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Leonardo Gori: L’angelo del fango

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A chi crede che ripubblicare libri che hanno già avuto una loro storia un decennio fa, non abbia senso, e credetemi ce ne sono molti, io rispondo semplicemente con questo titolo: L’angelo del fango. Mi era sfuggito purtroppo anche se dieci anni fa stimavo già Leonardo Gori sia come persona che come scrittore. Mi ero imbattuta in qualche presentazione, avevamo scambiato qualche opione con la promessa di approfondire un dialogo appena iniziato. E quel dialogo si è protatto per tutti questi anni in cui le nostre strade si sono sovrapposte per poi camminare parellele, sovrapporsi ancora ed ancora. Ed è con grande felicità che ho appreso della ripubblcazione di questo libro che ho incontrato dopo la lettura de Il ritorno del Colonnello Arcieri, protagonista che ho ritrovato con grande piacere. La scrittura sempre perfetta, senza una parola di troppo eppure ricca, la storia intrigante e intensa racconta la Firenze del 1966 per fare una fotografia di un’Italia che si apprestava a diventare quella che conosciamo. Personaggi ben definiti, ambienti che si stagliano netti dalle pagine, una dichiarazione d’amore per la città di Lorenzo il Magniico ma anche per la nazione che d’arte potrebbe vivere e farsi ammirare in tutto il mondo. Ma ci sono le ombre, tante che ancora sono gettate sulla nostra politica, sul nostro passato, un passato che ancora fa fatica a rimanere al suo posto. Potrei raccontarvi della trama, di quello che c’è tra le pagine, ma tanta è stata per me l’emozione di addentrarmi in questa storia che non voglio certo privare nuovi lettori di questo intimo piacere che conosce bene chi dai libri si lascia travolgere. Grande idea quella di Tea di riportare dal fango della dimenticanza questo prezioso libro che sono certa incontrerà il favore di moltissimi nuovi lettori.\r\n\r\nElena Torre

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