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Apriamo oggi la rubrica “Titoli di coda”

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“Titoli di coda” è una rubrica che ambisce a far conoscere le varie professionalità che sostengono e compongono il variegato mondo del cinema e della televisione, uscendo dal trito binomio o regista o attore. Apriamo i battenti proponendo una breve conversazione con Barbara Bregant, brillante adattatrice, che ci racconta il proprio lavoro e ci offre il primo scorcio di vita reale, nel mondo dell’audiovisivo.\r\n\r\nPotresti spiegarci in cosa consiste il tuo lavoro? Io scrivo i dialoghi italiani per i film e i telefilm stranieri. Parto dal copione originale, lo traduco (se è in inglese, altrimenti lo faccio tradurre) e poi lo adatto, cioè faccio in modo che le lunghezze siano giuste, che le labiali corrispondano, trovo le soluzioni ai giochi di parole, o ai modi di dire che in inglese hanno senso ma in italiano no.\r\n\r\nQuali sono le qualità di un bravo dialoghista? Che tipo di preparazione richiede il tuo lavoro? A mio parere un bravo dialoghista deve innanzitutto conoscere l’italiano. Può sembrare un’ovvietà, ma non è poi così scontato, credimi! Io non amo stravolgere i testi, credo che la bravura di un dialoghista stia anche in questo, nel fare il possibile per aderire all’originale, in modo da restituire l’atmosfera dell’opera che adatta, facendo attenzione al tipo di linguaggio, ai gerghi e alle caratterizzazioni dell’originale. Questo naturalmente non significa non cambiare neanche una virgola. L’adattamento non è una traduzione (lo dice la parola stessa!!) si passa da una lingua all’altra, quindi dei cambiamenti ci sono per forza, sono necessari. Per quanto mi riguarda, la mia preparazione è avvenuta sul campo. Ho iniziato facendo la doppiatrice, poi ho cominciato a fare le traduzioni, e poi ho seguito (si potrebbe anche dire perseguitato!) una dialoghista che mi ha insegnato le basi di questo lavoro. A quel punto ho iniziato a fare gli adattamenti per le televendite (quelle di mezz’ora che vanno in onda su tutte le tv locali e che promettono di farti perdere 15 chili in 30 giorni, soddisfatti o rimborsati, grazie all’attrezzo ginnico di ultima generazione, o alla guaina miracolosa o alla pillola prodigiosa!!!!!) dalle televendite sono passata ai documentari, poi ai cartoni animati ed infine alle serie Tv e ai film.\r\n\r\nL’adattamento che ti ha dato più soddisfazioni e quello che ti ha fatto dannare di più… “Grey’s Anatomy”, “Private Practice”, e “Flashforward” sono tra le serie che mi hanno dato più soddisfazioni. Erano serie che seguivo da spettatrice, quindi quando ho avuto l’occasione di lavorare ai dialoghi ovviamente ne sono stata felice. Ma “No ordinary family” è la prima serie che mi è stata affidata in toto, quindi al momento è sicuramente la mia preferita. Quelle che mi hanno fatta dannare di più… direi le sit-com in generale, sono complicate, perché usano spesso giochi di parole difficili da rendere in italiano, legati oltretutto alle risate, quindi non è che puoi cambiarli come ti pare, devi trovare qualcosa che faccia ridere!\r\n\r\nQual è la tua opinione circa la “conversione” di un sempre maggior numero di italiani alle versioni originali sottotitolate rispetto alle versioni doppiate? È una domanda trabocchetto? Mettiamola così, io non amo molto i sottotitoli, mi distraggono, quindi un film inglese lo guardo volentieri in lingua originale, ma un film giapponese…\r\n\r\nA volte devi riuscire a tradurre un modo di dire, un’espressione, o una battuta che in italiano non esiste oppure non risulta altrettanto efficace. Tendenzialmente preferisci rispettare il testo o l’effetto della battuta? Come ho già detto, io cerco di rispettare il più possibile il testo (parto sempre dal presupposto che se lo sceneggiatore ha scritto quelle determinate parole, un motivo ci sarà!) ma naturalmente, se non è possibile, cerco di aderire all’effetto, di mantenere il senso che la battuta vuole dare. Credo sia importante trovare un equilibrio. Capita di non poter fare a meno di cambiare una battuta perché in italiano perderebbe ogni significato, e tradotta letteralmente diventerebbe semplicemente ridicola.\r\n\r\nRubrica ed intervista a cura di Alessandro Bertolucci

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