Dopo aver convinto critica e pubblico con la polifonia di La nostalgia che avremo di noi, Anna Voltaggio approda al romanzo con “La santa degli altri” (Neri Pozza). L’autrice palermitana, ormai romana d’adozione, conferma quella “scrittura dell’eleganza” già lodata da Giulia Caminito, capace di dare forma al fallimento e alla resilienza con una precisione stilistica rara.
Il romanzo si snoda lungo due percorsi paralleli che finiscono per convergere in una riflessione profonda sul senso del sacro e della perdita. Da una parte troviamo Tommaso, perso in una Palermo afosa e onirica, alla ricerca di Nica: una donna “carne viva e insieme puro spirito” fuggita senza spiegazioni. Dall’altra, la storia di Gelsomina e Margherita, madre e figlia unite da un legame viscerale e da un voto a Santa Rita, la santa degli impossibili.
In questa narrazione, la Voltaggio compie un’operazione letteraria coraggiosa: strappa il concetto di “sacro” alla sola sfera religiosa per calarlo nel quotidiano più laico e materiale. I suoi personaggi non sono eroi, ma individui segnati da verità taciute e solitudini calde, che cercano tra le pieghe del giorno un momento di libertà o di perdono.
Come già emerso nella sua precedente produzione breve, il tema del correlativo oggettivo torna prepotente: la statua della santa, il mare che “si beve ogni cosa”, la città bollente, non sono semplici sfondi ma simboli che aprono squarci sui mondi interiori dei protagonisti.
La santa degli altri è un romanzo ipnotico che interroga il lettore sul peso delle proprie scelte e sulla nostalgia di quelle strade non intraprese. Anna Voltaggio firma un esordio nel lungo passo del romanzo che brilla per empatia e rigore, offrendo un affresco potente su come, nonostante tutto, si possa ancora “sopravvivere alla vita”.











