutto, tutto quello che fa economia. Ma qual è la vera economia? Quale il vero benessere? Come possiamo definirci degni di essere cittadini in quel caso americani, io direi cittadini del mondo? Quali sono i parametri? Dobbiamo considerare il nostro benessere.\r\n\r\n \r\n\r\nDi cosa abbiamo realmente bisogno?\r\n\r\nL’essere umano necessita di vivere di quelle che sono le emozioni. Sulla maglietta oggi ho scritto con scritto “ciò che conta è se provi un’emozione, se distingui una rosa da un mattone”. Riesci tu a distinguere una rosa da un mattone e quindi a provare emozioni diverse? Io credo che chiunque riesca a fare questo processo specialmente le nuove generazioni, specialmente i bambini che sono privi di quel costrutto sociale che spesso ti porta al cinismo e all’indifferenza. In questo senso credo che questo nuovo umanesimo ci sia ed è forte. È quell’umana natura che si ribella a quelle imposizioni ‘plasticose’, finte che sono semplicemente apparenza e che non è legata alla vera realtà , ma ad un mondo emozionale ed emotivo oltre che a un mondo tecnico e scientifico.\r\n\r\nLa vera scienza è quella dell’artista che oltre ad essere scienziato, immagino Leonardo, che oltre a pensare di costruire un aereo o un carro armato, nello stesso tempo dipingeva dei quadri e delle opere straordinarie. Credo che l’essere umano sia formato da tre pilastri che sono appunto mente, cuore e fisico, dissociato da questo non è più un essere completo e portato alla depressione, alla disperazione, quando si distacca troppo dal proprio essere e prende delle trasformazioni diverse e viene meno il collante tra le varie parti che funzionano solo se in armonia. Credo sia necessario ascoltare le nuove generazioni e credo che all’interno delle scuole ci sia molto da fare, da crescere, ci sono per esempio delle scuole libertarie bellissime, che si stanno formando e molti altri modelli di scuole, ho degli amici che si sono trasferiti a Londra e per esempio lì hanno una scuola di bosco, tra le materie devono proprio andare nel bosco e avvertono i genitori di vestire adeguatamente i bambini perché anche se pioverà loro li porteranno ugualmente. Perché sappiamo che il tempo è imprevedibile ed è anche la sua bellezza, dalla tempesta spesso nasce il sole e c’è sempre questo contrasto, l’uomo ha bisogno di questo contrasto emotivo, senza come direbbe De André “saremmo dei cinghiali laureati in matematica pura”, questo è il pericolo da cui dobbiamo fuggire. Pasolini diceva in una delle sue ultime interviste “stiamo vivendo in un periodo di piccola pioggia” questa piccola pioggia che continua a scendere, continua a cadere prima o poi riempie i tombini e poi i tombini inizieranno a straripare il titolo di questo articolo era “siamo tutti in pericolo”. Il pericolo è quello di lasciarci abituare da un’indifferenza collettiva e poi perdere l’emotività e l’emozione, diventare uomini consumatori perdendo ogni capacità di emozionarci perdiamo anche la capacità di dare agli altri e diventiamo degli esseri che possono solo ricevere e quindi abbiamo la necessità poi di acquistare perché solo tramite quello che ci viene offerto noi possiamo essere felici e quindi si innesca un circuito senza fine e ci infiliamo in un tunnel senza uscita. Tu soltanto nel acquistare, e non parlo solo di beni materiali, ma anche di sentimenti, sei lì seduto su una seria e aspetti che qualcuno ti dia qualcosa mentre la felicità è stare seduti su una seggiola e chiedersi che cosa posso dare oggi a qualcuno e di conseguenza poi il resto viene da sé…\r\n\r\n \r\n\r\nOgni anno partecipi col tuo entusiasmo e con la tua musica al Carnevale di Viareggio…\r\n\r\nLa bellezza di Viareggio è quella che risiede nel fatto che si crea uno spettacolo dentro lo spettacolo, c’è una forma catartica con il pubblico con la musica che si diffonde poi per tutto il viale in mezzo a queste persone che formano un disordine ordinato, dal momento che non ci sono transenne, è sempre un miracolo che non accada mai nulla dal momento che dei carri giganteschi si muovano in mezzo ad una folla di persone piene di stupore e meraviglia che provoca il carro e che viene prima di tutto.\r\n\r\nPoi tramite alla meraviglia e allo stupore si possono far arrivare anche dei contenuti e questo è il potere che ha il carnevale di Viareggio e che ha anche la musica stessa, la parola tramite la musica può arrivare dove tanti discorsi trovano il loro limite proprio perché agiscono secondo l’emozione.\r\n\r\n \r\n\r\nDa poco nei negozi di dischi il tuo ultimo disco che è una raccolta dei tuoi brani più rappresentativi con due inediti…\r\n\r\nL’ultimo lavoro discografico è una raccolta di ventitré brani scelti insieme a Stefano Florio il mio co autore, da dieci anni scrivo insieme a lui che produce la mia musica, oramai siamo un tutt’uno, musica e parole non si possono dissociare e di conseguenza questo lavoro raccoglie questi dieci anni e otto album registrati fino ad oggi. All’interno abbiamo voluto inserire sia il brano Porca Mediocrità sia nella versione con la compagnia del carnevale e anche una canzone dal titolo Cosa sono le nuvole, tratta dal film Capriccio all’italiana nel quale c’era in cortometraggio Che cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini quindi questo brano ha le parole di Pier Paolo Pasolini e la musica di Domenico Modugno, un’accoppiata molto particolare. Il testo sembra che sia in origine un adattamento di un testo di William Shakespeare tanto che il film si riferisce all’Otello ed abbiamo inserito questa versione come inedito. È sempre molto bello scegliere i brani che andranno a formare la raccolta, capire in che modo e perché inserirle. Chiaro che a volte anche in questi album vengono fuori album a sé perché hanno comunque un senso filologico cercando un percorso non solo temporale ma di percorso artistico.\r\n\r\nInvito sempre ad ascoltare i singoli album da cui i brani sono tratti perché ogni mio lavoro è stato un concept album con all’interno dei recitati, momenti musicali, sono percorsi diversi, sono esperienze, un po’ come succede per molti libri che sono scritti solo perché il lettore vuole sentirsi raccontare determinate cose, fare musica, fare parola significa creare qualcosa da mettere in difficoltà l’ascoltatore, il lettore, obbligarlo a fere un percorso, come quando prendiamo un sentiero sia che sia di montagna, campagna o città, incontriamo sempre facce, gente e possiamo inciampare. Deve succedere questo quando qualcuno ascolta delle canzoni o legge un libro altrimenti sta semplicemente usufruendo di qualcosa che è semplicemente una maschera, che gli viene venduta, gettata in faccia ma che non ha nulla di autentico, lì non si respira quello che è il percorso che quella persona che ha scritto quell’opera ha fatto, ma semplicemente risponde ad un’esigenza di mercato che dà quello che uno vuole sentirsi dire, invece io credo che ciascuno di noi voglia sentirsi dire la verità per quanto male possa fare perché comunque la verità ti porta a fare un cambiamento, a migliorarti, a renderti più umano, più vero…\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n\r\nFoto di: Francesco Mastronardo

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