Odio Innocente, edito da Armando Editore, è il nuovo romanzo del criminologo Domenico Romeo, premiato all’XI edizione del Premio Nazionale Letterario Caffè delle Arti, manifestazione che si è svolta a Roma e che ogni anno ha riunito autori, editori e operatori culturali da tutta Italia.
Nato a Reggio Calabria nel 1974, Domenico Romeo è Docente di Criminologia presso il Master di Criminologia Promethes Calabria, criminologo presso l’Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti con sede a Corsico (MI). Ha curato la pagina di Criminologia del giornale Il Lametino di Lamezia Terme occupandosi di Cold Case, e la pagina di critica culturale della testata giornalistica Lameziainstrada di Lamezia Terme, denominata “Spazio Domenico Romeo”.
- Come nasce “Odio Innocente” (Armando editore) ?
Il romanzo nasce da una profonda passione per la controversa pagina degli anni Settanta e l’insieme del suo tessuto connettivo dal punto di vista culturale, sociale, ideologico. Il periodo degli anni Settanta è un coacervo di ideologie e grandi contraddizioni, un’esplosione di rivendicazioni sociali che, giocoforza, hanno prodotto anche la logica dello spontaneismo armato che ha lasciato in eredità tracce di mistero e di verità insolute.
- Quanto c’è di autobiografico nel protagonista e quanto invece appartiene alla ricostruzione narrativa?
Di autobiografico all’interno della narrativa c’e’ praticamente nulla. La storia, incardinata in un sottobosco ideologico molto forte che va a inanellarsi “sul caso Pasolini” e in quelli che vengono definiti “sistemi di potere non definiti e non definibili”, è scritta in forma assolutamente impersonale e rispecchia quello che è stato un periodo della storia sociale Italiana irripetibile (come tutti i periodi storici d’altronde).
- Nel libro emerge il tema di ideologie assorbite prima ancora di essere comprese: quanto pensa che questo sia ancora attuale oggi?
L’assorbimento delle ideologie è una tematica sempre presente in tutte le fasi della storia, ma all’interno di “Odio Innocente” assume una matrice ben precisa perché il protagonista aderisce allo spontaneismo armato neofascista per una sorta di reazione inconscia, nascendo in una borgata povera di Roma e percependo una sorta di influenza da parte del proprio migliore amico del tempo. L’omicidio Pasolini sconvolgerà tutta la sua vita al punto da cercare la verità sul caso ricorrendo alla doppiezza morale entrando in circuiti che si riveleranno più grandi lui. Desidero precisare che tutte le dinamiche sociali, culturali, ideologiche, narrate in “Odio Innocente”, rispecchiano fedelmente quello che era il periodo.
- C’è una storia che sente di dover ancora raccontare?
Nell’ambito del romanzo direi di no, la narrazione si è conclusa nel modo in cui il lettore leggerà. Riguardo ad altri tipi di narrazione direi di sì, avrei in mente altre storie da narrare, la società odierna offre molti spunti in merito, ma ci vorrebbe solo un pò di tempo per riordinare le idee e mettere nero su bianco. Ho lavori in cantiere, a Dio piacendo.











