LeOssAPower II è un duo all’insegna del raw stoner punk-rock: fondato da NeVRuZ, accompagnato nell’album e sul palco dal batterista SiMMi JaRy, e prende nuova vita con la figura di VeroNicA Zeta Kurt nel ruolo di co-autrice. Si definiscono NeuroRock: per loro è importantissima l’inclusione sociale; la loro musica è un inno alla neurodivergenza e contro ogni guerra.
- Iniziamo dal vostro nome: qual è la sua origine? Come lo avete scelto?
Il nome è assolutamente identitario. Il nostro ideale anarchico umanista ci porta all’esplorazione dell’essere umano e del suo funzionamento più profondo. Come il percorso della vibrazione della voce, che non usiamo solo per fare musica ma per trarne benefici curativi. La vibrazione che nasce dall’interno risuona, attraversa il tessuto muscolare, fino a vibrare in collisione con le OssA, come avviene nella diplofonia che insegnava Demetrio Stratos. Le OssA sono il punto di arrivo della vibrazione, la struttura più intima dell’essere. Le ossa delle dita sono lo strumento che ho imparato a suonare, scrocchiandole, quando da bambino mi veniva impedito di fare musica. E “Power II” perché siamo un duo che picchia forte, due forze, due energie che si scontrano e si fondono.
- Il vostro gruppo è un open project, ma il cuore pulsante sono NeVRuZ (fondatore del gruppo) e VeRoNicA Zeta Kurt (co-autrice). Come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti tramite l’amicizia comune con Morgan, dopo la mia esperienza al festival di San Marino. In quel periodo mi era sempre più chiara la mia visione, volevo tornare all’inglese come facevo un tempo, avevo bisogno di una scrittura viscerale, tagliente, senza filtri. Veronica era quella scrittura. È stato naturale, quasi inevitabile far collidere i nostri mondi e la nostra visione intellettuale.
- Il batterista del gruppo è SiMMi JaRy, ma siete aperti alla collaborazione con altri batteristi. Raccontateci qualcosa in più su come prende forma la vostra formazione inclusiva sul palco.
Le OssA nascono nel 2008, un anno dopo lo scioglimento dei Water in Face, il power duo con cui avevo aperto i Metallica nel 2006 e vinto Arezzo Wave e il Jack Daniel’s Live Tour. In quella band cantava e suonava la chitarra Omid Jazi, che è stato anche il quarto membro dei Verdena nel tour WoW. Ricominciare da zero ma con la stessa formula, duo batteria e chitarra, è stato naturale. Mi spostai dalla batteria alla voce e chitarra. Nel ruolo di batterista si alternarono diversi musicisti che indossavano i panni di un personaggio fisso, DR. Scheletro. Tra loro il più assiduo fu Matteo Rosestolato, noto nell’underground per la Paolino Paperino Band e Said. Poi arrivò Pietro Orlandi, violoncellista, porno poeta e artista a sé, che vestiva i panni di Monsieur Dèmon, e Le OssA diventarono un trio. Dopo X Factor nel 2010 la formazione crebbe fino a cinque elementi: Alessandro Giliberti “Asso” al basso (Said e Cabrera), Giulio Saltini “Ghost” alle tastiere ed Elia Garutti (Nictophelia) alla chitarra. Dopo il Joker Tour con loro registrammo “La Casa e gli Spiriti Perduti”, prodotto e suonato anche da Faso e Cesareo degli Elio e le Storie Tese, con Roberto Gualdi (Four Tiles e PFM) alla batteria. Ma fin dall’inizio avevo un’ossessione: non volevo che Le OssA diventassero una band tradizionale che si ferma se un elemento abbandona la nave.
Lo avevo già vissuto con i Water in Face e non volevo ripeterlo. L’incontro con il Jazz mi aprì la mente: le stesse canzoni riarrangiate in modo diverso a seconda di chi suonava, formazioni sempre diverse, un palco come spazio libero e vivo. Così Le OssA diventarono un collettivo che si è mosso soprattutto nelle manifestazioni e nei cortei politici. Hanno partecipato bassisti e contrabbassisti, pianisti, chitarristi, fiati, coristi. Alessia Galeotti, Raffaello Regoli, Anna Ferrari, Leonardo Caligiuri, Chicco Capiozzo, Giacomo Marzi, Stefano Carrara, AlessandroMelis, Carlo Cruciani, Valentina De Iullis, Dimitri Rolufolo, Filippo Calabrò, Roberto Gottardi, Giuseppe Buttiglione, Jacopo Tini, Luca Zamberti, Paolo Neri, Mark Paolini, Penne D’Avellino, Danil Morini e molti altri. A un certo punto eravamo una rete di quaranta musicisti da tutta Italia. Tutti hanno poi partecipato all’album “Il Mio Nome è Nessuno” di NeVRuZ.
Con il tempo portare così tanti musicisti sul palco diventava sempre più difficile, e nel 2018 nacque la NeVRuZBAnD, tornando a cinque elementi, a volte in trio. Il contesto musicale italiano si stava chiudendo, l’ondata Rap e Trap aveva spento quasi ogni entusiasmo per la musica d’avanguardia suonata dal vivo.
Poi arrivò la mia esperienza con gli Skiantos al fianco di Dandy Bestia. Durante la pandemia vivemmo insieme in un ex asilo a San Lorenzo di San Prospero, in campagna. In quel bilocale scrivemmo e componemmo canzoni demenziali inedite. Era molto colpito dalla mia voce, ma mi vedeva anche come chitarrista, mentre io non lo vedevo: da anni usavo la chitarra solo per scrivere canzoni. Ma era Dandy Bestia a dirmelo, una leggenda, non uno qualunque. Così cominciai a riallenarmi, a studiare il suono, e nacquero i riff che sarebbero diventati i brani di AllARiScOssA!.
Oggi, con Le OssA Power II, SiMMi JaRy è il batterista con cui ho sviluppato i brani del disco. È nel progetto tutte le volte che vuole esserci. Come lui, collaborano Simone Prudenzano di A Morte l’Amore, Gaetano Di Giacinto degli Avvoltoi, Andrea Rovituso di NeVRuZBAnD e The Hornets. Ci piace immaginare concerti con Drummer Special Guest che si divertono a suonare i nostri brani. L’inclusione non è solo un tema dei testi, è il modo in cui esiste il progetto da sempre.
- Possiamo riferirci al vostro album d’esordio “AllARiScOssA!” come 9 tracce di punk crudo, stoner e noise. Quali sono i riferimenti musicali che considerate i vostri pilastri d’ispirazione?
Nirvana, Beatles, Queens of the Stone Age, Iggy Pop, White Stripes, Black Sabbath, Syd Barrett, Sonic Youth, Ramones, Rage Against the Machine, Joy Division, Celentano, Skiantos. Direi che la lista racconta tutto da sola. C’è il caos e la melodia, la rabbia e l’ironia, il rumore e la poesia. E sì, Celentano e gli Skiantos non sono lì per caso.
- Uno degli obiettivi della vostra produzione artistica è abbattere il muro del silenzio riguardo il tema della neurodivergenza. Come si percepisce concretamente questo muro e qual è il vostro approccio per demolirlo?
Il muro si percepisce ogni giorno, nelle istituzioni, nei media, nei luoghi di lavoro, nella cultura mainstream che tende a normalizzare, a rendere invisibile tutto ciò che non rientra
in schemi predefiniti. Il nostro approccio non è didattico, non spieghiamo la neurodivergenza, la incarniamo. Veronica cammina con difficoltà e fa fatica a muovere le mani, quindi non può suonare. Durante i live c’è un momento in scaletta in cui sale sul palco, interviene pubblicamente e poi riscende. Il suo ruolo è quello di mente e penna del progetto: ha scritto i testi con me. Ogni suo verso è una dichiarazione di esistenza per chi è stato silenziato, incompreso, ignorato. La musica fa quello che i convegni spesso non riescono a fare: entra dentro senza chiedere il permesso.
- Vi definite “NeuroRock”: come lo spieghereste a chi entra in contatto con voi per la prima volta?
NeuroRock è l’evoluzione o l’involuzione del Rock demenziale, è il modo più onesto che abbiamo trovato per descrivere quello che facciamo. È punk, è noise, è stoner, ma soprattutto è un progetto che nasce dalla neurodivergenza e per la neurodivergenza. Non come tema decorativo, ma come motore. Prima dei concerti proponiamo il dibattito pubblico con il dott. Luca Negrogno, sociologo. Veronica è autistica di livello 2, io sono AuDHD. Non stiamo parlando di neurodivergenza da fuori, ci siamo dentro. Il Rock è il linguaggio, il Neuro è la radice.
- Siete fermi sostenitori del DIY (fai-da-te): non vi appoggiate a major o alle principali piattaforme di streaming, ma per le vostre uscite utilizzate Bandcamp. Quando e come nasce questa scelta?
La scelta è nata prima ancora di Le OssA Power II. Nel 2010, dopo il terzo posto a X Factor, ho rifiutato un contratto con Sony da 180.000 euro perché non ero disposto a cedere la mia libertà artistica. Quella scelta non l’ho mai rimpianta. Oggi Spotify è fuori discussione, anche per ragioni etiche legate agli investimenti del suo fondatore Daniel Ek in Helsing, società di intelligenza artificiale militare che produce droni da combattimento. Bandcamp è un negozio di dischi digitale, una comunità che ruota attorno alla musica e agli artisti, non agli algoritmi. È l’unico posto dove sentiamo di poter stare con integrità.
- Com’è ad oggi il vostro rapporto con Elio, dopo il terzo posto di NeVruZ a X Factor 4 sotto la sua guida?
Elio è stato molto più di un tutor televisivo. È stato un mentore, una guida, qualcuno che ha creduto in me quando il contesto era quello di uno show di massa. Quel rapporto ha lasciato un segno vero. Oggi che con Le OssA Power II portiamo avanti un progetto profondamente legato all’inclusione e alla neurodivergenza, sento che c’è una continuità ideale con il mondo che Elio ha sempre rappresentato, basti pensare al Concertozzo e al suo impegno con PizzAut. Il cerchio non si è mai chiuso del tutto, e questo mi piace.
- La dimensione live è il vostro ambiente naturale. Cosa ve lo fa percepire così vostro? Avete delle date in programma?
Il live è il nostro ambiente naturale perché è lì che il progetto esplode davvero. Sul palco non c’è filtro, non c’è algoritmo, non c’è mediazione. C’è la vibrazione, il corpo, il rumore. Veronica partecipa ai live, è presente non solo nei testi che urlo ma anche fisicamente e nei dibattiti pre live. Le prossime date includono il 25 aprile al Parco Amendola di Modena e stiamo lavorando ad altri appuntamenti per l’estate. Ovviamente siamo aperti a nuove proposte.
- Parliamo del futuro: siete già all’opera per dei nuovi brani? Avete in progetto un prossimo album?
AllARiScOssA! è un album vivo, le tracce vengono aggiornate progressivamente con i mix e i master definitivi. Chi lo acquista su Bandcamp riceve tutte le versioni future senza costi aggiuntivi. Nuovi brani sono già in cantiere e altri stanno nascendo. AllARiScOssA! È stato registrato dopo un anno di prove e diversi live tra spazi sociali e manifestazioni politiche, quando abbiamo capito fosse il momento di fissare quei brani. Ora ci interessa continuare a suonare dal vivo, non in maniera ossessiva, ma in contesti dove la nostra presenza abbia un senso politico e sociale. Il progetto non si ferma mai. Le OssA Power II non sono intrattenimento. Sono la resistenza.











