Gli Zurara sono una band che costruisce il proprio linguaggio musicale attraverso stratificazioni sonore, atmosfere evocative e una scrittura che guarda tanto alla dimensione emotiva quanto alla ricerca timbrica. Il loro percorso si muove tra chitarre, elettronica e suggestioni post-rock, dando vita a paesaggi sonori sospesi e immersivi. Con “Lichen” il gruppo prosegue questa esplorazione: un lavoro che cresce lentamente, come suggerisce il titolo, tra fragilità e resistenza, trasformando il suono in uno spazio di ascolto intimo e contemplativo. Un disco che racconta l’equilibrio tra natura, tempo e trasformazione, confermando la capacità della band di costruire mondi sonori densi e suggestivi.
- Nel videoclip di “Lichen” c’è un elemento che per voi è centrale ma che quasi nessuno nota al primo sguardo? Perché avete scelto di non renderlo più evidente?
Il punto focale in Lichen non è determinato da un singolo elemento, ma ogni frame porta al tema cardine del brano ovvero la ricerca d’identità che porta ad un contatto primitivo con l’arte senza i canoni dettati dalle strutture del capitalismo.
- Se “Lichen” fosse stato il secondo singolo e non il primo, cosa sarebbe cambiato nella percezione del progetto?
Lichen è sicuramente uno dei brani maggiormente d’impatto che abbiamo, ma crediamo che non sarebbe cambiato nulla, in quanto in tutti i brani vi è la ricerca quasi maniacale di equilibrio tra muscolarità e respiro e ogni brano durante la fase di creazione si rivela da solo.
- Avete mai pensato di realizzare una versione del video completamente priva di narrazione, solo materica o astratta? Cosa vi ha fatto scegliere la strada definitiva?
Abbiamo sempre immaginato il video in questo modo. Magari inizialmente con parti della trama differenti, ma alla base il messaggio suddetto era quello che doveva emergere.
- Il lichene vive su superfici già esistenti: su cosa “cresce” la vostra musica oggi? Su un’eredità, su una ferita, su un paesaggio?
La nostra musica “cresce” su un’eredità dettata da tutto ciò che ci ha portato fino a qui, ascolti musicali, esperienze di vita, rotture e rinascite.
Cresce anche su ferite lasciate sulla società contemporanea, accerchiata da canoni estetici dettati da logiche di mercato che inevitabilmente intaccano la scena musicale contemporanea così come tutte le arti.
La nostra musica “cresce” altresì sui paesaggi e le atmosfere dell’entroterra siculo che fin dall’infanzia ci hanno accolti.
Paesaggi carichi di solitudine e surrealismo.
- Guardando il videoclip tra cinque anni, quale dettaglio vi farà dire: “Qui eravamo esattamente in quel punto del nostro percorso”?
C’è un frame in particolare.
Nei tratti oscuri della montagna avanzano le nuvole come a volere indicare lo scorrere del tempo che inesorabilmente avanza a prescindere da ogni circostanza.











