Carlo Guglielmo è una figura di spicco nel campo delle pratiche naturali per la salute e la vita, riconosciuto come uno dei più autorevoli insegnanti di macrobiotica in Italia.
La sua avventura in questo settore è iniziata precocemente nel 1974, quando è stato tra i primi nel nostro paese ad approfondire la filosofia yin yang e le sue applicazioni nell’alimentazione e nel benessere.
Insieme a sua moglie Elena, anche lei esperta di macrobiotica, nel 1978 ha co-fondato il Centro Est-Ovest di Torino “La Finestra sul Cielo”. Questa realtà ha svolto un ruolo pionieristico nella divulgazione e nel sostegno di questi temi, dando il via negli anni a numerose iniziative sia educative che commerciali.
Da quel momento, Carlo Guglielmo si è dedicato intensamente all’insegnamento, collaborando con diverse istituzioni mediche ed educative per promuovere i principi di una vita sana e naturale.
Noi l’abbiamo incontratoe con lui abbiamo approfondito alcuni dei tanti argomenti importanti trattati nei suoi libri.
- Nel suo libro Nutrire il futuro lei afferma che non possiamo obbligare il futuro a essere come vorremmo, ma possiamo nutrirlo. Potrebbe approfondire questo concetto? Quali sono, a suo parere, gli elementi essenziali che l’umanità dovrebbe “nutrire” oggi per un domani più armonioso?
Nutrire il futuro significa curare il terreno in cui un essere umano può crescere e svilupparsi in accordo con la propria natura, e ciò comprende aspetti che riguardano sia l’individuo che la società e l’ambiente naturale. È evidente che abbiamo urgenza di superare i modelli di vita autodistruttivi legati al sistema economico e tecnologico attuale, per avviarci verso altri più in equilibrio con la natura esterna e interna a ognuno di noi. Pensare di farlo solo attraverso mezzi tecnologici sempre più potenti e raffinati è una illusione, è indispensabile favorire e nutrire anche la nostra qualità di esseri umani.
Ad esempio: è un fatto ormai confermato da solide concoscenze scientifiche che la salute fisica può essere mantenuta in grandissima misura con mezzi naturali. Di conseguenza si dovrebbe favorire concretamente l’adozione di una sana alimentazione, attività e stile di vita. L’educazione, fin dalle sue prime fasi, dovrebbe includere la conoscenza e l’esperienza di come possiamo mantenerci in salute con le nostre scelte, e e quanto esse siano legate alla natura che ci dà la vita. È naturale che le iniziative in questo senso incontrino la resistenza di interessi economici e sociali contrari, ma è un percorso che non può essere evitato.
Andrebbe compresa e sviluppata la resilienza, la capacità di non mollare di fronte a una difficoltà o un fallimento. È una qualità indispensabile per trovare la propria strada, ed è sicuramente condizionata non solo dall’educazione ricevuta, ma anche dalle proprie condizioni fisiologiche, e quindi in primo luogo dall’alimentazione. La marea di dolci, merendine, creme da spalmare, alimenti ultraprocessati, bevande zuccherate o energetiche che inondano i punti vendita non favoriscono questa qualità vitale.
E ancora: con una offerta di stimoli mentali in crescita vertiginosa, di un flusso inarrestabile di notizie e nozioni più o meno importanti e di fake news, la capacità di critica e di indipendenza di pensiero diventano essenziali. Andrebbe stimolata la capacità di sviluppare delle soluzioni personali alle situazioni che si incontrano nella vita , anche se è un percorso faticoso, che spesso si preferisce non affrontare.
Senza dimenticare aspetti che riguardano l’apertura del nostro essere ad una realtà più ampia, che include la comprensione e l’armonizzazione con gli altri e con la natura.
Accettando che ognuno di noi è limitato nella sua comprensione della realtà, che questa è una caratteristica del nostro essere umani, potremmo essere aiutati a curare il contatto e l’empatia con la parte più profonda di chi ci sta di fronte.
E non si può sopravalutare il valore del contatto con la natura. Non bastano i documentari e le conoscenze astratte, ci vuole anche il contatto fisico, l’esperienza, per capirla meglio e renderci conto delle idee arbitrarie che ci facciamo al riguardo. La natura ha le sue regole, che non sempre sono come noi le vorremmo: e siamo noi a doverci aprire e ad accettare, non è la natura che deve farlo per noi.
Sono molte le possibilità di nutrire il futuro in modo più positivo e consapevole, sia per il singolo individuo che per la società, si tratta di fare le scelte opportune e sostenerne onestamente l’impegno.
- Yin Yang e quotidianità: Il principio dello yin e dello yang è centrale nella sua visione. Come può una persona comune integrare attivamente questa filosofia millenaria non solo nella propria alimentazione, ma anche nelle decisioni quotidiane che influenzano la vita personale e collettiva? Potrebbe farci un esempio pratico?
Il principio yinyang può apparire difficile ed estraneo alla nostra cultura, ma in realtà è solo un modo per organizzare e gestire con maggiore successo la nostra esperienza di vita. È il riconoscimento della polarità che si manifesta nell’esistenza, sia nei fenomeni che ci circondano, sia nella nostra individualità. Polarità significa alto e basso, dentro e fuori, giorno e notte, chiusura e apertura, salute e malattia, amore e odio, guerra e pace… ogni aspetto della nostra vita fisica, mentale e spirituale manifesta la polarità e l’alternanza degli opposti, si tratta di navigare su questo mare come se solcassimo le onde della vita nella direzione in cui ci guida la nostra natura.
Gli equilibri che si stabiliscono tra gli opposti sono in perenne trasformazione, cambiano ad ogni istante, e talvolta è difficile accettarlo. La nostra mente desidera sicurezza, stabilità, un angolino del cosmo in cui ci sentiamo al sicuro e protetti, ma la vita non può soddisfare questi desideri. Si tratta di imparare a nuotare nelle onde che si presentano, seguendo la nostra rotta.
Partire dall’alimentazione è utile, perché è un terreno concreto che, oltre ad apportare grandi benefici, ci allena a usare lo strumento dello yinyang. All’inizio si tratta di capire quali alimenti tendono a rinforzarci ma al limite irrigidirci, e che in questi questi termini possiamo essere denominati maggiormente yang, e quali ci indirizzano a rilassarci e al limite indebolirci, che definiamo maggiormente yin, e trovare un equilibrio. Scopriamo quali alimenti hanno caratteristiche yinyang più moderate, e sono quindi più adatti all’alimentazione quotidiana. Dopo un po’ yinyang passa da essere un concetto astratto a diventare una esperienza viva e mutevole, sempre nuova.
Questo primo passo ci apre a renderci conto della presenza degli opposti e dei loro mutevoli equilibri in ogni aspetto della nostra esistenza, consentendoci di gestirla meglio. Impariamo a riconoscere quando stiamo diventando troppo yin, e cioè pigri, incerti, confusi, stanchi, insicuri, oppure troppo yang, iperattivi, rigidi e aggressivi, e possiamo correggerci prima di crearci problemi inutili. Se lo sguardo si allarga alla società, incominciamo a scorgere meglio dove sono gli squilibri più pericolosi. Insomma, yinyang aiuta a orientarsi meglio, a fare meno errori.
Con Nutrire il futuro ho esplorato i grandi temi della nostra contemporaneità quali salute, ambiente, società, tecnologia, sviluppo umano e spirituale, con un approccio complementare alla concezione del mondo oggi più diffusa. Mi sono ispirato a una visione nuova e antica allo stesso tempo, che supera la frammentazione della nostra esistenza personale, ed esplora una strada che può aiutare l’umanità a sviluppare le sue più autentiche potenzialità.
- Scienza moderna e saggezza antica: Il Dott. Berrino nella prefazione ad un altro suo libro, Il grande libro dell’Ecodieta, parla di un dialogo tra scienza moderna e dialettica yin-yang. Come riesce a conciliare questi due approcci apparentemente distanti nella sua ricerca e nella stesura dei suoi libri? Quali sfide ha incontrato in questo processo?
Non è difficile, se li si intende come complementari e non come se si escludessero l’uno con l’altro. Il metodo scientifico è più preciso, analitico, mentre yinyang offre una visione più d’insieme. Si può partire dall’uno o dall’altro: dai dati scientifici che riguardano un fenomeno o argomento di indagine, e poi interpretarli secondo yinyang, per offrine nuovi spunti all’indagine scientifica, o viceversa.
Ad esempio in quel libro, parlando delle malattie cardiovascolari, propongo un ruolo dello zucchero nella genesi delle lesioni aterosclerotiche partendo da un approccio yinyang: quando il libro è stato scritto l’ipotesi era del tutto trascurata, ma negli anni seguenti si è dimostrata vera.
- L’Ecodieta in pratica: Il suo Grande Libro dell’Ecodieta è frutto di trent’anni di esperienza. Qual è il consiglio più importante che darebbe a chi si avvicina per la prima volta al concetto di alimentazione naturale e al metodo yin-yang per migliorare il proprio benessere?
Per quanto riguarda l’alimentazione, il consiglio fondamentale è molto semplice: dovremmo mangiare il più possibile alimenti offerti dalla natura, eventualmente modificati con procedure semplici e verificate nel tempo.
Oggi gran parte del cibo è prodotto con procedimenti che ne alterano profondamente le qualità naturali. Conviene, per quanto è in nostro potere, tornare ad alimenti più semplici e meno processati: verdure fresche, frutta fresca, cereali e legumi, cibo animale di buona qualità e fresco. Gli alimenti ultraprocessati, quelli contenenti conservanti, coloranti, stabilizzanti e aromatizzanti artificiali, e quelli inventati dall’industria alimentare come le bibite analcoliche, vari snack, dolciumi e simili, li si dovrebbe evitare.
E poi iniziare a esplorare yinyang: certi alimenti ne equilibrano altri, alcuni sono estremamente difficili da equilibrare ed è meglio evitarli, tutti sono legati alla stagione in cui si presentano, hanno effetti e proprietà diverse, e mille qualità di cui non eravamo consapevoli. Gradualmente l’alimentazione prende forma, in maniera fluida e progressiva. Capire yinyang permette di orientarsi anche tra i molti alimenti biologici, vegani, naturali dei quali cresce l’offerta, e scegliere quelli che sono effettivamente benefici per la nostra salute.
Se non si comprende yinyang, si resta nel turbine delle mille offerte nel campo dell’alimentazione, senza modo di districarsi in modo autonomo e adatto alla propria condizione.
E poi bisogna imparare a cucinare, assolutamente, perchè significa davvero prendere in mano la propria salute. Seguire dei corsi, applicarsi a questa attività, sviluppare una cucina semplice che ci permetta di consumare con piacere ogni giorno un cibo che ci fa bene.
Infatti, come si fa a “stare tutta la vita a dieta”? È impossibile e sbagliato, perchè le nostre esigenze cambiano secondo l’età, le stagioni, l’attività che facciamo, il clima, le persone con cui viviamo: si tratta appunto di equilibri in continua trasformazione, che non possono essere rinchiusi in regole rigide. È la consapevolezza a fare la differenza, la capacità di adattamento e cambiamento che yinyang aiuta a sviluppare. E sarebbe impossibile coltivare questo equilibrio per tutta la vita sulla base di regole e divieti: lo si riesce a fare solo se l’alimentazione è un piacere che si rinnova ogni giorno.
- Tecnologia e armonia: Nel suo libro Nutrire il Futuro esplora come le nuove tecnologie stiano modificando l’essere umano. Come possiamo, secondo lei, bilanciare l’innovazione tecnologica con la necessità di rimanere in armonia con la natura e con la nostra essenza più profonda, evitando potenziali squilibri?
È necessario rendere più forte la nostra costituzione fisica e mentale, e coltivare la nostra presenza spirituale.
Se non siamo in grado di mantenere la nostra salute con i mezzi naturali, siamo destinati a ricorrere a quelli artificiali, perdendo parte della nostra libertà. La medicina moderna ha grandi meriti, ma il fondamento della salute sta nella nostra capacità di scegliere alimentazione e stile di vita.
Viviamo più a lungo, curiamo malattie che una volta rappresentavano morte certa, e i vantaggi del nostro modo di vivere ci impediscono di comprendere il prezzo che paghiamo per ottenerli. Una realtà che raramente raggiunge la consapevolezza è che, proprio grazie alla tecnologia che ci ha protetto ed ha reso la vita molto meno faticosa e pericolosa che in passato, siamo diventati più deboli. Sembriamo più grandi, belli e potenti, ma la realtà è diversa: le nostre difese immunitarie sono meno forti, la nostra resistenza allo sforzo fisico è infinitamente minore, la nostra presenza mentale è anch’essa diminuita, e persino la capacità di riprodurci sta rapidamente svanendo, segno di una costituzione pericolosamente indebolita.
Di fronte a modelli di vita che – per scopi economici e di potere – vendono e diffondono la ricerca del piacere immediato, dell’emozione appagante, della facilità, della comodità, della sicurezza, che sono tutti fattori yin, è importante riconoscere il valore dello sforzo e della difficoltà, dello yang che è necessario per realizzare equilibrio. La vera crescità talvolta è faticosa, è più facile lasciarsi andare agli eventi. Ma siamo diventati una specie debole, anche se apparentemente di successo, ed è necessario rafforzarci, e questo richiede un impegno individuale.
Sopratutto il mondo virtuale, con gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, può diventare facilmente una forte spinta ad evitare lo sforzo a livello intellettuale, a ragionare e ricordare di meno, a rinunciare a distinguere la verità dalla menzogna, per affidare una parte sempre maggiore di noi stessi al supporto tecnologico. Non sappiamo se questa sarà la strada deciderà di seguire l’umanità, ma sicuramente è vitale che questo effetto dispersivo sia bilanciato da una solidità interiore adeguata. Sarebbe folle affidare una Ferrari a un neopatentato, eppure noi lo stiamo facendo.
Perciò è fondamentale riscoprire la parte interna di noi stessi, prima di tutto la nostra interiorità in termini di emozioni, convinzioni e pensieri. Tenere presente chi siamo e cosa stiamo facendo, e con quale scopo. Non farci portare in giro da programmi e illusioni create a vantaggio di altri. Anche se è difficile districarsi tra verità e finzione, bisogna sforzarsi di farlo. È uno yang necessario.
Se la vita quotidiana lo consente, perché purtroppo i ritmi sono quello che sono, è di grande aiuto adottare una pratica che ci distacchi per un po’ dal mondo esterno per rivolgerci all’interno. Allora si scopre che l’interno è più grande dell’esterno, e le prospettive iniziano a cambiare profondamente. Si coltiva il centro di noi stessi, grazie al quale possiamo gestire meglio la nostra vita. Essere consapevoli non solo del mondo esteriore, ma anche di quello interiore, crea un maggiore equilibrio, apre nuove prospettive, ci aiuta ad affrontare meglio la vita. È un equilibrio yinyang di ordine superiore.
- Il ruolo dell’individuo nel cambiamento globale: Lei sottolinea che la nostra vita personale è parte di quella dell’umanità e che siamo tutti chiamati a prendere decisioni che influenzeranno l’avvenire. Quanto è significativo il ruolo del singolo individuo nel guidare questi grandi cambiamenti, e come possiamo sentirci meno “minuscola parte di questo flusso immenso”?
I grandi problemi della nostra civiltà come il cambiamento climatico, l’indebolimento dell’individuo, le guerre combattute con strumenti sempre più efficienti, l’abbandono dell’impegno personale a favore di soluzioni tecnologiche ai nostri problemi, si sono manifestati sopratutto a partire dalla rivoluzione industriale, ma hanno origine antichissima, risalgono addirittura al periodo di differenzazione della nostra specie dagli altri primati.
Come per tutte le specie viventi il nostro imperativo fondamentale è stata ed è la sopravvivenza, ma noi esseri umani la perseguiamo con una capacità straordinaria di trasformare l’ambiente secondo le nostre necessità e/o desideri. I linguaggio, il fuoco, la creazione d utensili, e in tempi recenti l’agricoltura e l’allevamento, ci hanno resi sempre più capaci di sopravvivere e prevalere su molte specie viventi, ci hanno resi più forti nei confronti della natura animata e inanimata, ma ci hanno anche isolati dalla consapevolezza delle relazioni che legano essere umano e ambiente. Siamo partiti da una condizione di fusione con la natura, consapevoli dei confini entro i quali potevamo muoverci, rispettando profondamente la vita e la morte di ciò che ci circondava, per arrivare oggi a concepire ciò che ci circonda unicamente come una risorsa da sfruttare per accrescere il nostro benessere e il nostro potere.
È una illusione mortale, che nasce dal trascurare l’immensa complessità del mondo che ci circonda e ci dà la vita. Seguendo questa visione del mondo, più la tecnologia si sviluppa più siamo destinati a creare problemi. E cercheremo di trovarne la soluzione sviluppando nuovi strumenti tecnologici, senza andare all’origine dei problemi stessi.
Immesso in questo flusso storico, ognuno di noi è necessariamente limitato nella sua possibilità di capire e di agire, bisogna riconoscerlo. Nondimeno, incamminandoci su una strada di consapevolezza e trasformazione personale, ed essendo coerenti nelle nostre scelte, influenziamo automaticamente le persone e l’ambiente nel quale viviamo. Alcuni di noi fanno cose che appaiono grandi, ed influenzano tante persone, altre ne fanno che appaiono più ordinarie e focalizzate su una dimensione più ristretta e famigliare, ma questo non fa nessuna differenza, se stiamo percorrendo la strada che ci appartiene. Ogni azione compiuta nella giusta direzione è di beneficio non solo a noi stessi ma anche per quelli che condividono la nostra esistenza.
- “Orientarsi con le stelle”: Il Dott. Berrino paragona il suo Grande libro dell’Ecodieta a “qualche istruzione per orientarsi con le stelle” in un “oceano informativo infestato di sirene e pescecani”. Qual è il pericolo maggiore che vede oggi nell’informazione sull’alimentazione e sulla salute, e come il suo lavoro cerca di aiutare il lettore a navigare in questo contesto?
La finalità di quel libro è affrontare specificatamente l’argomento della alimentazione umana in relazione alla salute, coniugando i dati scientifici con il punto di vista yinyang. Lo scopo è sempre quello di aiutare il lettore ad orientare le proprie scelte secondo i suoi reali bisogni, mostrando come gli studi scientifici dedicati all’alimentazione conducono a conclusioni non dissimili da quelle a cui si giunge applicando yinyang. Su questa base, si possono poi approfondire gli argomenti, con risvolti pratici per la salute.
Le applicazioni alimentari di questo modo di intendere la realtà sono importanti, perché gli interessi dell’agrobusiness sono talmente potenti, e legati a fattori politici ed economici planetari, che le persone sono condizionate a credere a modelli a loro imposti per fini che nulla hanno a che vedere con la salute. A ciò si aggiunge che l’offerta commerciale di tanti programmi alimentari diversi, ognuno supportato da basi più o meno solide, spesso in contrasto assoluto tra loro, obbliga o a fare una scelta di fede, o a trovare un modo per orientarsi in questo bailamme.
Neppure la ricerca scientifica è in grado da sola di arrivare sempre a conclusioni fondate e condivise. Nel campo dell’alimentazione la complessità dell’argomento è tale che troppe variabili rendono difficile arrivare a conclusioni certe. Questi studi hanno certamente un grande valore, ci mancherebbe, ma possono essere fatti utilmente dialogare con un approccio diverso, che apre prospettive nuove.
Del resto, tutte le acquisizioni scientifiche che arrivano alla persona comune sono filtrate dai media e dai social, perché pochissimi sono in grado di riferirsi alla letteratura originaria, e ancora meno possono valutarne l’effettivo valore. Pertanto rispondono a interessi economici, politici ed a indirizzi di pensiero precostituiti, e anche per questo è necessario che ognuno di noi diventi capace di orientarsi autonomamente.
- Il futuro della salute: In un’epoca di crescente attenzione alla salute e al benessere, ma anche di molteplici approcci e tendenze, quale crede che sarà la direzione futura della salute umana, e quale ruolo avranno in essa i principi di equilibrio e sintonia con la natura?
Siamo nel corso di una trasformazione epocale, che chiama in causa tutte le risorse di cui possiamo disporre come esseri umani.
Abbiamo una tecnologia che ci lusinga a credere che risolverà tutti i nostri problemi evitando a ognuno di noi di comprenderli e affrontarli. Ma la realtà è che questo sogno yin di onnipotenza senza sforzo è del tutto illusorio. Le illusioni sono allettanti, ma la realizzazione di un mondo più armonioso implica anche lo yang: energia, resilienza, impegno.
Nessun gruppo di potere ha il coraggio di dirlo, nessun politico affronta le elezioni sulla base di un programma del genere, perché perderebbe immediatamente l’appoggio che lo mantiene in attività. Dire alle persone che è necessario cambiare abitudini, che bisogna rinunciare a qualcosa che, anche se ci è familiare e confortevole, è ugualmente nocivo, non è per nulla popolare. Perciò possiamo aspettarci solo un supporto limitato da parte di istituzioni e gruppi di potere.
Tocca ai singoli individui avviarsi su questa strada, contando sopratutto sulle proprie forze, mettendo in comune le conoscenze e le aspirazioni verso una esistenza migliore. Questo impulso può diffondersi in tutti i campi della vita umana, in ogni area di studio e di lavoro, ed oggi esistono effettivamente persone ed organizzazioni che cercano di muoversi sulla base di una nuova consapevolezza.
È un percorso nel quale la trasformazione personale è un tutt’uno con quella della società, ed evidentemente ognuno di noi riesce a compierlo solo in modo parziale. Ma ciò che conta veramente, e fa tutta la differenza, è la svolta che può avvenire al nostro interno, il lampo di comprensione che ci può indirizzare per questa via. Una volta deciso di incamminarsi su questa strada, poi si trovano naturalmente i mezzi per percorrerla.
Articolo di: Cinzia Ciarmatori











