Classe 2006, una voce che arriva da dentro e non ha fretta di compiacere, Stella ha iniziato a scrivere per passione, poi per necessità. La musica è diventata il suo modo di mettere ordine nel caos, di guardare le emozioni da fuori senza smettere di sentirle. Con uno stile autentico, diretto e privo di maschere, racconta la fragilità senza vergogna e cerca, in ogni brano, un equilibrio che non sia mai compromesso. “Iride”, il singolo con cui ha vinto il contest musicale Credici Sempre, è la prova che si può essere giovani e profondi, lucidi e vulnerabili. E che a volte le parole dette con calma fanno più rumore di quelle gridate.
Benvenuta su Da Sapere, Stella. C’è un momento preciso in cui hai capito che scrivere ti stava aiutando davvero, più di mille consigli o distrazioni?
L’ho capito circa due anni fa, quando è iniziato a scrivere non più solo per passione, ma anche per necessità. È un modo che utilizzo per riuscire a mettere in ordine i pensieri e capire qual è il vero problema che ho in quel momento.
Il singolo “Iride” ha un tono fermo, quasi di sfida. È più difficile scrivere quando si è in balia delle emozioni, o quando si ha già imparato a guardarle da fuori?
Credo che sia più facile nella seconda situazione, perché le emozioni per quanto possono essere un qualcosa che ci tiene in vita e che ci rende umani, nella maggior parte dei casi ci offusca, non ci fa vedere le cose per come sono in realtà. Dunque, scrivere con la mente più lucida a mio parere, permette anche di esprimere le proprie idee con più chiarezza.
Sei molto giovane, ma già capace di raccontare esperienze profonde con maturità. Hai mai avuto la sensazione che questo “peso” ti venisse chiesto troppo presto?
No, più che altro ho sempre sentito di avere pensieri molto più adulti rispetto ad alcuni ragazzi della mia età.
In “Iride” si sente il bisogno di trovare un equilibrio, ma senza perdere l’autenticità. C’è qualcosa che oggi riesci a dire con leggerezza e che prima ti pesava troppo?
La cosa che riesco a dire con più leggerezza forse, è la mia fragilità, il fatto che anche io sono umana, che anche io sbaglio, cosa che anni fa non accettavo e non volevo far vedere a nessuno.
A chi dedicheresti questa canzone, se non potessi nominarla con un nome proprio?
La dedico a tutte le persone che mi ascoltano, agli amici più vicini ed agli sconosciuti più lontani, voglio che si sentano rappresentati e spero soprattutto di rappresentarli, tutti coloro che magari stanno vivendo la mia stessa situazione











