Incontriamo cantautore Andrea Petrucci, che sabato 5 luglio ha fatto uscire il suo nuovo singolo “Una notte eterna”.
Cantautore originario di Ascoli Piceno, si è trasferito a Milano nel 2006 per dedicarsi completamente alla musica. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo album solista “Andrea Petrucci” e tra i suoi brani il più celebre è “Polvere e sassi nel cuore”, simbolo della rinascita post-sisma, che lo ha portato ad esibirsi davanti al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in occasione della fiaccolata in memoria delle vittime del terremoto.
- Hai parlato di “rinascita personale e artistica”: quanto della tua esperienza di vita ha influito sulla tua musica?
Ciao a tutti!
L’esperienza di vita, nel mio caso, è assolutamente fondamentale per fare musica. Ho sempre vissuto la musica alla vecchia maniera, in un modo straordinario, anche perché sono figlio degli anni ’80. Noi siamo quelli che dormivano per terra e si facevano G00 km per vedere un concerto dal vivo, prendendo treni infiniti e arrivando carichi come se niente fosse.
La stessa filosofia si riflette nel mio modo di concepire la musica: vivere a cento all’ora con lo scopo di creare una canzone prima per me stesso e poi, se piace a qualcuno, tanto meglio. Non sono il prodotto dei talent show, ma dei concerti veri, della gavetta fatta nei localini, del sudore per montare e smontare l’attrezzatura musicale . La gente sul palco vive un’esperienza mistica insieme grazie alla nostra voglia di stupire ,le persone questo lo percepiscono ,se ne accorgono.
Quindi, la risposta è sì: l’esperienza di vita ha influito al 200 per cento sulla scrittura della mia musica.
- È stato in qualche modo terapeutico scrivere questo pezzo?
Una canzone è sempre terapeutica, e questo brano lo rappresenta in pieno, essendo un prodotto creato dopo quattro anni di stop forzato. È un canto di rinascita, una canzone felice, carica di gioia. Ci ricorda che, nonostante il tempo scorra veloce, a volte possiamo fermarlo e ripartire dalla felicità, lasciandoci tutto alle spalle. Non significa dimenticare, ma sapere chi sei, da dove vieni e come ti sei fortificato, diventando sempre più forte.
Questo brano ti dà la forza di tornare in alto, per te stesso, e soprattutto per me stesso.
- Quanto è importante in un periodo così frenetico ritrovare una felicità “semplice”?
È qualcosa di meraviglioso, soprattutto in un’epoca in cui ogni secondo siamo bombardati da informazioni negative. Fateci caso: quante notizie positive ci sono nei telegiornali? Sono rare, poche, e passano in terzo piano. Abbiamo guerre ovunque, siamo nel 2025 e continuiamo a giocare ai soliti giochi di interesse legati ai conflitti; ormai anche un bambino lo capisce che sono solo interessi di guerra. Quando smetterà l’essere umano di voler conquistare la terra? È tutto così assurdo.
Ritrovare la felicità è qualcosa di meraviglioso che innalza le tue frequenze energetiche: il corpo si rigenera, la mente viaggia, ci si sente meglio. È fantastico chiudere gli occhi e pensare di poter essere felici sempre, non solo per pochi minuti.
Auguro a tutti di ritrovare sé stessi nella felicità.
- Nel corso degli anni hai attraversato diversi
generi: dal pop-rock alla dance. Oggi quali sonorità senti più vicine alla tua musica?
Ho attraversato ogni genere musicale per il puro piacere di farlo. Alcuni lo fanno per “testare” il pubblico, io invece, se sento l’esigenza di fare rock, farò rock, oppure dance, oppure folk. Ovviamente, rimango sempre molto legato al classico pop-rock, diciamo che è molto più nella mia natura. Mi piacciono molto le canzoni emozionali; a volte, anche un semplice piano e voce mi regalano l’amore puro per la musica.
In questo singolo mi sento molto più “ballereccio”, magari nel prossimo sarò più nel mio mondo pop-rock. D’altronde, sono tornato in estate e non sentivo la necessità di uscire con un brano rock.
Grazie per l’intervista, un saluto a tutti!











