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Manuel Santini si racconta!

Manuel Santini è artista poliedrico e impegnato. Da poco è uscito il suo nuovo brano Il sarto di Gaza, primo singolo estratto dall’album Minosse che uscirà il prossimo mese. Lo abbiamo incontrato per andare più in fondo ad alcune importante tematiche contenute in questo aingolo.

Il sarto di Gaza” veicola un messaggio universale contro l’odio e la discriminazione, utilizzando la figura del sarto che cuce kippah. Lei ha specificato di aver tenuto il brano nel cassetto per due anni, decidendo di pubblicarlo solo ora a causa degli “scenari agghiaccianti” attuali. Quanto è stato difficile per lei scegliere di affrontare un tema così delicato e polarizzante in questo momento storico, e quale spera sia l’impatto emotivo e di riflessione sul pubblico italiano?

Grafica Divina

La scelta di un tema così delicato non è stata difficile, in realtà. Già due anni fa al momento della stesura del brano mi sono sentito in obbligo di scrivere qualcosa sullo scenario di Gaza. Mi sono documentato, ho letto diversi saggi sulla crisi tra Israele e Palestina fino a decidere di fare un brano con il messaggio della fratellanza. “Il sarto di Gaza” è solo una piccola voce nel mondo, mi piacerebbe che l’ascolto del brano possa far riflettere e vedere la realtà sotto molteplici punti di vista, anche quello di una Luna che si trasforma in macchina da cucire per aiutare questo uomo. Se un satellite così grande e distante da noi può concedersi questo sforzo, credo che per l’essere umano risulti molto più semplice trovare un accordo e smetterla di seminare morte.

La figura del sarto, la luna-macchina da cucire e il concetto di lavorare la seta “senza badare alla provenienza” sono metafore molto suggestive. Come è nata l’ispirazione per questa immagine centrale e come si è sviluppato il processo creativo che ha portato dalla semplice idea della fratellanza a questa narrazione intensa e specifica?

Ricordavo un documentario sulla cultura ebraica in cui ci si soffermava sulle kippah e proprio un sarto intervistato durante la trasmissione esternò un desiderio di fratellanza. Il brano nasce proprio da lì, dall’immaginazione di questo uomo che di notte lavora per produrre i copricapi, facendosi aiutare dalla luna.

Il sarto di Gaza” è il primo estratto del nuovo album intitolato “Minosse”. Considerando che Minosse è una figura mitologica legata al giudizio e all’inferno, e che questo singolo parla di un “moderno olocausto”, possiamo aspettarci che il filo conduttore dell’album sia un’analisi o una denuncia delle “divisioni” e dei “giudizi” della società contemporanea? Quale relazione tematica lega il singolo al progetto completo?

Purtroppo oggi avendo tutti un cellulare in mano si ritengono autorizzati a commentare e metter bocca su tutto, su temi di cui non si conosce alcun ché, sulla vita di persone sconosciute, il tutto perché l’importante è commentare o, ancora peggio, assegnare etichette. Il titolo, oltre ovviamente a voler essere una sorta di monito contro i giudizi gratuiti e le ingiustizie della società, nasce soprattutto dal legame con uno dei brani di punta del disco, “Mitologia”, di cui verrà realizzato anche un videoclip. Nei dodici brani contenuti nell’album non è presente un filo conduttore per quanto concerne le tematiche. C’è piuttosto un genere comune, poiché ho voluto fare canzoni pop e orecchiabili.

L’arrangiamento curato da Piero Pellicanò culmina in un’apertura finale che mira a “rilassare le tensioni iniziali, lasciando un auspicio di lieto fine.” Parallelamente, la fotografia di copertina di Elena Luisi è descritta come un’immagine reale e di “struggente bellezza”. Quanto è stato fondamentale questo lavoro sinergico (musica, parole, fotografia) per veicolare la complessità emotiva de “Il sarto di Gaza”?

Credo che ogni messaggio abbia diverse forme d’arte per poter essere espresso e per “Il sarto di Gaza” ho cercato di veicolare musica e immagine: lo scatto di Elena mi aveva colpito immediatamente, tanto che – proprio come per il brano inciso – era rimasto archiviato in attesa di un’occasione propizia. Le due strade, quindi, si sono unite andando ad esprimere uno stesso concetto attraverso due forme diverse di comunicazione.

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