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Impianti fotovoltaici al posto dell’amianto AzzeroCO2 e Legambiente organizzano il primo convegno nazionale “Provincia Eternit Free”

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Parte la corsa contro l’amianto. Il decreto del 24 Agosto 2010, infatti, ha prorogato fino al 2012 e potenziato gli incentivi speciali per le aziende che sostituiranno le coperture in eternit, piaga irrisolta di molti capannoni italiani, con fotovoltaico. L’ultimo rapporto di Legambiente “Liberi dall’amianto” mostra, infatti, come le Regioni, a distanza di 18 anni dalla legge del ’92, che mise al bando l’amianto in Italia, siano in ritardo rispetto ai compiti di censimento, bonifica e smaltimento loro assegnati.\r\n\r\nSi è tenuto oggi a Roma, presso la Sala delle Conferenze del Senato, il primo convegno nazionale sulla campagna “Provincia Eternit Free”, organizzato da AzzeroCO2 e Legambiente, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, degli Assessori delle province aderenti (Roma, Lecce, BAT (Barletta, Trani), Bari, Vercelli, Alessandria, Benevento e la Comunità Montana della Marsica).\r\n\r\nLa campagna è nata con l’obiettivo di promuovere sul territorio la sostituzione dei tetti in eternit con impianti fotovoltaici, beneficiando degli incentivi speciali introdotti dallo Stato e di favorire anche la riduzione delle emissioni CO2 sul territorio. Per le imprese, dunque, ma anche per chi ha capannoni agricoli o tetti di superficie adeguata, un’occasione unica per realizzare gli obiettivi di risparmio energetico e di tutela del territorio e della salute dei cittadini con i minori costi possibili e con un significativo ritorno di immagine.\r\n\r\n“Elaborata in collaborazione con Legambiente, la campagna di AzzeroCO2 “Provincia Eternit Free”, commenta Mario Gamberale, AD di AzzeroCO2 si colloca in linea con le indicazioni europee, che raccomandano entro il 2020 un abbattimento del 20% delle emissioni di CO2, dei consumi energetici e un pari incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili. La sostituzione delle coperture in amianto dei capannoni ad uso agricolo e industriale con i pannelli fotovoltaici, infatti, oltre ad indubbi benefici all’ambiente e alla salute dei cittadini, porterà un incremento della produzione di energia rinnovabile sul territorio nonché una forte contrazione delle bollette per le aziende che potranno realizzare in proprio gli interventi”.\r\n\r\n“La legge 257/92 prevedeva che entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore tutte le Regioni si dotassero di un Piano Regionale Amianto, uno strumento per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati. Ancora oggi in alcune regioni, tale norma non è stata approvata – ha dichiarato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani -. Ma per individuare le principali criticità è necessario mettere in campo altre azioni, a partire dalla capillare mappatura degli edifici interessati. Su questo non ci sono ancora dati certi. Alcune stime (Cnr e Ispesl) parlano di 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, considerando solo le onduline in cemento-amianto, ma i numeri totali potrebbero essere molto maggiori. L’iniziativa Provincia Eternit Free si presenta allora come valido strumento per intervenire concretamente e in tempi brevi nel risanamento delle situazioni a rischio per la salute, con evidente vantaggio per l’ambiente e per lo sviluppo occupazionale e tecnologico”.\r\n\r\nLa mancanza di impianti di smaltimento amianto è una nota dolente per tutto il territorio nazionale. Ad oggi le regioni che hanno una discarica dedicata allo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto sono Abruzzo (in istruttoria per la riapertura), Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Lombardia (esaurita nel marzo 2009). La Basilicata ne ha 2, il Piemonte 3, Toscana e Sardegna hanno sul proprio territorio 4 impianti ciascuna. In tutti i casi le volumetrie residue sono inadeguate se riferite ai quantitativi di materiali contenenti amianto ancora presenti sul territorio. Al contrario, lo smaltimento dei materiali è un nodo cruciale da risolvere per un’adeguata azione di bonifica dell’amianto su tutto il territorio nazionale.\r\nNel 1992 con la legge 257 in Italia è stata messa al bando l’estrazione, l’importazione e l’utilizzazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono. La stessa legge obbligava le Regioni ad adottare entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore il Piano Regionale Amianto, un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati dalla fibra killer. Sono passati oltre 18 anni dall’emanazione della legge e ancora oggi le Regioni si trovano in forte ritardo negli interventi per ridurre il rischio sanitario da amianto nel proprio territorio.\r\nIn Italia, secondo le stime di Cnr e Ispesl, ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto sparse per il territorio nazionale. Ma siamo ancora lontani dall’avere dati dettagliati su quanto ancora se ne nasconde all’interno di siti industriali, edifici pubblici o privati, cave, reti idriche, etc.\r\n\r\n9.166 casi di mesotelioma maligno (MM) registrati dal ReNaM (2010) in Italia fino al 2004 e distribuiti su tutto il territorio nazionale. Tra le regioni più colpite ci sono il Piemonte (1.963 casi di MM), la Liguria (1.246), la Lombardia (1.025), l’Emilia-Romagna (1.007) e il Veneto (856). Per quasi tre quarti dei casi registrati si è riusciti a risalire all’origine della causa. Tra questi per il 69,8 % la causa è professionale, per il 4,5% è familiare, per il 4,7% ambientale, per l’1,4% da attività di tempo libero e per il 19,5% altro.\r\nNell’arco di tempo analizzato dai Registri (1993-2004) è diminuita l’influenza dei settori tradizionali, come i cantieri navali, o la lavorazione in manufatti in cemento amianto, mentre crescono i casi riconducibili ad altri tipi di esposizione come quello del settore dell’edilizia oppure i casi non riconducibili ad attività a rischio svolte in precedenza. Un elemento importante perché dimostra che la grande diffusione di amianto nel nostro Paese causa un’esposizione a volte inconsapevole alla fibra.Non esiste un livello di esposizione sotto il quale l’amianto risulta innocuo. Anche piccole esposizioni sia nel tempo che nella concentrazione della contaminazione possono far insorgere la malattia: Una vera e propria strage silenziosa che colpisce a distanza di decenni e che continuerà a mietere vittime anche negli anni a venire. Si stima che un’inversione di tendenza nella crescita del numero di casi diagnosticati di anno in anno possa essere attesa non prima del 2020.\r\nIl Ministero dell’ambiente deve mettere in campo le risorse economiche ed umane necessarie a completare la mappatura nazionale prevista dal 2003: solo così sarà possibile avere un quadro completo della presenza di amianto in Italia, utile per Regioni, Province, Comuni e cittadini.\r\nIl Governo deve garantire adeguate risorse economiche per produrre studi epidemiologici nei siti più interessati dall’esposizione all’amianto, a partire dai siti di interesse nazionale da bonificare, estendendole a tutto il territorio nazionale per monitorare gli effetti di questa “strage silenziosa”.\r\n\r\nLe Regioni inadempienti devono adoperarsi per una rapida approvazione dei piani regionali sull’amianto individuando le criticità e facendo una capillare mappatura degli edifici e dei manufatti interessati per stabilire le priorità di intervento; prevedere adeguate risorse economiche per co-finanziare la rimozione e la bonifica delle strutture contaminate di proprietà dei Comuni e dei cittadini; pianificare la realizzazione di una imprescindibile impiantistica regionale di trattamento e smaltimento a supporto delle auspicabili operazioni di bonifica; svolgere un’adeguata attività di informazione sui rischi derivanti dall’esposizione alle fibre dovuta al deterioramento e allo smaltimento illegale delle strutture in cemento-amianto dismesse.\r\n\r\nFonte: ufficio stampa Legambiente

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