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John Berger Qui, dove ci incontriamo

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Un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo di uno dei più grandi autori contemporanei.\r\n\r\n \r\n\r\n«Ammiro e amo i libri di John Berger. Scrive di ciò che è importante, non solo interessante. Nella letteratura inglese contemporanea non ha pari, è dai tempi di Lawrence che non si trova uno scrittore capace di prestare tanta attenzione al mondo dei sensi, dando allo stesso tempo risposta agli imperativi della coscienza. Meno poeta di Lawrence, Berger è più intelligente e con un più alto senso civico, più nobile. È un magnifico artista e pensatore».\r\n\r\nSusan Sontag\r\n\r\n \r\n\r\n«Come tutti i grandi romanzieri, come tutte le grandi persone, John Berger guida i suoi personaggi e i suoi lettori con tenerezza e profondo umorismo».\r\n\r\nMichael Ondaatje\r\n\r\n \r\n\r\nUn libro nomade, che viaggia attraverso l’Europa, dove storie apparentemente disparate si rivelano parti di un tutto, momenti perduti ritrovano il loro posto. Memorie sensuali del passato penetrano nel presente. Città – Madrid, Cracovia, Lisbona, Ginevra, Londra – costituiscono ibridi rievocativi di un vecchio e nuovo mondo. Lisbona è la cornice perfetta per un incontro, una passeggiata e un lungo dialogo con il fantasma della madre: «Una vecchia con l’ombrello sedeva immobile su una panchina del parco. Con quel tipo di immobilità che richiama l’attenzione. Seduta sulla panchina del parco, voleva farsi notare». A Ginevra vive la figlia dell’autore, e c’è la tomba di Jorge Luis Borges: «Le quattro parole sulla parte frontale della stele erano, abbiamo scoperto, in inglese antico (o arcaico). And Ne Forthtedon. Non avere paura». Non c’è autore che riesca, come John Berger, a raccontare l’altra faccia delle città, dei luoghi. Non quello che si può immaginare, ma quello che si riesce a vedere solo con gli occhi dell’immaginazione. Nell’attraversare confini e barriere temporali Qui, dove ci incontriamo è un romanzo giocoso, inatteso e bellissimo.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n«Ho letto con ammirazione le pagine che John Berger dedica ai frutti nel suo libro Qui, dove ci incontriamo. Lo scrittore inglese, che è anche critico d’arte e poeta e sceneggiatore e autore teatrale e disegnatore, di guardare se ne intende. Anni fa ci ha scritto sopra un saggio e ora mette a frutto tutta la sua competenza e il suo talento raccontandoci, ad esempio, cosa vede in un melone: “Quando è piccolo e verde, il melone può evocare la giovinezza. Ben presto, però, il frutto diventa stranamente senza età – come una madre per il figlio. Le imperfezioni sulla scorza – e ce n’è sempre qualcuna – sono come nei o voglie. Non sono segni di invecchiamento come le ammaccature su altri frutti. Sono la semplice conferma che questo singolo melone è ed è sempre stato lo stesso” … Ecco cosa accade quando si sa guardare. E scrivere, come John Berger».\r\n\r\nFranco Marcoaldi, «la Repubblica»\r\n\r\n \r\n\r\n«C’è davvero qualcosa di magico nella figura di John Berger, critico d’arte e romanziere, sceneggiatore e polemista, inglese trapiantato in Francia ma nato da radici ebraiche mitteleuropee, autore di culto per gli scrittori di più di mezzo mondo».\r\n\r\n«L’Espresso»\r\n\r\n \r\n\r\nJohn Berger, nato a Londra nel 1926 e da quasi quarant’anni residente in un villaggio delle Alpi francesi, è mondialmente noto come critico d’arte, giornalista, romanziere e sceneggiatore cinematografico. Tra le sue opere, Bollati Boringhieri ha pubblicato Una volta in Europa (2003), Modi di vedere (2004), Fotocopie (2004), Lillà e Bandiera (2006).

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Elena Torre
Scrittrice e giornalista, ha pubblicato romanzi, saggi e storie per bambini. Collabora con la pagina della cultura del quotidiano Il Tirreno. Ha ideato DaSapere nel 2010 e da allora se ne prende cura.

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