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Fioly Bocca, Ovunque tu sarai

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Anita vive da tanti anni a Torino ma è cresciuta sulle Dolomiti, dove l’aria profuma sempre di legno e di terra, e dove negli ultimi tempi è costretta a tornare, a causa del male che sta consumando sua madre. Nelle lettere che scrive alla madre Anita mente, non le dice che il lavoro all’agenzia letteraria non le piace, né che il suo fidanzato Tancredi è distratto, assente e non riesce a starle accanto in un momento così doloroso. Anzi, Anita racconta alla madre i preparativi per le nozze, con la chiesa del paese addobbata di fiori e i bambini che verranno.\r\n\r\nFinché un giorno, sul treno che la riporta a Torino, ogni finzione crolla di fronte agli occhi di Arun: due occhi profondi che sanno guardare oltre, e a cui basta un istante per leggere tutta la tristezza che Anita si porta dentro. Il semplice sguardo di uno sconosciuto può rivelare che niente è per caso. Ma chi è questo scrittore per bambini, dal nome straniero, che ama il mare d’inverno? E perché, anche se lei vuole tenerlo lontano, qualcosa la riporta insistentemente a lui?\r\n\r\nCommuovente, drammatico ma pieno di speranza, Ovunque tu sarai è un esordio struggente. Un romanzo sul coraggio di cambiare vita, liberandosi dalle catene alle quali spesso la vita ci tiene prigionieri.\r\n\r\n \r\n\r\nFioly Bocca vive sulle colline del Monferrato ed è madre di due figli. Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Torino, si è specializzata con un corso in redazione editoriale. Ovunque tu sarai è il suo romanzo d’esordio.\r\n\r\nDal libro: \r\n\r\n Rido. Così. Senza un reale motivo e dopo giorni e giorni.\r\n\r\n«Sono Anita» gli dico; una risata oggi vale bene una presentazione\r\n\r\n«e mi piacerebbe tanto sapere se esiste un modo per sciogliere l’incantesimo.»\r\n\r\n«Mi chiamo Arun.» Si fa serio, come se gli avessi fatto una domanda a cui non può rispondere. «La formula per liberarsi da un sortilegio la si trova sempre. Ogni tanto, però, bisogna lasciare in cambio qualcosa di sé.»\r\n\r\nVede la mia perplessità e si scrolla via dal viso un’ombra fugace. Mi chiede del mio lavoro, racconta che abita anche lui vicino a Torino, ma che va spesso in Trentino perché segue\r\n\r\nun progetto da quelle parti.\r\n\r\nChissà quante volte ci siamo incrociati, sulle stesse traiettorie,\r\n\r\nA Torino ci sono stato da poco a vedere uno spettacolo\r\n\r\ndi Dario Fo, Davvero? Anche io adoro Dario Fo, Allora avrai\r\n\r\nletto “Morte accidentale di un anarchico”, Certo un paio di\r\n\r\nvolte almeno, con tutti i treni che prendo ultimamente ho\r\n\r\nmolto tempo per leggere, Ma perché torni così spesso a casa\r\n\r\ndei tuoi?...\r\n\r\nCosì capita che un dialogo nato per caso con un passeggero qualunque del Milano-Torino prenda una strada tutta sua, ingovernabile, e tu, senza nemmeno accorgerti, arrivi proprio a quel punto, a quel grumo che hai dentro e che cercavi in tutti i modi di nascondere.

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