Home Da non perdere A bassa voce: il mandolino e la cura del tempo Mandolin in...

A bassa voce: il mandolino e la cura del tempo Mandolin in concert

Mandolin in Concert nasce come un progetto ampio e pensato, frutto di una passione che col tempo si è trasformata in un linguaggio condiviso. È l’incontro tra la scrittura di Francesco Di Giovanni, il suono limpido e profondo del mandolino di Olena Kurkina e il respiro collettivo dell’Orchestra Mandolinistica Costantino Bertucci: un’alleanza artistica che non cerca l’effetto, ma la durata dell’ascolto.

Fin dai primi minuti mi ha colpito soprattutto una cosa: il modo in cui questa musica “dice” le frasi. Il mandolino non corre, non vuole mettersi in mostra; sembra piuttosto parlare a bassa voce, con quella calma rara di chi sa che le emozioni hanno bisogno di tempo per arrivare. E intorno l’orchestra non lo copre mai: gli sta accanto, lo sostiene, respira con lui. Ne viene fuori una sensazione quasi fisica di spazio protetto, di attenzione gentile, come se qualcuno ti stesse offrendo silenzio invece di riempire ogni vuoto.

Grafica Divina

In brani come Tema con Variazioni l’ascolto si fa via via più concentrato, più interno. Le variazioni non sono un gioco di virtuosismo, non servono a distrarre: servono a scavare. Ogni volta che il tema ritorna sembra tornare anche una domanda, ma leggermente diversa, con un’altra luce addosso. Mi sono accorta che stavo respirando più lentamente, e che il corpo si stava allineando al fluire della musica: quella specie di resa tranquilla che succede solo quando qualcosa ti tocca nel punto giusto, senza forzare.

Mentre ascoltavo, affioravano immagini che non avevo chiamato: pomeriggi silenziosi, stanze attraversate da una luce obliqua, ricordi senza un nome preciso ma con un colore emotivo chiarissimo. Non è nostalgia, o almeno non nel senso facile del termine: è più un riconoscimento, come quando ritrovi una parte di te che pensavi di aver perso. La scrittura di Di Giovanni, con aperture jazzistiche mai invadenti, lascia davvero spazio: non ti trascina, non ti spiega cosa sentire. Ti accompagna.

Mandolin in Concert, per me, non è un disco da “mettere su” mentre fai altro. È un’esperienza da abitare, magari a occhi chiusi, lasciando che il suono faccia il suo lavoro lento e necessario. A chi sente il bisogno di riequilibrarsi, di ritrovare una centratura emotiva senza parole, direi di avvicinarsi senza aspettative. Non promette soluzioni: offre qualcosa di più raro, un tempo di ascolto che, in qualche modo, ti ascolta a sua volta. 

Consiglio l’ascolto quando lo spazio intorno si svuota un po’ poiché Mandolin in Concert riempie senza invadere. Non serve “capire” nulla: basta restare, seguire il respiro dell’orchestra e lasciare che il mandolino faccia il suo lavoro lento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.