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Napodano ci racconta un po’ di sé

In occasione dell’uscita di Storie di una sera… con poca gente e del libro Memorie di un Ratto, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Napodano, cantautore che ama muoversi in equilibrio tra poesia e disincanto e che era già stato gradito ospite del nostro sito 😉 Il disco è un viaggio tra immagini e riflessioni, con canzoni che si fanno piccole confessioni, capaci di scardinare le sicurezze di chi ascolta. Il libro, invece, è una raccolta di storie vere, mezze vere, mezze inventate, ma tutte vissute fino in fondo: delusioni, momenti buffi, scene familiari, canzoni, fallimenti, sogni strani, vita vera. A pochi giorni dalla sua partecipazione a “Accordi Ribelli on tour”, ecco qualche domanda per entrare ancora di più nel mondo di Napodano.

Nel nuovo album “Storie di una sera… con poca gente” sembri voler raccontare proprio quei momenti in cui la musica è più vera e spoglia. Come hai lavorato per mantenere questa dimensione così intima?

Grafica Divina

Ho scritto e suonato tutti gli strumenti pensando a come avrei voluto che fosse il risultato quando avrei suonato dal vivo; arrangiamenti minimalisti e pochi strumenti. Come spesso faccio, ho dato priorità ai testi.

Napodano il disco si muove tra malinconia e ironia, ma non manca mai una sincerità disarmante. È stato difficile trovare il giusto equilibrio tra questi due poli?

No, convivo con la mia bipolarità caratteriale nella vita quotidiana senza grossi problemi quindi trasferire tutto nella musica è quasi naturale.

“Cammino sui muri” sembra un invito a fermarsi e respirare, anche quando intorno tutto corre. C’è un episodio particolare che ti ha ispirato questa canzone?

No, so che sembra inusuale, ma quando mi metto su uno strumento e trovo una sequenza di accordi che mi piace, in mezz’ora è uscito tutto il testo e la musica senza starci a pensare troppo. Tutto quello che scrivo è puro istinto, senza revisioni.

Nella canzone “Carlo Conti” tocchi con ironia le logiche di un mondo, quello musicale, che spesso dimentica la sostanza. È un pezzo che ti sei divertito a scrivere o c’è anche un po’ di rabbia?

Partendo dal presupposto che ogni canzone che scrivo mi diverte, qua c’è praticamente solo rabbia, pena e schifo, ma sono una persona elegante anche se pungente quindi piuttosto che cantare la cover di una bellissima canzone di Masini degli anni ’90, ho scritto questa mia.

Il disco si chiude con “Il filo dell’aquilone”, un finale sospeso che sembra quasi un arrivederci. Che importanza ha, per te, lasciare aperto uno spiraglio di mistero?

Il mistero alla fine è più per me che per il pubblico; quando pubblicai l’EP “a bassa fedeltà” che era quasi LO-FI, mai mi sarei aspettato che il disco successivo sarebbe stato suonato quasi interamente con strumenti di legno, quindi il mistero lo lascio all’interpretazione.

Pochi giorni fa sei stato tra i protagonisti di “Accordi Ribelli on tour” a Soriano nel Cimino. Com’è stato portare queste canzoni in un contesto così particolare e condividere il palco con altri artisti?

Condividere il palco con altri artisti è una cosa alla quale sono abituato, da quelli più piccoli a quelli nazionali, ma suonare live per me è sempre come giocarsi la finale di coppa, sia se sto in un posto fantastico che nel peggiore dei bar di periferia. Cambia il modo di parlare, forse, in termini di eleganza, ma il concetto resta sempre lo stesso. Alla fine è ciò che fa di me un artista e non un personaggio, giusto per fare un po’ di polemica.

Infine… sappiamo che hai da poco pubblicato il tuo primo libro, “Memorie di un Ratto”: ce ne parli?

Il mio libro è un flusso di coscienza con personaggi così assurdi e storie così surreali che parlano di te in maniera che non riusciresti ad immaginare. Parlano di te, sì, proprio di te, ma non ci crederai fino a quando leggendolo non dirai “ma parla di me!”.

Grazie Napodano alla prossima!

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