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Conosciamo meglio Lucia Montesi

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montesi\r\n\r\n \r\n\r\nLei è Lucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta, Lavora presso le U.O. di Oncologia dell’Area Vasta n. 3-Macerata, presso l’U.O. di Medicina Interna di Civitanova Marche  e presso l’Associazione Italiana Leucemie, sede di Ancona e svolge la libera professione. Ha pubblicato un libro Signorina lei ha bisogno d’affetto il cui ricavato viene interamente devoluto alla struttura ed i progetti in cui lavora. Noi l’abbiamo voluta conoscere meglio ed abbiamo fatto bene… ecco cosa ci ha raccontato…\r\n\r\nCosa ti ha portata a scrivere un libro così intimo?\r\n\r\nVolevo far conoscere tutta l’intensa vitalità che si respira in un reparto oncologico. Molti credono sia un luogo angosciante e cupo da tenere a distanza, ma se si prova a lasciarsi attraversare e toccare dalle storie e dalle emozioni delle persone malate, si scopre un mondo carico non solo di paura e tristezza, ma anche di passioni, progettualità, speranza, gioia, affetti. Il cancro mette a nudo l’umanità delle persone e io ho il privilegio di poter ricevere e accogliere davvero l’”intimo”, la parte più nascosta, privata e profonda dell’essere umano.\r\n\r\nIn che modo e misura hai dato e ricevuto in questi anni di lavoro nel reparto di oncologia di Macerata?\r\n\r\nFare la psicologa in oncologia significa accogliere e contenere ogni giorno angoscia di morte, che comunque accompagna sempre la malattia, anche quando la prognosi è eccellente. Significa sostenere e rilanciare continuamente la fiducia, che si sposta su obiettivi diversi nel percorso della malattia. Certamente è un lavoro faticoso e ad alto rischio di sofferenza emotiva, ma allo stesso tempo è un’opportunità unica di arricchimento e maturazione personale. Tutti i malati che incontro sono per me in qualche modo maestri di vita e contribuiscono a cambiare i miei valori e le mie scelte personali. Attraverso la loro esperienza, che essi generosamente condividono con me, io posso migliorare anche la mia esistenza.\r\n\r\n Si può nel tuo lavoro trovare il famoso distacco professionale?\r\n\r\nMolti mi chiedono come fare per avere il giusto distacco. A me piace di più parlare di come mantenere una “sana vicinanza”, quella che fa bene al paziente e a noi operatori. Una persona malata ha bisogno di sentire che la capiamo, che immaginiamo come si sente, che ci interessiamo a lei, che abbiamo a cuore il suo benessere e glielo dimostriamo. Ma ha bisogno anche di operatori sereni, non sopraffatti dall’angoscia e dal senso di colpa, che si ricaricano con una vita appagante al di fuori del lavoro e che vivono il proprio compito professionale con una serena consapevolezza: non possiamo controllare la vita e la morte della persone, ma possiamo accompagnarle nella malattia migliorando la qualità\r\ndella loro vita. E’ impossibile chiudere completamente fuori dalla porta quello che viviamo al lavoro, ma ciò che  portiamo a casa deve essere vissuto come una ricchezza, un valore aggiunto, uno stimolo al miglioramento e non come una zavorra che ci appesantisce.\r\n\r\nIn che modo, secondo la tua esperienza, la malattia cambia le persone?\r\n\r\nLa malattia da una parte ti costringe a cambiare anche se non vuoi, ti impone rinunce, limitazioni, ti obbliga a trovare vie alternative che devi faticosamente ricostruire, a partire dal corpo che non riconosci più come tuo e con cui devi a poco a poco riprendere confidenza. D’altra parte invece ti dà la libertà di realizzare quello che volevi da tanto ma non ti eri mai concesso, dà il coraggio e la spinta per scelte profondamente desiderate. Quasi tutti dicono “non sono più quello di prima”, ma per molti questo significa essere migliori, più sicuri, più forti, più capaci di mettere a fuoco e assecondare i propri bisogni.\r\n\r\nLargo spazio nel tuo libro hanno le donne e la loro forza… Qualcuna di loro ti è particolarmente entrata dentro?\r\n\r\nLe donne sono quelle che chiedono più facilmente aiuto e che hanno più dimestichezza con le emozioni, per questo molte delle storie di cui parlo sono storie di donne. Qualcuna ti entra dentro più delle altre, o perché ti somiglia tanto, o perché invece è proprio l’opposto di te, o per mille altri motivi. Nel libro parlo tra le altre di Laura, che aveva tutti i dischi di Venditti e me li aveva regalati. Qualche giorno fa mentre guidavo per andare al lavoro ascoltavo alla radio l’ultima canzone di Venditti, che dice “Cosa avevi in mente? Tutta un’altra vita…”, e pensavo a lei, “Chissà se puoi sentirla, sembra scritta per te”. Si creano dei legami. E come dice la volpe al principe in un famoso  brano de “Il piccolo principe”,\r\ncreare  legami fa stare male quando ci si separa, ma ci guadagni “il colore del grano”: le cose acquistano un’intensità diversa perché collegate agli affetti.\r\n\r\nCome vinci la naturale diffidenza dei nuovi arrivati in reparto nei confronto dello psicologo?\r\n\r\nCome prassi ogni nuovo arrivato per il primo day hospital ha un colloquio con uno di noi psicologi. Il colloquio si chiama “di accoglienza”, e non “di valutazione”, per una scelta precisa. Crediamo che una persona che arriva spaventata, arrabbiata o confusa- come spesso avviene- abbia bisogno innanzitutto di una accoglienza serena e di uno spazio per\r\nesprimere i propri bisogni e dubbi. Se il primo incontro con lo psicologo avviene in questo modo e con questo obiettivo, le persone lo vivono come un’opportunità molto gradita  e la diffidenza si dissolve ben presto, sostituita dal sollievo di avere un punto di riferimento disponibile per le proprie necessità.\r\n\r\nPerché uno psicologo in oncologia?\r\n\r\nLe ripercussioni psicologiche della malattia sono numerose e colpiscono tutti gli spazi vitali della persona: il corpo, la vita di coppia, la dimensione genitoriale, il lavoro, la vita sociale, la sfera spirituale. Lo psicologo interviene sui problemi più diversi: dall’ansia, alla depressione, al dolore, all’insonnia, alle difficoltà di comunicazione con il partner, con i figli o con la staff. Ma fa anche prevenzione, sostenendo e rafforzando le capacità della persona di far fronte alla malattia, e fa riabilitazione, aiutandola a recupere una vita normale dopo la malattia.\r\n\r\nLavoro in ospedale e libera professione, universi distanti?\r\n\r\nE’ raro che un malato oncologico sia seguito dallo psicologo in libera professione. In alcune realtà questo non è necessario perché ci sono buoni servizi di psico-oncologia in ospedale completamente gratuiti. Dove purtroppo non esistono, è comunque difficile che un malato oncologico, già costretto a un gran numero di visite e controlli e anche a\r\nnotevoli spese, investa anche in un percorso psicologico. D’altra parte ci sono persone che invece chiedono e preferiscono essere seguite al di fuori dell’ospedale perché hanno bisogno di un contesto neutro in cui si sentono meno malate.\r\n\r\nQuesto libro fa parte di un progetto di raccolta fondi… Come e dove donare?\r\n\r\nI fondi raccolti attraverso questa ed altre iniziative, sono utilizzati per finanziare i numerosi progetti per l’umanizzazione delle cure attivi nell’U.O. Oncologia di Macerata (tra gli altri, la fornitura gratuita di parrucche, il servizio di psicologia, il servizio di assistenza sociale, l’arteterapia, la pet-therapy, l’ambulatorio per le problematiche nutrizionali, il servizio di riabilitazione fisioterapica, lo Yoga, il laboratorio di ceramica-terapia, il corso di cucina naturale…).\r\n\r\nChi volesse fare una donazione, può versare un contributo tramite bonifico\r\n\r\nbancario intestato a\r\n\r\nBanca Monte dei Paschi di Siena\r\n\r\nFiliale di Macerata\r\n\r\nIBAN IT40X0103013404000000090042\r\n\r\n \r\n\r\nLucia Montesi Psicologa Psicoterapeuta\r\n\r\nLavora presso le U.O. di Oncologia dell’Area Vasta n. 3-Macerata, presso l’U.O. di Medicina Interna\r\n\r\ndi Civitanova Marche  e presso l’Associazione Italiana Leucemie, sede di Ancona\r\n\r\nSvolge attività libero professionale\r\n\r\nSi occupa di consulenza, sostegno e psicoterapia individuale, di coppia e familiare; training\r\n\r\nautogeno; EMDR; sostegno al lutto.\r\n\r\nluciamontesi74@mail.com\r\n\r\nTel. 339.5428950

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